Eventi&Spettacoli

di Paolo Martini

Bionda, bella, dolce e tutti la sognavano, perché Doris Day era la ‘fidanzata d’America’, la desiderata ‘ragazza della porta accanto’, un’icona a stelle e strisce e dal cuore d’oro, popolarissima negli anni Cinquanta e Sessanta nei ruoli di donna intraprendente nell’ambito domestico, pudica ma decisa nei sentimenti, dotata di un tratto brillante, talvolta sbarazzino. Con l’aiuto del terzo marito, l’impresario musicale Martin Melcher, costruì la sua immagine di ragazza affascinante ma non sfacciata, intraprendente ma di sani principi, rassicurante e al tempo stesso vivace, soprattutto eternamente giovane. La cantante e attrice cinematografica statunitense è morta all’età di 97 anni stamani, all’alba, nella sua casa di Carmel Valley, in California, circondata da alcuni amici intimi, come ha annunciato la Doris Day Animal Foundation in un comunicato stampa. La fondazione creata dalla stessa diva ha precisato che Day è stata “in ottima salute fisica per la sua età fino a poco tempo fa quando ha contratto una grave polmonite, che ha provocato la sua morte”. Sempre secondo la fondazione, Day non desiderava un funerale e ha chiesto di essere seppellita in un cimitero senza una lapide commemorativa in suo ricordo. Nel 2008 aveva ricevuto il Grammy Award alla carriera. Nome d’arte di Doris von Kappelhoff, era nata a Cincinnati (Ohio) il 3 aprile 1924. All’imprescindibile e intensa carriera di cantante (aveva iniziato a cantare nei music hall, per passare alle grandi orchestre), culminata negli straordinari e durevoli successi discografici (“It’s magic”, “Secret love”, “Que sera sera”, “The party’s over”, “Julie, Teacher’s pet e Everybody loves a lover”) si aggiunse ben presto quella di attrice. Sul grande schermo comparve nel 1948 con “Amore sotto coperta” di Michael Curtiz, dove cantò “It’s magic”.

Interprete di film soprattutto musicali, spesso legati a canzoni famose, la sua carriera cinematografica – come vedette della Warner Bros – raggiunse l’apice negli anni Cinquanta con film di grande successo: di nuovo diretta da Curtiz, fu al fianco di Lauren Bacall e Kirk Douglas in “Chimere” (1950), poi apparve in “La ninna nanna di Broadway” (1951) di David Butler; “Non sparare, baciami!” (1953), dove cantò uno dei suoi più grandi successi, “Secret Love”; “Amami o lasciami” (1955) di Charles Vidor, che le diede il ruolo di protagonista al fianco di James Cagney, dove interpreta Ruth Etting, una cantante; “L’uomo che sapeva troppo” (1956) di Alfred Hitchcock; “Il giuoco del pigiama” (1957) di George Abbott e Stanley Donen. Figlia di genitori cattolici, di origine tedesca, fin da bambina Doris Day acquisì dal padre, insegnante di violino, organista e maestro di coro, la passione per la musica. Studiò danza e canto, sviluppando le sue qualità canore e perfezionando lo stile vocale. La popolarità raggiunta alla fine degli anni Quaranta, grazie all’affermazione discografica e radiofonica, spesso al fianco di Bob Hope e Frank Sinatra, contribuì al suo apprezzato esordio cinematografico avvenuto nel 1948, sotto l’egida della Warner Bros., con “Amore sotto coperta”, al fianco di Jack Carson e con la regia esperta di Michael Curtiz, che l’avrebbe poi diretta ancora in “Musica per i tuoi sogni” (1949), in “Chimere” (1950) e in “I’ll see you in my dreams” (1951).

Sebbene nello stesso periodo la Warner Bros. non potesse competere con la vena innovativa dei musical della Metro Goldwyn Mayer, Doris Day, divenuta quasi immediatamente con il suo smagliante sorriso e l’aria virginale e accattivante una delle star di punta della major di Hollywood, riuscì ad affermarsi con elegante e grintosa disinvoltura in questo genere cinematografico che le offriva adeguate esibizioni canore, assecondate dalle regie di Roy Del Ruth e soprattutto di David Butler. Butler la diresse, tra gli altri, nei film “Tè per due” (1950), “Aprile a Parigi” (1953) e nel western musicale “Non sparare, baciami!” (1953, titolo originale “Calamity Jane”), in cui l’attrice ebbe come partner canoro in Howard Keel. In appena tre anni Day ebbe così l’occasione di realizzare numerosi film all’altezza del suo talento. Nel 1955, interpretando Ruth Etting, nel biografico “Amami o lasciami” l’attrice seppe contrapporre alla malinconica e silenziosa decadenza di criminale romantico offerta da James Cagney, la sofferta e matura consapevolezza del suo personaggio, una fulgida stella del musical degli anni Venti, dotata di grande talento ma di altrettanta spregiudicata determinazione. Nel 1956 Alfred Hitchcock la scelse come protagonista femminile, accanto a James Stewart, del thriller “L’uomo che sapeva troppo”, in cui l’attrice, oltre all’interpretazione della celebre canzone “Que sera sera” in quello che costituisce il momento culminante della vicenda, diede prova della sua bravura adeguandosi perfettamente al crescendo della suspense drammatica nel film e dotando di efficaci sfumature il suo personaggio.

Nel 1957 Day ottenne un ruolo completamente diverso, quello di Babe Williams, spumeggiante protagonista di “Il gioco del pigiama”, divertente e originale commedia musicale incentrata sullo scontro di classe e sulle vertenze sindacali in fabbrica. Sempre ai vertici del box office per l’intero decennio e per tutto il successivo, Day interpretò una serie di spiritose, garbate e intelligenti commedie accanto a divi come Clarke Gable (“10 in amore”, 1958) di George Seaton; Rock Hudson (“Il letto racconta”, 1959) di Michael Gordon, che le valse una nomination all’Oscar; Jack Lemmon (“Attenti alle vedove”, 1959); David Niven (“Non mangiate le margherite”, 1960) di Charles Walters; Cary Grant (“Il visone sulla pelle”, 1962); James Garner (“Fammi posto tesoro”, 1963). E Rock Hudson si confermò suo partner congeniale in “Non mandarmi fiori” (1964) di Norman Jewison. Dopo essere stata diretta da Frank Tashlin in “La mia spia di mezzanotte” (1966), farsa sui timori innescati dalla guerra fredda, e “Caprice: la cenere che scotta” (1967), satirico film di spionaggio, l’attrice interruppe la carriera cinematografica nel 1968, preferendo affidarsi alle fortune televisive del “The Doris Day show”, condotto fino al 1973. A dispetto della sua immagine iconica del grande schermo, la vita privata di Doris Day è stata piuttosto movimentata. Fu sposata dal 17 aprile 1941 all’8 febbraio 1943 con Al Jorden, un trombettista che incontrò nella Barney Rapp Band e con cui ebbe un figlio, Terry Paul. Jorden si suicidò nel 1967. Il suo secondo marito fu George Weidle, sassofonista di professione, sposato il 30 marzo 1946, con cui rimase unita fino al 31 maggio 1949. Si sposò per la terza volta con Martin Melcher il 3 aprile 1951 (il matrimonio è durato fino alla morte di lui il 20 aprile 1968), adottato il figlio di Doris che ha preso il nome di Terry Melcher (produttore musicale e compositore morto nel 2004 per un melanoma). Martin Melcher ha prodotto molti dei film di Doris Day. Il suo quarto e ultimo matrimonio fu con Barry Comden, che era circa un decennio più giovane di lei. Sono stati sposati dal 14 aprile 1976 al 2 aprile 1982, giorno del loro divorzio. Comden era un maitre in uno dei ristoranti preferiti di Doris.

Dividendosi tra una comparsata all’altra tra tv e cinema negli ultimi trent’anni, in questo stesso periodo Doris Day ha mostrato di essere una grande amante degli animali, di cui viveva sempre circondata. Nel 1988 acquistò un hotel nella località californiana di Carmel, vicino al suo ranch, in cui forniva cuccia e pasti per i cani. Nel 1989 fu eletta presidentessa dell’associazione di protesta Ppp, che venne creata per la protezione delle scimmie. Si è impegnata nella lotta per la protezione degli animali per mezzo di una sua fondazione, la Doris Day Animal League, poi ribattezzata Doris Day Animal Foundation. Come icona pop della cultura di massa, Doris Day è stata citata nella canzone “Dig It” dei Beatles, in “Selbstportrait mit Kater” degli Eistürzende Neubauten e “Wrap Her Up” di Elton John è dedicata a lei. È citata nelle canzoni “Look at me, I’m Sandra Dee” della colonna sonora del film “Grease”, “Wake me up before you go-go” degli Wham! e “Without Love” del musical Hairspray. Un suo fan club è chiamato Friends of Doris Day con sede a Oxford.

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