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Erdogan sfida gli Shabaab: a Mogadiscio scortato dalla truppe speciali

Estero

Il presidente turco arriva a inaugurare la nuova mega ambasciata e vuol fare della Somalia la porta d’ingresso nell’Africa orientale per la Turchia

Erdogan (a sinistra) stringe la mano al presidente del Kenya durante la visita diplomatica del 2 giugno

GIORDANO STABILE
INVIATO A BEIRUT

Bandiere turche che sventolano dappertutto, sugli edifici pubblici e lungo le strade attraversate dal convoglio da Recep Tayyip Erdogan a Mogadiscio, scortato dalle forze speciali turche armate fino ai denti. Per il presidente turco è stata un’accoglienza trionfale. La Turchia è il Paese che ha più investito in Somalia negli ultimi cinque anni e questa è la terza visita di Erdogan dopo quelle del 2011 e del gennaio 2015.

Investimenti massicci

Un anno e mezzo fa Erdogan era arrivato a inaugurare il nuovo aeroporto di Mogadiscio. Era il segno della Somalia che si apriva al mondo dopo trent’anni di guerre civili culminate con la presa del potere da parte delle Corti islamiche nel 2006, quando lo Stato del Corno d’Africa era stato trasformato per sette mesi in un nuovo Afghanistan dei Taleban.

La minaccia degli Shabaab  

L’intervento dell’Etiopia e degli Stati Uniti ha cacciato le Corti islamiche nel dicembre 2006. Il loro posto è stato preso dagli Shabaab, gruppo islamista legato ad Al-Qaeda. Gli Shabaab controllano ancora importanti fette di territorio a Sud di Mogadiscio, nonostante la missione dell’Unione Africana, composta da truppe kenyote e ugandesi. Due giorni fa gli jihadisti hanno fatto strage nel più importante albergo di Mogadisico, l’Ambassador: autobomba kamikaze e terroristi con i kalashnikov hanno ucciso 15 persone e ferito altre 40. Ma Erdogan non ha rinunciato al suo viaggio, anche se la scorta è stata rafforzata dalle truppe speciali.

L’ambasciata più grande dell’Africa  

Il presidente turco questa volta inaugurerà la nuova ambasciata turca, la più grande in Africa per lo Stato della Mezzaluna. Ankara ha contribuito moltissimo alla ricostruzione delle infrastrutture somale: strade e porti oltre all’aeroporto, ma anche ospedali. Erdogan vede nella Somalia la porta di ingresso nell’Africa orientale per la Turchia e rispolvera relazioni commerciali secolari, nate dall’espansione dell’Impero ottomano fino allo Yemen fra il XVI e il XIX secolo.

http://www.lastampa.it


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