Saman. La mia risposta ad un lettore de L’Espresso

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Trascrivo la mia risposta sul blog de L’Espresso,  ad un lettore cui non è piaciuto il mio articolo “Saman e i figlicidi italiani”.

Gentile lettore, lei è riuscito a farmi sorridere. Si scandalizza, s’infervora, si agita, si accalora, e tutto perché? Perché non ha letto attentamente che cosa ho scritto e non ne ha compreso il senso.

Io non ho giustificato nessuno. Affermare che un uomo che uccide moglie e figli, com’è successo più di una volta negli ultimi tempi nel nostro paese, sapendo di compiere il male, è più colpevole di chi uccide una figlia per motivi religiosi, non significa giustificare nessuno. Lei questo non lo ha compreso.

Non ho assolutamente parlato di “superiorità morale dei musulmani”. Il confronto è tra chi compie il male sapendo di compiere il male, e chi compie il male non rendendosene conto. Potrebbe trattarsi anche di due cristiani o di due musulmani. Anche questo lei non lo ha compreso.

E soprattutto non ha letto attentamente il poscritto: “Ovviamente la mia affermazione è sbagliata se i familiari di Saman hanno agito per altri motivi”. Ad esempio, potrebbero avere ucciso perché si vergognavano della figlia e non per assecondare il volere del loro dio. Potrebbero avere ucciso per malvagità, per odio, e in questo caso la loro colpa non sarebbe inferiore a quella dell’uccisore di moglie e figli.

Infine: il problema non è se il loro dio esiste o non esiste.  Anche questo lei non lo ha compreso.
Ma quanta pazienza!

Renato Pierri

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