No Rigassificatore

Liguria

Di

di Angelica Lubrano

È da oltre un anno che il tema del gas ha attirato la mia attenzione, prima per le impennate del prezzo fino a 180.000€/MWh*, poi per l’offerta di Biden di gas liquefatto in alternativa a quello russo, sotto sanzioni per l’aggressione all’Ucraina:

Angelica Lubrano – Alla canna del gas

Oggi alle proteste degli abitanti di Piombino dove è stato piazzato con urgenza la nave Golar Tundra, un rigassificatore necessario per trattare il gas liquefatto (GNL), il governo risponde scegliendo il Presidente della regione Liguria, Giovanni Toti, come Commissario straordinario, che si affretta proditoriamente a indicare Vado Ligure quale probabile sede dell’impianto in alternativa a Piombino, che immetteva nella rete nazionale solo il 6,5% del gas prima della guerra importato dalla Russia e ora fermo per le proteste locali,.

https://www.rainews.it/tgr/liguria/video/2023/06/toti-commissario-per-il-rigassificatore-pichetto-ambiente-dbf257cd-b31d-4ff9-93cb-8e260a72c445.html

Un nuovo capitolo di sofferenza, un altro modo per ricordarci che anche noi siamo in guerra, per le sanzioni, non solo per l’invio di armi.

MA PERCHÉ A PIOMBINO NO E A VADO E DINTORNI SI?
Ho già trattato questo argomento, ora dominante nelle preoccupazioni dei miei corregionali:

Perché a Piombino NO e nel Savonese Sì? IL RIGASSIFICATORE

Ribadisco che non sono una tecnica e mi sono affidata a un ineccepibile divulgatore di cui sentiamo tutti la mancanza, ma che ci ha lasciato un patrimonio smisurato a cui si può accedere con facilità:

COSA DICEVA PIERO ANGELA SUI RIGASSIFICATORI:
“Una grande nave metaniera, che trasporta 125 mila metri cubi di gas liquefatto a bassissima temperatura, contiene un potenziale energetico enorme. Se nelle vicinanze della costa, per un incidente, dovesse spezzarsi e rovesciare in mare il gas liquefatto, potrebbe cominciare una sequenza di eventi catastrofici. Il gas freddissimo, a contatto con l’acqua di mare, molto più calda, inizierebbe a ribollire, a evaporare e formare una pericolosa nube. Questa nube di metano evaporato rimarrebbe più fredda e più densa dell’aria e potrebbe viaggiare sfiorando la superficie marina, spinta dal vento, verso la terraferma. Scaldandosi lentamente la nube comincerebbe a mescolarsi con l’aria. Una miscela fra il 5% e il 15% di metano con l’aria è esplosiva. Il resto è facilmente immaginabile. Se questa miscela gassosa, invisibile e inodore, investisse una città, qualsiasi (inevitabile) scintilla farebbe esplodere la gigantesca nube. La potenza liberata in una o più esplosioni potrebbe avvicinarsi a un megaton: un milione di tonnellate di tritolo, questa volta nell’ordine di potenza distruttiva delle bombe atomiche. Le vittime immediate potrebbero essere decine di migliaia, mentre le sostanze cancerogene sviluppate dagli enormi incendi scatenati dall’esplosione, ricadendo su aree vastissime, sarebbero inalate in “piccole dosi”, dando luogo a un numero non calcolabile, ma sicuramente alto, di morti differite nell’arco di 80 anni. Si tratta di uno scenario assolutamente improbabile, ma non impossibile’ – e aggiungeva Piero Angela – Quello della metaniera, che si spezza vicino alla costa, viene definito il peggior scenario “energetico” possibile. Cioè l’incidente più catastrofico immaginabile fra tutte le fonti energetiche”.

Da qui bisogna partire per valutare l’infelice scelta di questo tratto di costa ligure per l’installazione del rigassificatore.

Perché NO?

Le risposte pervenute toccano varie questioni tra cui quella che attribuisce al governo l’intento di assecondare gli amministratori locali di Piombino, amici di partito (il sindaco di Fratelli d’Italia) a discapito di altri.
Arrivano, poi, le accuse di nimby dei critici: non nel mio giardino. Voglio ricordare che la zona in cui abito ha da lungo tempo e generosamente ospitato:
– la centrale a carbone della Tirreno Power,
– il trattamento dei rifiuti,
– depositi petroliferi della Sarpom …
Il porto di Vado ha perso ogni memoria sentimentale delle piccole barche da pesca, dei gozzi di anziani pescatori: è stato reso irriconoscibile dall’installazione di strutture iperavveniristiche per accogliere le navi super portacontainers, quelle da oltre 24mila teu, ecc.
<<La legge Seveso definisce poi che nelle aree industriali quali Vado+Savona l’installazione di una infrastruttura critica va valutata considerando il rischio a catena determinato dalle altre infrastrutture critiche che insistono sul territorio (Sarpom, Infineum, viabilità, porto, ecc.), per cui richiede anche una procedura e iter amministrativo ad hoc >> – è il parere di un tecnico, analista dei rischi di sicurezza e di salute pubblica.
Non sono mancate accuse ai politici di maggioranza di privilegiare interessi economici di pochi a discapito di quelli ambientali di tutti.
In tutto il mondo l’area di esclusione cioè di distanza dalle coste abitate è 30 km sulla scorta di incidenti pregressi. Perché al largo di Livorno il rigassificatore è posto a 22 km dalla costa, mentre a Vado sono previsti 4 km che si riducono a 2,9 km da Savona?
C’è chi denuncia che: “A monte della decisione di Toti e della Presidente Meloni vi sia l’accettazione di un ricatto, quello di fare l’esecutore della scelta di energia fossile imposto dalla Nato.”
Alla faccia delle transizioni delle fonti energetiche dal fossile alle alternative.
Sapore di ricatto ha anche l’argomento di chi sostiene l’opera essere strategica e quindi necessaria, perché siamo in emergenza!
Il moto popolare che ha visto migliaia di persone spalmarsi, mano nella mano, per oltre 60 km di costa savonese da Varazze a Noli è ben deciso a “difendere il nostro Mare e le nostre vite” e non credo si accontenterà solo “a far mettere il rigassificatore un po’ più in là o per avere più compensazioni”.

Tutte queste nuove installazioni avranno costi notevoli da inserire nell’aggravio delle nostre finanze pubbliche in conseguenza della guerra in Ucraina ma è altrettanto chiaro che ogni costo aggiuntivo ce lo troveremo rigirato nelle future bollette più pesanti alla voce “oneri di commercializzazione e trasporto” e non sarà la vittoria di nessuno. La sicurezza delle persone e delle attività turistiche sono importanti e non vanno barattate con un’ulteriore concentrazione di potere energetico e di extraprofitti in mano a Grandi Imprese finanziarie che per vent’anni succhieranno sangue e faranno crollare l’economia territoriale.
I punti di discussione sul rigassificatore da affrontare sono:
– Interferisce con la frenetica attività portuale in atto a Vado, che ospita le navi container più grandi al mondo perché i suoi fondali sono i più profondi del Mediterraneo.
Il porto di Vado è il punto del litorale Ligure/tirrenico dove le due linee batimetriche 50 e 100 m sono più vicine a riva. Qui il fondale sprofonda rapidamente in uno dei canyon tipici del mar Ligure occidentale, protendendosi proprio in direzione del porto di Vado… Questo determina misure di interdizione totale per qualsiasi attività pericolosa, a meno di non mettere a rischio direttamente strade e abitazioni, non solo il mare e le attività portuali.
– La SNAM, per sostenere la posizione all’interno del porto di Piombino della Golar Tundra, ha dichiarato che non può operare in mare aperto, in quanto le operazioni di rigassificazione (come ben chiarito da Piero Angela sopra) hanno bisogno di ancoraggi stabili e fermi, non soggetti a sciabordio da movimento ondoso. Perché ora dice che invece a Vado con i fondali più profondi di tutto il Mediterraneo si può fare?
<<Spostare la gasiera rigassificatrice a 10-15km è la prima misura da adottare, e parrebbe scontata sapendo che il posizionamento dalla costa degli altri rigassificatori off shore nel mondo è mediamente oltre i 14km, ma forse a Snam, una soluzione di questo tipo non è più conveniente economicamente stante gli alti fondali e la lunghezza dei tubi e della torretta nelle profondità del mare e quindi pretende di realizzarla a 3 km.>> – informa l’analista del rischio sul tema security e safety.
La SNAM ha dichiarato di aver commissionato lavori di adeguamento come per la Golar Frost di Livorno di cui non risulta abbia mai mostrato dettagli. La Golar Frost, in verità, ha serbatoi più spessi e sagomati per minimizzare l’evaporazione del gas per sciabordio contro le pareti. La Golar Tundra, invece, ha serbatoi con pareti decisamente più sottili e può operare adeguatamente solo a pieno carico o a vuoto. Presenta tecnicamente due livelli di guardia in mezzo ai quali il rischio di andare in pressione è maggiore.
La fascia interessata da un eventuale incidente di livello catastrofico dichiarata per Livorno ha un raggio di 60 km. E a Savona di 2,9 km?
Nell’ordinanza della Capitaneria di Porto di Livorno sono riportati anche i limiti delle condizioni meteo per l’esercizio.
Ma non risulta che a Vado sia stato fatto uno studio statistico su quanti giorni di inattività coatta per vento o per altezza d’onda nel mar Ligure occidentale. Che fare in caso di tempesta tropicale sempre più frequente ormai? Due giorni fa una tempesta di fulmini incessanti ha interessato tutto lo specchio d’acqua in oggetto. E un fulmine ha colpito un impianto sito in provincia di La Spezia:
“Fiamme dal rigassificatore di Panigaglia: fulmine incendia gas di scarico dopo guasto alla rete elettrica. IVG.it”

Nel progetto pensano di affondare il gasdotto lungo il torrente Quiliano che, casualmente, passa a fianco dei serbatoi della Sarpom pieni di combustibile.
Casualmente nella zona interessata sono sati ritrovati resti romani e antichi manufatti

https://www.ilsecoloxix.it/liguria/2023/09/14/news/resti_romani_rigassificatore_quiliano-13202747/

Non si dimentichi l’Area Marina Protetta dell’isola di Bergeggi o il Santuario Pelagos, ma anche la costosa ristrutturazione che ha impegnato la stessa Regione Liguria su Villa Zanelli, messa ora a gara con possibile funzione ricettiva in una zona che, a seguito della presenza del rigassificatore, diventerebbe di interdizione totale.
https://www.ilsecoloxix.it/savona/2023/07/19/news/delfini_e_capodogli_nel_mar_ligure_nuovi_avvistamenti_anche_nel_savonese__video-12955050/

Delfini e capodogli nel Mar Ligure, nuovi avvistamenti anche nel Savonese e Villa Zanelli

Per concludere riprendo il parere richiesto a un analista competente: <<Infine vi è la correlazione dei rischi a moltiplicare la formula da applicare per definire la fattibilità di un’infrastruttura. Come ad esempio quella relativa all’alto traffico di navi di diverso tipo, stazza e lunghezza (bulk cisterniere, full container, roro traghetti, frigo, oltre a tutti i servizi ancillari del porto-pilotine-ormeggatori- rimorchiatori) per cui aumenta statisticamente l’incidente. Vanno poi aggiunte le metaniere che farebbero spola quotidianamente per il rifornimento di bunker per 70 tonns per il funzionamento della gasiera rigassificatrice ancorata e basculante a un pelo dalla costa. Tutto questo traffico potenziale in una area ristretta, cosiddetta area Charlie, soggetta a eventi meteorologici che nel vadese savonese, territorio-mare-terra altamente vulnerabile, sono “rilevanti impattanti”.
Non vanno dimenticati poi i rischi di security di natura antropica per distrazione o errore accidentale o causati da un atto illecito doloso (rischio cyber, rischio sabotaggio, rischio terroristico ecc..) che devono essere elencati e calcolati nel processo di analisi del rischio oltre a quelli di safety-ambientale>>.
In sintesi si ribadisce che la zona scelta da Toti è quanto di più lontano e inappropriato da ciò che serve per garantire sicurezza per le persone e buon funzionamento delle strutture.
Per concludere, ribadisco, siccome adesso il rigassificatore è a Piombino, se ci raccontano che NON ci sono rischi di nessun tipo per le persone o per l’ambiente, allora qualcuno mi deve spiegare che senso ha allungare il viaggio di trasporto fino al mar Ligure con aggravio di costi anche per riorganizzare le strutture ricettive, senza parlare delle trasferte del personale impiegato e già addestrato?
NOTA BENE Se invece Piombino chiede il trasferimento per alti rischi dimostrabili, allora ha assolutamente ragione: organizziamo un GEMELLAGGIO con Piombino e, insieme, cerchiamo altre fonti, come parchi eolici marini o lo sfruttamento del moto ondoso per la produzione di energia elettrica, o la produzione di idrogeno…
Continuiamo a ricordare ai nostri governanti che il gas, anche se un po’ meglio del carbone, è pur sempre una fonte fossile che emette CO2, con buona pace delle transizioni ecologiche “salmodiate in ogni messa” e raccomandate nel PNRR.
Bisogna attrezzarci per uno sguardo lungo e alto, animati dal desiderio del BENE COMUNE.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Traduci
Facebook
Twitter
Instagram
YouTube