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La santità, il volto più bello della Chiesa, il Beato Giacomo di Bitetto ne é interprete ed alfiere

Arte, Cultura & Società

Da bitettese doc e grande estimatore del Beato Fra Giacomo Varingez il cui corpo incorrotto è custodito, venerato   dai frati minori francescani nel Convento di Bitetto e meta continua di fedeli che in preghiera ne invocano la grazia,  la protezione e la intercessione presso il Signore, mi sono spesso chiesto e continuo a farlo tutt’ora, il perché il Nostro dopo oltre tre secoli dalla sua Beatificazione, avvenuta ad opera del Sommo pontefice Clemente X1°  il 29 dicembre del 1700 non è ancora  salito agli onori degli altari.

Senza troppi sofismi, con animo sgombro da pregiudizi e con il cuore pieno di speranza andiamo in tanti alla ricerca delle ragioni che giustificano tale inspiegabile ritardo. Ma chi non vuole il Beato Giacomo Santo?

E per quali ragioni?. In che modo la Chiesa giustifica un ritardo di ben tre secoli nel fornire spiegazioni e motivazioni?.

Il Beato Giacomo ha tenuto nel corso della sua lunga esistenza una vita esemplare tant’è che ancora in vita il leggiadro e miracoloso profumo della sua Santità si è diffuso non solo a Bitetto e in Puglia ma in Italia e in molte Nazioni estere.

Dopo una giovinezza trascorsa nella serena povertà del suo ambiente familiare e nella gioiosa adesione al vivere cristiano a trent’anni lasciò la sua città Natale Zara, in Dalmazia, nella speranzosa ricerca di un lavoro meno incerto; nel suo peregrinare sbarcò unitamente ad altri conterranei nelle Puglie.

Qui lo attendeva l’invito del Signore che gli mostrava la via più perfetta e sicura quella del Vangelo. Scalzatosi per amore della povertà, desiderò essere figlio del poverello di Assisi. Pertanto fu accolto nel convento francescano di Bitetto nel quale emise la professione religiosa Nella sua nuova patria il Beato visse come semplice fratello laico.

L’obbedienza gli affidò ripetutamente il compito di sacrista, di cuciniere, di ortolano, di questuante a vantaggio dei suoi confratelli. Svolse le sue mansioni con cuore lieto e generoso, vivendo la grazia del lavoro senza estinguere lo spirito di devozione e della santa orazione.

Fu costante ed ammirevole  nell’osservanza della regola, mirabile nella semplicità  e nel distacco da ogni bene terreno.

Contemplativo sino all’estasi ,Fra Giacomo ebbe una speciale tenerezza per la Vergine Maria, che fin dall’infanzia aveva scelto come consigliera, maestra e madre. Dio lo volle arricchire anche del dono della profezia e dei miracoli ( gli vengono attribuiti oltre 60 ).

L’umiltà, il distacco dal mondo e il raccoglimento furono le sue prerogative, insieme ad un particolare incanto per la natura. Queste sue caratteristiche non lo resero solitario. ma piuttosto lo spinsero ad essere maggiormente sensibile alla pratica della carità ed al servizio dei poveri.

Per gli uomini del tempo Fra Giacomo  fu un instancabile dispensatore  di pace, di concordia e d’amore; nel mentre si diffondeva ogni giorno di più il profumo dolcissimo e inebriante della sua  Santità.

Dopo il 1480, venne destinato all’obbedienza  a Bitetto , dove iniziò la sua vita di francescano. Lo speciale legame con i cittadini di questa nobile città si intensificò sempre di più e andò crescendo fino alla morte.

Come questuante non si limitò a chiedere per amore di Dio , ma in ogni famiglia portava la luce della sua semplice ed efficace parola  evangelica.

Ovunque augurava la pace , rasserenava i cuori, diffondeva il profumo della grazia. Sebbene avanzato negli anni, Fra Giacomo dedicò le sue deboli forze  ad assistere i malati. Si prodigò nella carità per i poveri  nelle numerose e ricorrenti siccità, mai stancandosi di distribuire l’acqua  attinta  ai pozzi del convento.

Nella estate del 1483, passò tutto il suo tempo da mane a sera beneficando, guarendo malati, illuminando i dubbiosi, sollevando ogni miseria,  insegnando con i fatti la via regale alla carità. La sua assai precaria condizione fisica, gravemente segnata dal doloroso incurvarsi del corpo  e dalla sordità pressochè totale, fu l’estrema consegna di se stesso al Signore.

Sorella morte   colse la sua vita esemplare e  ricca di meriti nel convento di Bitetto , probabilmente nel 1496, in odore di Santità confermata peraltro vent’anni dopo quando  a seguito di una ricognizione si scoprì che il suo corpo era rimasto inflessibile  ed incorrotto. Fatto che la scienza non è riuscita ancora oggi a spiegarsi se non ricorrendo a virtù soprannaturali.

Quello del corpo incorrotto resta ad oggi il miracolo più eclatante del Beato Giacomo.

Ma il mistero inizia proprio dopo la beatificazione di Fra Giacomo allorquando inspiegabilmente dopo un rumoroso, assordante ed inspiegabile silenzio il 27 giugno 1989 presso la curia ecclesiastica di Bari – Bitonto  si aprì l’inchiesta diocesana  “super continuatione famae sanctitatis  necnon super virtutibus”. Consegnata la positio nel 1998 si tenne la  prevista seduta  dei Consultori storici  il 30 novembre del 1999.

Il Congresso peculiare dei Consultori teologici fu celebrato  il 7 novembre 2008. I Padri Cardinali e Vescovi della Congregazione ordinaria   del 27 ottobre 2009 riconobbero che il Beato Giacomo Illirico da Bitetto aveva esercitato le virtù teologali e cardinali  ed annesse in modo eroico.

Per la Chiesa il Beato Giacomo di Bitetto era, dunque, in possesso di tutti i requisiti per diventare santo ed essere elevato agli onori degli altari;  da quel giorno  tutti i fedeli ed il popolo francescano sono in  costante preghiera in attesa di questo straordinario evento che continua sempre inspiegabilmente a tardare.

Una supplica corale è salita al cielo ma anche messaggi inequivoci sono emersi dalle tantissime manifestazioni e celebrazioni religiose organizzate nell’indetto l’anno giacobiano, ancora in corso fino al 31 dicembre 2021; messaggi tutti diretti a Sua Santità Papa Francesco.

Si attende un suo gesto, ma  si insiste nel sostenere che questo non ci sarà fino a quando Papa Francesco non riconoscerà un miracolo attribuibile al Beato Giacomo; se questa è la prassi, se tanto è previsto dal diritto canonico, se ci sono atti normativi e non che prevedono come inevitabile tale percorso va detto che un miracolo c’è stato con la guarigione di un ragazzo investito da una moto, ridotto dalla stessa  in fin di vita con trauma e coma irreversibili tanto che i medici ne prevedevano la fine imminente.

La supplica per salvare la giovane vita e  la deposizione della reliquia della sua tunica sotto il cranio del ragazzo hanno compiuto il miracolo di rivederlo all’alba completamente guarito. La scienza medica  non ha saputo dare una risposta scientifica; uno dei medici ai quali era stata richiesta una spiegazione  in merito ebbe modo di affermare che il tutto si può spiegare solo con la Fede.

Il miracolo c’è stato, basta leggere le cronache afferenti la vita eroica del Beato Giacomo, la presa d’atto di Papa Francesco, invece, tarda. Anche la Chiesa talvolta si contraddice, assume comportamenti difficili da decifrare, da decodificare. Sul tema della Santità giova ricordare l’esortazione apostolica di Papa Francesco “Gaudete/ et Exsultate”, del 19 marzo 2018.

L’esortazione  è un richiamo per l’intero popolo di Dio a camminare davanti al Signore con integrità (cfr Gen 17,11) nel vivere scevri da «una esistenza mediocre, annacquata e inconsistente», lasciandosi invece «stimolare dai segni di santità che il Signore ci presenta attraverso i più umili membri del popolo di Dio… che diffondono la viva testimonianza di Lui, soprattutto per mezzo di una vita di fede e di carità. «La santità infatti è il volto più bello della Chiesa».

Anzitutto si tratta di un dono dello Spirito, che va accolto ed è operante nel mondo «anche fuori dalla Chiesa cattolica in ambiti molto differenti», come hanno dimostrato uomini e donne, giovani, adulti, presbiteri religiosi, laici consacrati e fedeli con la «testimonianza resa Cristo sino allo spargimento del sangue, che è divenuta patrimonio comune di cattolici, ortodossi, anglicani e protestanti».

Papa Francesco, partendo dal Concilio Vaticano II, vuole richiamare che la vocazione alla santità è per ogni christi fideles. Non solo per coloro che scelgono la sequela Christi nei consigli evangelici, ma anche per ogni battezzato appartenente a qualsiasi confessione cristiana. Certo ciò era implicito in sé anche nel passato, ma ora il Magistero petrino lo ha esplicitato senza distinguo.

È nel Battesimo infatti che lo spirito opera quella «conversione» in Cristo che ci rende partecipi della vita divina, cioè figli di Dio, e «capaci» di vivere da figli di Dio.

Certo ci vuole anche il concorso della libertà e volontà del credente per corrispondere al dono offerto e la costante comunione con i mezzi preziosi della grazia, che sono: la Parola di Dio, i Sacramenti, la preghiera e «una donazione quotidiana d’amore».

È evidente allora che la Magna Carta per una vita che dia gloria a Dio non possa essere che quella delle beatitudini evangeliche (Mt. 5,3-13). «Chi desidera veramente dare gloria Dio con la propria vita… È chiamato a tormentarsi, spendersi e stancarsi cercando di vivere le opere di misericordia.

La via per la santità della vita del cristiano, che ovviamente parte da una reale conformazione a Cristo attraverso lo stile delle beatitudini, deve far germogliare alcuni concreti atteggiamenti come: «La fermezza interiore da accogliere come opera della grazia, che ci aiuta a vivere la violenza che invade la vita sociale» ; l’umiltà che «può radicarsi nel cuore solamente attraverso le umiliazioni. Senza di esse non c’è umiltà ne santità».

Circa l’umiltà così continua Papa Francesco «non dico che le umiliazioni siano qualche cosa di gradevole, perché questo sarebbe masochismo, ma che si tratta di una via per imitare Gesù e crescere nell’unione con Lui. Questo non è comprensibile sul piano naturale e il mondo ridicolizzata… È una grazia che abbiamo bisogno di chiedere.

Tale atteggiamento presuppone un cuore pacificato da Cristo». L’audacia e il fervore cioè la parresia sono atteggiamenti propri della santità che lasciano un segno in questo mondo.. Senza audacia e fervore la stessa evangelizzazione soffre, diceva già Paolo VI (Evangelii Nuntiandi, 80). La Sacra Scrittura nell’episodio di Giona ci invita a rischiare sulla Parola di Dio e per la conversione di un popolo.

Quello del Papa sembra un identikit che ben si attaglia alla figura, alle opere ed alla vita santa ed esemplare del Beato Giacomo di Bitetto; tutti noi confidiamo che dalle parole sante di Papa Francesco si passi ai comportamenti concreti tanto attesi.

Questo ci rende fiduciosi del fatto che il Beato Giacomo diventerà presto Santo.

Marcario Giacomo

redazione@progetto-radici.it

 

 


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