Il salario minimo verso l’esame dell’Aula

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 La data che le opposizioni, sempre più ai ferri corti, possono cerchiare di rosso è quella del 17 ottobre

AGI – La data che le opposizioni possono, da oggi, cerchiare di rosso è quella del 17 ottobre. La Conferenza dei capigruppo della Camera ha stabilito che la proposta di legge unitaria di Pd, M5S, Azione, Piu’ Europa e Alleanze Verdi e Sinistra sul salario minimo torni quel giorno all’esame dell’Aula, dopo la sospensiva di due mesi votata dall’Assemblea di Montecitorio e voluta dalla maggioranza.

“È un passaggio decisivo e chiediamo ci sia un adeguato coinvolgimento del Parlamento e che il Cnel renda note le deliberazioni su cui sta lavorando dopo l’approfondimento” sul tema annunciato dalla presidente del Consiglio, spiega la capogruppo dem Chiara Braga. Era l’undici agosto quando Giorgia Meloni chiamò le opposizioni a Palazzo Chigi per discutere di salario minimo e di altre proposte in favore dei redditi dipendenti annunciando, poco dopo, di aver incaricato il Cnel di verificare la percorribilita’ delle diverse soluzioni.

“È importante che il Parlamento possa sentire quali sono i risultati del lavoro del Cnel”, aggiunge Braga. Una battaglia su cui le opposizioni tentano di marciare unite. Francesco Silvestri, capogruppo Cinque Stelle alla Camera si mostra soddisfatti alla notizia della calendarizzazione, “nonostante il tentativo di maggioranza e governo di lanciare la palla in tribuna affidando il dossier al Cnel. La nostra battaglia non si ferma”, aggiunge Silvestri.

Lo dobbiamo ai quasi 4 milioni di lavoratori poveri del nostro Paese“. Che tra i partiti di opposizione permangono sospetti e diffidenze, tuttavia, è dimostrato dalle parole con cui lo stesso Silvestri rivendica al proprio partito il ‘copyright’ della proposta: “La prima firma è di Giuseppe Conte”.

La segretaria Pd risponde con la mobilitazione messa in campo dai dem durante l’estate. Per la ripresa della discussione sul salario minimo “siamo pronti e non solo: siamo più forti, rafforzati dalla raccolta firme che abbiamo fatto”. Distinguo e rivendicazioni che sono spia di distanze immutate nel campo del centrosinistra. Distanze che diventano scontro aperto sul tema dei migranti. Le parole di Giuseppe Conte sulla “voglia del Pd di accogliere tutti indiscriminatamente” non sono state digerite dal gruppo dirigente dem.

“Conte che critica la nostra politica sull’accoglienza ha firmato i decreti Salvini: stiamo parlando di un leader che ha una politica cangiante, oggi usa argomenti di destra per attaccare il Pd”, dice il sindaco di Bergamo Giorgio Gori. Non bastassero poi gli attacchi del M5s, ci pensa Carlo Calenda a rendere le prove di intesa fra le opposizioni una ‘mission impossibile’: “Oggi la Schlein non è in grado di declinare una politica sull’immigrazione che abbia un qualsiasi elemento di fattibilità“.

Parole che la segretaria incassa apparentemente senza colpo ferire. Al suo stretto entourage, però, confida: “Se tutti i partiti sostengono ricette di destra sui migranti e noi soli ne proponiamo di sinistra, si aprono spazi interessanti”. In ogni caso, “non faremo scelte dettate dai sondaggi. Quando mi affiderò ai sondaggi per decidere la linea da tenere fatemelo notare: sarà il momento di smetterla con la politica”, avrebbe aggiunto.

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