Violenza contro le donne – Occorre una vera rivoluzione sociale

Politica

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Perché si chiamano anche bravi ragazzi gli assassini di donne? C’è qualcosa nei cromosomi della società da rimuovere

Da agnello a lupo, una sorta di trasformazione da dottor jekyll e mister hyde, Più soft l’avvocato Emanuele Compagno di Turetta, il reo confesso della morte della piccola Giulia, dice che da un certo punto di vista si perde il controllo della realtà, ci si mette in una situazione che poi è difficilmente controllabile, Smentito sul piano giuridico

Chi vi parla sa cosa significa trovarsi di fronte a persone violente, malavitose. In qualche corso di formazione di persone che fanno parte della discarica sociale; hanno lo sguardo spento, la testa vuota. Nei femminicidi assai spesso siamo di fronte a persone abbienti, penso a un dirigente dell’Ant di Taranto che fece fuori moglie e figlio prima di togliersi la vita. Cronaca di otto anni.

Dopo la vicenda della giovanissima Giulia, il nostro paese nel 2023 deve andare oltre la giornata mondiale contro la violenza sulle donne del 25. Occorre una vera rivoluzione sociale. E non correre il rischio di minimizzare una questione complessa.

In questi giorni a Taranto ci sono stati alcuni eventi, uno si è chiamato “Violenza non è Amare” per spiegare che anche l’arte e la cultura sono un deterrente. Ma non basta.

Anche delegare tutto alla scuola può sembrare un ridimensionamento. Va interessata la famiglia, l’educazione tra le quattro mura. Lasciare troppo i figli col cellulare in mano… non sappiamo in quale abisso mentale stiano per cadere. A volte sembrano dei perfetti sconosciuti.

E se parlassimo di cultura di genere? A sconfessare quanti pensino ad altro, per cultura di genere significa uscire dagli stereotipi maschilisti, non esistono compiti casalinghi delle donne diversi da quelli degli uomini. Insomma, gli uomini devono fare anche i servizi di pulizia, cucinare, fare il bucato, stirarsi le camicie. Perché la violenza domestica sta in queste continue rivendicazioni dell’uno sull’altra.

Mi verrebbe da pensare ad un sistema di protezione collettivo, una sorta di attenzione di ciascuno di noi, per creare, anche utilizzando nuove tecnologie quella allerta sociale che eviti ulteriori femmicidi. Lo dobbiamo fare sempre, non con una celebrazione annuale, ogni sacrosanto giorno.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Redazione Corriere di Puglia e Lucania

Corriere Nazionale

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