L’arte cristiana racconta bellezza!

 Nell’arte di oggi, nelle gallerie delle nostre città, ci capita ancora di ammirare opere di artisti cristiani?

L’arte ha diversi linguaggi e i pontefici di ogni secolo non si sono sottratti dal farne strumento privilegiato per raccontare l’uomo e tutto ciò che lo circonda, edificando capolavori immortali della religiosità del nostro bel paese.

Oggi come allora gli artisti non si limitano a mostrare qualcosa di bello ma insegnano piuttosto a riconoscere la Bellezza.

La società tutta è grata a uomini e donne che sappiano plasmare la materia, affinchè sprigioni bellezza e le nuove generazioni possano goderne.

Se per lungo tempo, abitare in territori ricchi di arte e storia, poteva essere un’accomodante  sicurezza per la vanità italica, ora il desiderio di guardare e toccare il bello, smuove i palinsesti della tv fino a mostrare le meraviglie pittoriche e architettoniche in prima serata.

Al contempo il fascino stesso dell’arte richiama nel nuovo millennio ogni uomo che, vestito e investito dalla modernità e dalla tecnologia, può cercare o commissionare un lavoro di pregio attraverso un click. Nel 2018 gli operatori del bello si interfacciano con il gusto metropolita e studiano quante più tonalità possano raccontare una società in movimento, una quotidianità ruggente ma senz’anima.

Un artista non teme l’evolversi dei tempi e delle mode ma cerca paesaggi dentro e fuori di se, per dipingere l’invisibile e il tangibile di un’intera creazione.

Un pittore ad esempio, si pone di fronte alla natura come un chimico che studia la materia, come uno scienziato che analizza e approfondisce le leggi della natura.

Questa è certamente l’esperienza dell’artista italo spagnolo Francesco Astiaso Garcia, i cui quadri sono ora in mostra nel centro di Roma con “Cieli Nuovi e Terra Nuova”. Perfino un turista analfabeta di arte può respirare pennellate di magnificenza dall’osservazione delle opere di Astiaso, poiché la bellezza è relazione, giusta proporzione tra le parti, armonia di contrari. La bellezza non è quindi assenza, ma equilibrio di contrasti per cui “anche il caos in natura si ordina esteticamente, tutto in natura tende alla bellezza”; di questo e di altro ha discusso con noi il giovane pittore.

Tra pittura, scultura e fotografia qual’è lo strumento privilegiato che traduce immediatamente un’emozione?

Per la mia esperienza e il mio vissuto rispondo la pittura. Essa è la madre delle mie ricerche artistiche da lungo tempo.

Una valigetta di colori ad olio è stato un regalo dei miei genitori da bambino e mai avrei immaginato potesse aprirmi un mondo così spettacolare. Anni dopo arrivai all’Accademia e successivamente sperimentai le potenzialità della fotografia.

La fotografia cattura emozioni imprevedibili dinanzi i nostri occhi ma non può produrle dal nulla?

Invece si! Merito della fotografia non è solo quello di immortalare stati d’animo, ma può tirare fuori una storia come un narratore, penso a Salgado cosa ha saputo raccontare! Sono certo di questa potenzialità narrativa della fotografia e lo sperimento in tutti i viaggi che faccio.

Per di più voglio citarvi Man Ray, il quale sosteneva che, quando si pone sulla stessa linea di mira la testa, il cuore e l’occhio- quindi l’estetica, il pensiero e l’emozione- riusciamo a colpire il bersaglio con la precisione di un cacciatore.

La pittura racconta la bellezza: è possibile rappresentare anche luoghi di non bellezza?

La non bellezza non va cercata chissà quanto lontano ma è parte del nostro quotidiano e si mescola al nostro vissuto. Perfino i grandi santi hanno sperimentato la non bellezza, perciò penso a tutte le volte che ci allontaniamo dall’Amore, dalla verità e dalla comunione. Il mio desiderio di avvicinarmi alla bellezza, come eco della natura e del cosmo, in questo periodo del mio lavoro non esclude la non bellezza. Essa stessa infatti, attraverso la nostalgia, ci riconduce a qualcosa di più alto. Anche un cantante che scrive di non bellezza suscita in noi il ricordo della bellezza. La miseria, la mancanza di dignità, come sfaccettature della non bellezza, sono quindi il motore che spinge la mia arte a cercare la bellezza.

Mi verrebbe da pensare che l’arte contemporanea fugga la bellezza ideale dei secoli passati?

Assolutamente no e noi iconografisti che sperimentiamo ne siamo la prova. L’icona è una finestra sul cielo e molti artisti cristiani ne rimangono estasiati.I l cielo può essere raccontato con mezzi contemporanei rivelando l’uomo come unità di corpo e spirito. Per alcuni pittori l’uomo è carnalità, perfezione anatomica, io invece miro alla dimensione escatologica perché in ogni corpo c’è promessa di eternità, quindi una bellezza divina. Noi cristiani così possiamo esprimere appieno fede e professionalità. Superando le figure angelicate si può rappresentare l’uomo, anche di fattezze sgradevoli, nella sua bellezza interiore. L’uomo è bellezza ma anche la sua antitesi, in quanto l’uomo è libertà. L’umano, inteso come divina somiglianza, è la ricerca che sto approfondendo da dieci anni.

Cosa è il successo per un artista cristiano ?

Il successo vero di un cristiano è la libertà dal pensiero dominante, uscire fuori dal coro. Non siamo propriamente rivoluzionari,  ma portatori di un messaggio di verità senza pretese. Il guadagno a tutti i costi e il circolo di fiere( e concorsi) danneggiano la vera aspirazione ad onorare l’arte in tutte le sue forme.

L’arte moderna è istituzione libera o lei scorge anche dei limiti in questo mondo globalizzato ?

Paradossalmente l’arte non teme più limiti riferiti ai canoni estetici, ma oggi deve vigilare dalla dittatura del pensiero. Andy Warhol diceva che ciò che vende oggi non è la qualità della carne ma il rumore che la bistecca fa nella brace. Questa considerazione evidenzia come, attualmente, l’arte faccia parte di un bracere di interessi.Un artista cristiano, per la sua visione dell’uomo, spesso viene visto come non “politically correct”. Ritengo invece che tutto è antropologia e ognuno ha una visione dell’uomo, ma badino quegli artisti che devono emergere a non scomodare alcuno o contestare capisaldi ideologici. Purtroppo esistono dei totalitarismi anche culturali e un artista coerente con la propria fede viene guardato con molta diffidenza.

Finchè saremo realmente uomini liberi, potremo definirci artisti: non la mia capacità di disegnare, ma il mio restare libero mi connota propriamente come artista.

Può svelarci qualcosa sul rapporto di Bergoglio con  l’arte figurativa?

Purtroppo non sappiamo nulla di certo sul suo rapporto con la pittura ed è risaputo che il papa non sia andato a visitare i Musei Vaticani. Solo due notizie alludono alla sua concezione dell’arte: l’apprezzamento per la crocifissione bianca di Chagall e per l’artista argentino Alessandro Marmo. ” L’arte secondo papa Francesco” è un libro che non dimostra il gusto del papa ma ci conferma quanto i temi sociali e ambientali siano da lui preferiti. Se per l’attuale pontefice un’opera d’arte veicola messaggi, anche forti, per i predecessori c’era invece anche l’ attenzione ad una ricerca stilistica.

Giuseppe Scarlato

@giuScarlato

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