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Le innumerevoli voci della città di Milano: intervista alla scrittrice Rosanna Rubino

Protagonista del nuovo romanzo dell’architetto Rosanna Rubino, “331 metri al secondo” edito dalla nota casa editrice Harper Collins Italia è Chon, un ragazzo straordinario. Egli possiede un udito fuori dalla norma che gli consente di percepire le innumerevoli voci, che caratterizzano quello che definisce “murmur”. Esso si condensa nella città di Milano ed è diffusore di storie, dettagli e aneddoti che meritano di essere raccontati.

Chon è un ragazzo coraggioso che non si arrende di fronte alle avversità in nessuna circostanza. È sempre alla ricerca di soluzioni concrete anche quando si trova a risolvere il caso di speculazione edilizia di Millennium City, il business center a cinque stelle, in costruzione nel centro di Milano per il quale lavora come saldatore.

Chon possiede intuito e perspicacia e trova sempre una via d’uscita nonostante la vita è stata crudele nei suoi confronti. All’età di dodici anni ha assistito all’omicidio dei suoi genitori da parte dei fratelli Madìa, delinquenti dell’hinterland milanese. Per anni egli cova sentimenti di vendetta e odio. Grazie all’amicizia col poliziotto soprannominato Il Fermo sfrutterà il suo udito straordinario per collaborare con il Nucleo Investigativo di Milano.

Negli anni la sua sete di vendetta non si placherà. L’amicizia con Lara, il suo alter ego nel romanzo, lo aiuterà ad affrontare con razionalità e maturità i suoi sentimenti contrastanti. “331 metri al secondo” è un urban thriller avvincente che si legge tutto d’un fiato. Il lettore si cala a pieno nelle vicende narrate. Una pagina tira l’altra e conduce verso un emozionante colpo di scena. Rosanna Rubino si conferma abile nel descivere efficacemente gli scenari della vicenda dando vita ad immagini narrative nelle quali il lettore si cala a pieno.

Di “331 metri al secondo“, della funzione del destino nella nostra vita e della passione per l’urbanistica che emerge nella sua scrittura, ci parla in questa interessante intervista l’autrice Rosanna Rubino.

Com’è nata l’idea di creare il personaggio di Chon dalle capacità uditive straordinarie?

Chon è il terzo personaggio di tre romanzi dalle caratteristiche fisiche e mentali straordinarie. L’idea di presentare un personaggio straordinario è nato dalla mia passione per gli urban thriller e per il romanzo “Profumo” e dalla voglia di parlare dei sensi, delle loro capacità particolari.

Come mai la scelta della città di Milano come scenario della vicenda?

La città di Milano fa da protagonista a questo libro. Sono un architetto e sono sempre stata affascinata dalle città come luoghi capaci di condensare tante storie, innumerevoli voci e suoni che aleggiano nell’aria e che hanno bisogno di essere captate e raccontate.

Quanto il suo lavoro di architetto è stato fondamentale nella stesura di “331 metri al secondo”?

Tantissimo. L’urbanistica è una delle mie più grandi passioni. Ho fatto architettura proprio perché volevo studiare le città e volevo creare una storia che avesse da sfondo una città in cui fosse presentata la dimensione dello sviluppo urbano da una parte e, la dimensione immateriale dei suoni dall’altra. Se non fossi stata un architetto appassionato di urbanistica e non avessi operato per anni nel settore immobiliare, questa storia non sarebbe nata.

Nel suo romanzo si parla del legame di amicizia tra il protagonista e Lara che l’aiuta ad affrontare le avversità della vita. Per lei quanto è importante il rapporto di amicizia nella vita?

Lara è un personaggio speciale in questo romanzo. Riveste la funzione del “personaggio corale” che nella tragedia greca commentava le vicende che avvenivano sulla scena. Lara in questo romanzo è la “voce della verità”. È l’alter ego di Chon. Sembra che sia ai margini della storia ma in realtà ne è coinvolta in prima persona. Chon subisce gli eventi mentre Lara ha parte attiva, affronta gli eventi. L’amicizia è fondamentale. Serve per affrontare i momenti difficili della propria esistenza. In ogni dimensione relazionale si può cogliere il duello tra il Bene e il Male, la parte positiva e quella negativa. Questa contrapposizione è anche presente nel rapporto di amicizia tra Chon e il Fermo che è un amico che gli fa da padre, aiutandolo in diverse situazioni ma che è anche un suo antagonista rivelandosi un ostacolo, un nemico in altre vicende.

C’è un personaggio al quale è più affezionata rispetto ad un altro e perché?

Sono legata a tutti i personaggi ma di più al protagonista, Chon. Mi piace di Chon la sua incapacità di accettare che le cose non vadano per il giusto verso. Amo la sua determinazione e il suo coraggio. In questo personaggio ci ho messo molto di me stessa.

Il suo romanzo fa riflettere sulla casualità degli eventi che molti definiscono “disegno divino” o “destino”. Lei cosa pensa al riguardo?

Non credo nel disegno divino. Penso che ognuno può incidere sul proprio destino nonostante la dimensione del caso. Si ha la possibilità di trasformare il male in un’energia positiva che può cambiare il corso degli eventi della vita. Chon ne è la testimonianza di ciò perché riesce a riprendere in mano il gioco della sua vita, reagisce, lotta contro il destino e gli eventi avversi. Tutti abbiamo la possibilità di cambiare il proprio destino.

Si è mai trovata a fare i conti con i “se” e i “ma” come succede al protagonista?

È una costante delle mie giornate e penso nella vita di chiunque. È incredibile come la vita di ognuno di noi acquisisca una particolare forma rispetto ad un’altra in base ad una singola scelta. Ci sono centinaia di “sliding doors”. È un qualcosa di incredibile a cui non si riesce mai a dare una spiegazione ma abbiamo la possibilità di fare in modo che le cose accadano. Possiamo cambiarle a nostro favore mettendo in pratica la nostra volontà.

Alla fine del romanzo Chon riflette sul senso di giustizia e la legge del taglione. Che cos’è la giustizia per il suo protagonista?

La giustizia per Chon è la vendetta. Il cerchio si chiude quando lui si vendica. Una vita si paga con la vita. La sua è una visione che non dico che va condivisa ma almeno rispettata.

Nel suo romanzo emerge il caso di Millennium City in cui si presenta la tematica della speculazione edilizia ai danni della salute dei cittadini. Cosa pensa di questo fenomeno molto diffuso?

Purtroppo nell’immobiliare come in qualsiasi altro settore c’è poca trasparenza. Esistono le tangenti, le cosiddette “mazzette”. È un fenomeno molto diffuso. Come si contrasta non lo so dire ma ci si augura che ci siano più controlli e trasparenza. Il caso Millennium City del libro si ispira ad una vicenda che è avvenuta realmente a Milano. È ispirato ad eventi veri. Basta aprire un giornale per trovare spunto per tante storie. Basta saperle cogliere con sana fantasia.

Quanto la sua passione per la fotografia è fonte di ispirazione per la scrittura dei suoi romanzi?

Moltissimo. Quando non so cosa scrivere, la mia tecnica è prendere uno dei tanti libri di fotografia che ho nella mia libreria, aprirlo, sfogliarlo e partire da lì per cominciare a mettere nero su bianco delle idee per la mia storia. Ho avuto per tanti anni il dubbio se scrivere o fare fotografia. La passione per la scrittura ha poi preso il sopravvento su quello della fotografia.

Progetti futuri…

Terminare il mio quarto romanzo. Preferisco non rivelare di cosa parla. È un romanzo a cui tengo tanto e spero di riuscire a mettere in pratica le tante che ho nella testa.

Mariangela Cutrone


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