Scienza&Tecnologia

Cos’è l’Industria 4.0 e perche è importante saperla affrontare?

L’economia odierna, nonostante le svariate difficoltà di natura sociale, politica ed economica, sta vivendo un periodo eccezionale, grazie all’avvento delle tecnologie 4.0.

Gradualmente, in ogni ambito, occorre adeguarsi alle novità che condizionano il nostro contesto socio economico di riferimento.

Per industria 4.0 s’intende un modello di produzione e di gestione aziendale.

Secondo l’accezione fornita dal Ministero per lo sviluppo economico, gli elementi caratterizzanti di tale fenomeno, sono costituiti dalla «connessione tra sistemi fisici e digitali, analisi complesse attraverso Big Data e adattamenti real-time».

Si tratta di una virtuosa combinazione di svariati fattori, in grado di offrire la possibilità di una gestione più flessibile e snella del ciclo produttivo.

Tale definizione è ormai entrata a far parte del linguaggio comune, attirando a sé investimenti e piani governativi, secondo le linee guida impartite dall’Unione europea.

L’industria 4.0 è considerata un segmento con un valore di mercato notevole, stimato intorno ai 152,31 miliardi di dollari  entro il 2022, con un tasso di crescita annuo pari al 14.72%.

Il termine industria 4.0 sarebbe stato utilizzato per la prima volta all’Hannover Messe, leader mondiale nell’organizzazione di fiere sulle tecnologie industriali in Germania e nel mondo.

Oggi, la Germania è considerata uno dei paesi maggiormente all’avanguardia, in un processo che vede il coinvolgimento di grossi gruppi industriali, poli universitari e start-up tecnologiche innovative.

In Europa, sono stati avviati una serie di progetti, nel recepimento della “quarta rivoluzione industriale” sul tessuto imprenditoriale.

Ci si aspetta un cambiamento radicale, in cui saranno trasformati interi flussi operativi.

Ma quali saranno, nel medio lungo termine, gli effetti dell’industria 4.0 sul contesto socio economico di riferimento? l’assetto organizzativo, il ciclo produttivo e le modalità di dialogare delle aziende, cambieranno radicalmente.

Di conseguenza, inevitabilmente, cambieranno le competenze professionali e le conoscenze richieste al personale.

Enrico Moretti, professore di economia di Berkeley, sostiene che la tecnologia non solo distrugge i vecchi modelli occupazionali, ma genera anche nuovi posti di lavoro.

Tuttavia, per beneficiare del cambiamento è necessario investire sulla formazione.

In quest’ottica, rassicurano alcuni studiosi, il lavoro trasformerà il proprio assetto, ma non sparirà, pertanto, favorire lo sviluppo dell’industria 4.0, non equivale a essere sostituiti.

La ridefinizione della mission aziendale, implica un ripensamento sia in termini di struttura organizzativa, che di miglior utilizzo di tutte le risorse, umane e strumentali, con l’intento di ri-orientare il proprio profilo.

In un tale contesto in continua evoluzione, sempre più richieste sono le figure impegnate nel settore ICT, quali softwaristi, hardwaristi, ingegneri meccanici, gestionali o specialisti dell’automazione, unitamente alle cd. soft skills, vale a dire, quelle competenze trasversali, come la comunicazione e la cooperazione, considerate ormai fondamentali, nonché decisive per il corretto funzionamento dell’azienda.

In un contesto così vitale, la vera sfida competitiva passa soprattutto attraverso l’innovazione.

L’aspetto fondamentale del processo di innovazione dei servizi al cittadino è rappresentato dalla creazione di una precisa identità digitale, che rappresenta il primo e indispensabile passo per compiere una vera e propria dematerializzazione ed una progressiva digitalizzazione dei processi.

A tal proposito, il presidente della Piccola industria di Confindustria per il biennio 2017-2019, Carlo Robiglio, in occasione del Salone del leasing e del noleggio “lease 2018”, si è mostrato favorevole all’Industria 4.0, convinto che quest’ultima, abbia un fortissimo impatto sulla ripresa del paese e, mai come oggi, l’innovazione sia considerata un driver fondamentale per la crescita del tessuto imprenditoriale, in un contesto globale sempre più competitivo.

L’importanza dell’industria 4.0 è ravvisabile anche nel settore del consulting, in senso stretto, nel quale attraverso il supporto informatico, si possono reperire svariate informazioni e i clienti possono essere raggiunti in qualunque parte del mondo.

In un tale scenario produttivo, occorre sottolineare la strategicità della consulenza, quella autentica, costituita da norme sostanziali e dalla pianificazione a misura di ciascun cliente, in un’ottica di crescita intelligente.

Occorre sperimentare nuovi modi di fare impresa, servendosi della tecnologia 4.0, con riferimento ad esempio, alle tante agevolazioni previste per le start-up ovvero per le PMI digitali, la normativa sul crowdfunding, che permette a chiunque la realizzazione di un buon progetto, con il supporto del mercato e, non per ultima, la disciplina del Terzo Settore, che consentirà nuovi spazi professionali.

Spesso, un limite allo sviluppo, è costituito non già dalla mancanza di risorse, ma da fattori legati alla carenza di competenze e progettualità.

La vera opportunità consiste nella capacità di coniugare abilmente eccellenze, flessibilità e innovazione, che rappresentano gli ingredienti necessari a garantire il buon esito delle iniziative.

Solo attraverso un profondo cambiamento culturale, principi come partecipazione e innovazione, diventano obiettivi raggiungibili.

Alessandra Zirro

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