In Spagna Feijòo non passa, ora tocca a Sanchez

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Il leader del Partito popolare, il più votato alle elezioni di luglio, non ha ottenuto dal Parlamento i voti sufficienti per andare al governo. Ora ci proverà il premier uscente, se riuscirà ad accordarsi con gli indipendentisti catalani

AGI – Alberto Nunez Feijòo è arrivato al capolinea: il tentativo del leader del Partito popolare spagnolo (Pp) di far approvare in Parlamento la sua investitura a premier è stato definitivamente bocciato. In 177 gli hanno votato contro: i socialisti (Psoe) del capo di governo uscente Pedro Sanchez, la coalizione di sinistra Sumar, la Sinistra Repubblicana di Catalogna (Erc), Uniti per la Catalogna (Junts), i baschi di Bildu, il partito nazionalista basco e il Blocco nazionalista galiziano. Come previsto, a suo favore hanno votato – insieme ai conservatori – l’ultradestra di Vox, la Coalizione delle Canarie e la regionalista Unione del Popolo Navarro, per un totale di 172 voti.

È la quarta volta dal ritorno alla democrazia in Spagna che un premier non riesce a passare l”esame’ delle Cortes, dopo la bocciatura di Sanchez nel 2016 e 2019 e quella dell’allora leader del Pp, Mariano Rajoy, nel 2016. Alle elezioni anticipate dello scorso luglio, il Pp di Feijòo ha ottenuto il maggior numero di voti e conquistato la candidatura del re ma è stato chiaro fin da subito che non aveva i 176 voti per ottenere la fiducia. Nelle ultime settimane, il leader conservatore aveva provato a lanciare appelli per una ‘gran coalition’ in salsa iberica in modo da uscire dallo stallo ma Sanchez aveva sempre rifiutato, criticandone “l’atteggiamento dilatorio”.

Ora, dopo una paziente attesa durata alcuni mesi, sarà di nuovo il momento del leader socialista di provare a mettere in piedi una maggioranza. Lo scoglio principale restano le richieste, avanzate dai partiti catalani, dell’amnistia per i reati commessi dai leader indipendentisti e di un percorso verso il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione come condizioni per sosterne l’investitura in Parlamento. Se nemmeno Sanchez dovesse farcela, la Spagna andrà a nuove elezioni il 14 gennaio 2024.

Re Felipe VI ha convocato il nuovo giro di consultazioni con i rappresentanti dei partiti politici il 2 e 3 ottobre, passaggio preliminare per l’incarico a Pedro Sanchez.

foto © Javier Soriano/ AFP – Alberto Nunez Feijoo

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