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La storia di Giuseppe Calanni italiano in Germania

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Pubblichiamo intergralmente e senza correzione, la meravigliosa e toccante storia di Giuseppe Calanni, un nostro caro connazionale di Bronte, Sicilia, emigrato in Germania, a Monaco Di Baviera. Nonostante tutte le difficoltà, non si è mai arreso e ha lottato per farcela a tutti i costi: una storia toccante e speciale, esempio del coraggio, della tenacia e della speranza di noi italiani all’estero!
Leggetela, molto molto bella e merita assolutamente di essere pubblicata e letta!

La mia storia a l’estero… Iniziò tanti anni fa, nel lontano 1991 quando parti all’età di 15 anni, dicendo ai miei genitori che un mio amico aveva trovato lavoro per me, ma invece non era vero, però arrivati lì ( cosa non molto semplice) trovai lavoro dopo mezz’ ora, come cameriere, ma quella non fu altro che una splendida esperienza di un paio di mesi come previsto. Dopo sette anni, finito di fare gli studi ad il militare, progettai di ritornare nello stesso posto per due tre anni accumulare un po’ di esperienza e trasferirmi a Parma dove già ero stato in quanto ci viveva mia sorella,( la mia idea era quella di aprire un piccolo bar). In realtà sono trascorsi 3 anni in Germania (dal 98 al 2001) sempre nello stesso locale Italiano e posso dire di essere stato bene e non mi sono sentito sfruttato come tanti dicono oggi, alche mi si presenta l’opportunità di prendere un bar in gestione a Parma la quale accettai, quindi lasciai la Germania, l’idea era quella di avvicinarmi alla famiglia di tornare in patria.

Nel frattempo dopo quasi un anno lasciai il bar che avevo preso in gestione e cominciai a costruirmi il mio avvenire, lavoravo bene comprai un piccolo appartamento ho conosciuto mia moglie ci sposiamo e nel frattempo comprai il bar che tanto avevo sognato e proprio come desideravo io, nel frattempo mia moglie si laurea ( farmacia)fa l’esame di stato ma comunque nessuno la prende a lavoro, costretta a lavorare con me al bar. Il locale lavorava bene eravamo contenti del lavoro ma i sacrifici erano tanti e a conti fatti lavoravamo solo per pagare il nostro caro socio che era lo stato, per cui abbiamo pensato di vendere l’attività ed emigrare all’estero che sicuramente avremmo avuto più soddisfazione. Venduto il bar a giugno del 2017 abbiamo fatto una piccola ricerca dove fosse possibile il riconoscimento della laurea in farmacia e cosa occorreva fare, visto che nel Bayer non era così difficile, occorreva avere un attestato di B2, e così pensammo che con qualche sacrificio c’è l’avemmo potuto fare.

Una sera dopo averne parlato, dissi a mia moglie domani vado a fare un giro a monaco di Baviera per vedere come e se si trova lavoro, parti il 10/10/2014 era un venerdì prenotai una pensione, e andai a trovare un amico che si trova già a monaco, con lui feci un giro a sentire qualche ristorante che cercava cameriere, e trovai subito, ma senza alloggio, cominciai la prova lunedì ma non ero partito con la divisa da lavoro in quanto credevo di dover tornare in Italia prima di cominciare ed invece no corro in centro compro pantaloni camicia scarpe e comincio la prova che sarebbe dovuta durare 3 giorni, superata la prova provo a sentire di trovare un appartamento per far si che venga su anche mia moglie, ma mi rendo conto che trovare casa a monaco è un’ impresa, quando all’improvviso un amico di famiglia tramite conoscenze chiama ad una signora che aveva un piccolo appartamento che aveva appena ristrutturato, e gli chiese se poteva darmelo, nonostante avesse molte richieste lo diede a noi, e li inizio la nostra avventura, ci trasferimmo subito lei iniziò un corso intensivo di tedesco e neanche dopo sei mesi è stata assunta in farmacia come operaia generica in quanto non aveva ancora l’approvazione, raggiunta l’approvazione dopo circa un anno è stata assunta come farmacista. Io invece dopo tre mesi cambiai lavoro e andai a lavorare in un altro locale italiano, e anche li non posso dire di essere stato sfruttato o male.

Adesso sono 18 mesi che lavoro in gastronomia tedesca e posso dire che sto veramente bene. A tutti i coloro che si lamentano voglio dire che le buone opportunità esistono, ma bisogna essere un po’ in grado, conoscere la lingua, avere un mestiere, insomma nessuno regala niente, se si finisce ad essere sfruttati è perché in parte non si è in grado di andare in posti migliori, credo che anche in Germania sono cambiate le cose, la Germania non è più quella di una volta, perciò non diamo tutta la colpa ai nostri connazionali radicati da anni. Se uno ha un mestiere una qualifica, in Germania c’è ancora posto e ne vale la pena, ma bisogna essere pronti ad accettare dei cambiamenti, in ogni paese in cui si va ci sono regole ed usi diversi, dobbiamo essere in grado di accettarle… Spero che la mia storia possa essere utile a qualcuno. Per qualsiasi cosa contattatemi pure..

Saluti, Giuseppe Calanni


One Reply to “La storia di Giuseppe Calanni italiano in Germania”

  1. cirillo michele ha detto:

    Person, Nachname Cirillo

    Person, Vorname Michele

    Alter 56

    Berufliche oder sonstige Tätigkeit(en) Selbstständig, Inhaber einer Pizzeria = Pizzabäcker

    Geboren in Italien

    Aufgewachsen in Italien

    Ausbildung, Berufseinstieg in Deutschlang

    Weitere Stationen
    1950-1960

    Geburt in Italien
    1970-1980

    Ankunft in Deutschland
    1980-1990

    Arbeit als Tellerwäscher
    1986 eigene Pizzeria eröffnet
    1990-2000

    4 Fehlgeburten der Frau
    2000-2010

    Kreps Diagnose

    Biografie-Skizze Auf dem Hauptbahnhof in Hannover pfiff der eisig kalte Wind. Der Zug hatte ich mich aus dem beginnenden Frühling in meinem Heimatort Canosa in Süditalien in den tristen, grauen deutschen Winter gebracht. Es war der 6. Februar 1981, 19 Uhr. Ich sprach kein Wort deutsch.

    In einer Familie mit 14 Kindern aufzuwachsen ist auch in Italien nicht alltäglich und auch unter sehr romantischen Vorstellungen von einem Haus voller Kinder in der Realität alles andere als ein Idyll. Doch meine streng katolischen Eltern nahmen jedes Kind als Geschenk Gottes. Als ich dann zum Wehrdienst eingezogen wurde, erschien es mir fast wie Urlaub und danach wollte ich einfach nur weg. Deutschland hieß auch für mich das gelobte Land; hier waren schon so viele meiner Landsleute glücklich und reich geworden. Von meiner großen Schwester lieh ich mir 48.000 Lire. ein Freund versprach mit Arbeit, eine Wohnung und wollte mir dafür 1.200 Deutsche Mark zahlen – eine unvorstellbare Summe.

    Als ich dann auf dem Bahnhof von Hannover ankam und kein Mensch italienisch sprach kam ich mir plötzlich sehr verloren vor. Der Freund, der mich abholen wollte, kam nicht. Noch nie hatte ich meine 14 Geschwister so vermisst wie in diesem Moment. Mein Impulz: Nichts woe weg hier, zurück nach Hause. Doch wie konnte ich unter all diesen Menschen, die eine Sprache sprachen, von der ich nicht ein einziges Wort verstand, erfahren, wann der nächste Zug in Richtung Heimat fuhr?

    Doch plötzlich legte sich eine Hand auf meine Schulter: “Ciao Michele. Hast Du eine gute Reise gehabt? Entschuldige die Verspätung ….” Der Rest seiner Worte gingen unter in einer Flut der Erleichterung. Allein das Italienisch war Musik in meinen Ohren.

    Von da an arbeitete ich im Ristorante “Bei Tomi”, als Tellerwäscher. 14 Stunden am Tag. Einen Tag in der Woche hatte ich frei. Vier Jahre lang. Nebenbei lernte ich, wie man eine richtig gute Pizza backt und war stolz, auf diese Weise einen richtigen Beruf zu erlernen.

    Mit meinen Ersparnissen eröffnete ich 1986 in einem kleinen Städtchen am Rand des Odenwalds, südlich von Frankfurt, vohin es mich in der Zwischenzeit verschlagen hatte, meine erste eigene Pizzeria. Ich nannte sie “Klein Italien” und hatte das Gefühl, mir gehörte die ganze Welt. Als nächstes kaufte ich mir ein großes Auto. Ich wollte angeben, allen zeigen, wie weit ich es schon gebracht hatte.

    Doch mein Lebensstil und das Geld, das ich verdiente passten nicht ganz zusammen. Nun gut, ich hatte gelernt, wie man arbeitet und das Fleiß, sich auszahlt. Zusätzlich zu meiner Selbstständigkeit nahm ich einen Job bei einer Putzkolonne an, die amerikanische Kasernen reinigte. Ich wollte meine Schulden schnell wieder bezahlen. Kein schöner Job, doch er brachte mir eine netzückende italienische Kollegin: Claudia, meine Frau.

    Von einer Leidenschaft konnte jedoch auch sie mich nicht befreien: dem Singen. Wer bei der Arbeit singt, backt die bessere Pizza – so weit meine Überzeugung. Ich sang alles, was der italienische Schlager zu bieten hatte, am liebsten jedoch die Gassenhauer meines großen idols, Adriano Celentano. Als auch meine Kunden fanden, dass meine Auftritte zwischen Teig un tomatensoße langsam Bühnenreife bekämen, wagte ich den Schritt. Ein erster Auftritt, begeisterte Zuhörer. Ich imitierte nicht Celentano, ich war Celentano! Der Funken sprang über, der Grundstein meiner zweiten Karriere als “Der singende Pizzabäcker” war gelegt.

    Meine Pizzeria “Klein Italien” war inzwischen auch über die Grenzen unseres kleinen Örtchens hinaus berühmt und allein durch die Mundpropaganda meiner Gäste, bekam ich sogar ein Angebot für ein Fernsehauftritt. Weitere sollten folgen, Höhepunkt war mein Auftritt beim großen Entertainer Stefan Raab.

    Nach unserem ersten Kind, wurden auch endlich unsere Zwillinge geboren und obwohl Claudia mehrere Fehlgeburten erlitt, wollten wir gerne weitere Kinder haben. Doch dann kam etwas, womit ich nicht gerechnet hatte, womit keiner so wirklich rechnet. Ein Arztbesuch und die Diagnose: Krebs.
    Mein Leben, von jetzt auf sofort keinen Pfofferling mehr wert?

    Das konnte nicht sein. Ich kämpfte und die Ärzte meinten, die Chancen stünden nicht schlecht. Kämpfte um mich, um meine Familie, was sollte aus ihnen werden? Zehn monate später war der Alptraum vorbei. Es ging bergauf. Das Nicken des Arztes nach der letzten von unzähligen Nachsorgeuntersuchungen erschien mir wie die Absolution. Ich war wieder gesund, konnte weiterleben, meine Familie ernähren und: singen.

    Carissimi Corriere Nazionali e Team se vi serve ancora sono a vostra disposizione
    Tel- 01719552117 Distinti saluti Michele Cirillo

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