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Essenza Poesia

Arte, Cultura & Società

(Intervista, di Fedele Boffoli, a Fabio Strinati)

Fabio Strinati, poeta, scrittore, aforista, pianista e compositore, nasce a San Severino Marche il 19.01.1983 e vive ad Esanatoglia, in provincia di Macerata (Marche); come interprete e compositore, ha preso parte a festival e manifestazioni musicali. La sua passione per la Poesia (più volte premiato), a partire dal 2014, lo ha condotto alla pubblicazione di più libri con l’Editrice “Foglio Letterario” (“Pensieri nello scrigno. Nelle spighe di grano è il ritmo”- 2014, “Un’allodola ai bordi del pozzo”- 2015, “Dal proprio nido alla vita” – 2016, “Al di sopra di un uomo.” – 2017) e “Periodo di transizione”, tradotto anche in lingua rumena (Ed. Bibliotheca Universalis), di prossima uscita nel mese di Maggio, e, in previsione più avanti, ancora di un altro libro, ce ne parla?

La mia prossima pubblicazione che credo avverrà ormai alla fine dell’anno, sarà una pubblicazione molto sofferta per me. Un nuovo poemetto dal titolo “Alla ricerca di me“ e la sofferenza sta tutta concentrata nel titolo; si tratta di un libro che sto scrivendo con la consapevolezza di essermi completamente smarrito sia come uomo, che come anima. Sto viaggiando ormai da parecchio tempo e credo di essermi perso tra una parola e l’altra.

Poesia e Musica, sorelle, arcaiche e indivisibili (…una volta erano cosa sola), che si esprimono nell’avvicendarsi di ritmo, suoni e parole, nel racconto del mondo…

Possiamo dire che musica e poesia, sono due arti che si completano ma ognuna ha vita propria. Sono un connubio perfetto; hanno la straordinaria capacità di penetrarti dentro senza toccarti, senza ferirti, ma riescono con eleganza a lasciare un solco indelebile all’interno della nostra anima. Questo è possibile quando riusciamo a far emergere in superficie la nostra sensibilità. Noi non viviamo nel mondo, ma viviamo dentro al mondo. Il respiro è musica, il cuore è ritmo; il cuore è il nostro metronomo.

L’Arte quale veicolo di libertà e consapevolezza, storicamente, scomodo per i poteri, perché attiva il risveglio delle coscienze… Concorda?

L’arte non potrà mai essere scomoda, soprattutto per i poteri forti. Dico questo perché per essere disturbati da “qualcosa”, dobbiamo prima capire “quella cosa” e oggi francamente, tutti vogliano capire ma in pochi capiscono. Sicuramente l’arte ha la straordinaria capacità di aprire le menti, ma quando c’è una certa sensibilità di fondo. L’arte è arte anche quando non piace, ma tutto gravita intorno all’anima, nella coscienza; la verità risiede nella radice. Forse sarò impopolare, ma credo che risvegli molto più la coscienza una forte consapevolezza di se stessi, piuttosto che l’arte.

Con la crisi della carta stampata, si pubblica e si legge sempre meno, i tempi son cambiati, forse la poesia ha bisogno di ritrovare nuove forme più adeguate?

Io credo che per leggere non c’è bisogno della carta. La lettura avviene attraverso un procedimento che io chiamo semplicemente: “curiosità dell’anima umana.”. La poesia è in continua evoluzione; crea forme, mondi, colori, suoni. Detto questo, non credo che la poesia si trovi in difficoltà con il presente, con questo periodo storico complesso e pieno zeppo di intrighi e matasse di grovigli dove nemmeno un raggio di sole riesce a penetrarvi. La poesia è camaleontica per natura, ha tentacoli lunghissimi, radici che corrono velocemente. Mentre il poeta lo vedo molto in affanno. Ecco, il poeta dovrebbe trovare una forma più adeguata, ad esempio, abbandonare la cravatta e indossare abiti a pois.

In Italia, da un po’ di anni, si assiste alla fuga dei cervelli e credo anche degli artisti, cosa suggerirebbe per evitare ciò?

Mi resta difficile dare suggerimento a tal proposito. Sto rispondendo a questa domanda con la valigia in mano!

Fedele Eugenio Boffoli


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