Cultura

Un ‘partigiano’ della Musica, con la M maiuscola

                                     Luigi Nono e Luigi Pestalozza in una foto del 1972

di Pierfranco Molitern

Forse pochi sono i lettori del nostro “Il Corriere Nazionale”  che sanno chi è stato Luigi Pestalozza, un intellettuale e storico della musica, milanese, recentemente scomparso alla età di 89 anni, il quale ha legato tutta la sua vita professionale alla Musica d’arte, alla ‘musica colta’,  come lui diceva, dopo aver coniato questo termine (opposto alla ‘musica extracolta’)  che ha fatto epoca, e per almeno 50 anni suonati!

Pestalozza in effetti è stato veramente partigiano in Valtellina e dopo la fine della guerra, da giornalista e da esperto, si è occupato di Musica a 360° occupando incarichi importanti nelle istituzioni (è stato prof. di ruolo di musicologia alla Accademia di Brera) e nei partiti e/o fondazioni. Ha pubblicato numerosi saggi, libri, articoli e ha fondato una sua rivista “Musica/Realtà” fondata nel 1980 e giunta al suo trentasettesimo anno, con ben 110 numeri mai interrotti, record assoluto nella editoria specialistica. Una figura di spicco dunque per la cultura italiana che qui vogliamo ricordare anche per il suo specifico impegno verso e a favore del Sud, per il suo riscatto culturale ‘anche’ della e nella musica… come io scrivo qui di seguito.

A partire dalla metà degli anni Settanta del secolo scorso, Luigi, insieme a pochi altri musicisti-intellettuali che operavano nel settore musicale (Nono, Carpitella, Leydi, Berio, Bussotti, Manzoni, Baroni, d’Amico), si chiedeva perché nel Meridione ancora vigesse un sistema fortemente deficitario in capo alla distribuzione/produzione di poche associazioni musicali, orchestre sinfoniche, teatri lirici, gruppi musicali ‘colti e extracolti‘ (per dirla con una sua espressione che ha fatto epoca…), a paragone invece delle più fortunate e evolute regioni del nord Italia. E’ dunque possibile sintetizzare lungo questa linea il programma del suo impegno come quando, a maggio del 1977, accettò l’invito di concludere con un suo intervento i lavori a Bari di un convegno dal titolo significativo “Per la riforma delle attività musicali in Puglia”. La spinta progettuale che venne fuori dalla stessa sua presenza fisica con i temi di una analisi che criticava “lo sviluppo della vita musicale italiana che ha seguito la logica perfetta dello sviluppo capitalistico-borghese nel nostro Paese, privilegiando il Nord, in parte il Centro e sacrificando evidentemente il Sud”; insieme ai suoi inviti a non trascurare il processo di necessario ‘riscatto musicale’ nella città adriatica ma anche ad Avellino, Reggio Calabria, Cosenza, Matera, Rionero, Potenza, si andò via via maturando sino a fatti che voglio qui richiamare, proprio perché essi presero slancio dalla analisi da noi sviluppata in seguito, tanto nella musica popolare quanto in quella colta.

Non a caso, da quel movimento di operatori musicali, giovani e preparati, sempre più consapevoli delle sfide in campo riformistico identificate nelle ‘lezioni’ di Pestalozza derivarono non pochi atti concreti, capaci di corroborare sul territorio pugliese il rilancio di tutta la musica di qualità. E furono ad esempio quegli gli anni della attività di ricerca sulla musica popolare attuata dal Canzoniere grecanico salentino di Rina Durante e dai Cantori di Carpino; del gruppo barese Antica e Nuova Musica di Rino Marrone con fervide attività di decentramento ma anche di continue proposte di musiche del ‘900; della nuova Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari diretta da Gabriele Ferro che conquistò il riconoscimento statale di ICO proprio nel 1977.

Non senza per questo tacere della ri-nascita, alla fine del 1979, del teatro di tradizione ‘Petruzzelli’ finalmente gestito in maniera semipubblica e con giovanile entusiasmo. A tale proposito si pensi al dato incontrovertibile del decennio d’oro lirico-sinfonico-ballettistico 1980-1990 che il massimo teatro lirico pugliese inaugurò con La carriera di un libertino di Stravisnky- titolo inaudito per Bari come per tante altri teatri lirici italiani e con tutta una serie di iniziative atte a formare un pubblico nuovo, trasversale, secondo la sua lezione, grazie a rassegne di respiro internazionale ‘TeatroDanza’, ‘FestivalCastello’, ‘Azzurro’, ‘Nell’intima dimora’. Furono anche quelli gli anni in cui, grazie alle dirette referenze se non proprio alle pressioni di Luigi Pestalozza, passarono da Bari, Lecce, Benevento e Matera nomi prestigiosi di compositori e di storici della musica che si misurarono con quel processo innovativo, ne diventarono ‘mallevadori’ consapevoli ed entusiasti per tanto (nostro) entusiasmo conoscitivo.

Come prima accennato, furono momenti di crescita collettiva in cui, nella sede della Biblioteca Provinciale ‘De Gemmis’ di Bari, noi accogliemmo quei musicisti con in testa Luigi Nono che conducemmo ‘in pellegrinaggio’ nella vicina Basilicata cara a Carlo Levi, a Matera, per fargli visitare i Sassi che, a quel tempo, erano ancora poco turisticamente identificabili con i segni, intatti ma vergognosi, della (in) civiltà contadina lucana vissuta in maniera quasi subumana. Infine Pestalozza non trascurò mai l’approccio conoscitivo con temi che gli proponemmo a seguito del convegno internazionale Futurismo e Futurismi voluto nel 2007 dal CRAV della Università di Bari (Centro Ricerche Avanguardie), laddove egli intervenne con una acuta relazione Suono macchina musica che conserviamo come ultimo, personale lascito di questo amico sincero del Sud.

Pierfranco Moliterni   

 

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