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L’arte di annullare i concetti

Estero

Domenica, ho ricevuto la visita di amici da Mosca e, naturalmente, la conversazione si è indirizzata su ciò che oggi corre su tutte le strade della capitale russa: il mega progetto di ristrutturazione, che mira a demolire tutti gli edifici a cinque piani costruiti nel periodo alla fine degli anni ’50 e gli inizi degli anni ’60.
Il problema però, è che quasi tutte queste case sono già state demolite da tempo, mi hanno spiegato i miei ospiti. Questo progetto prevede la demolizione degli edifici a cinque piani degli anni ’50 e ’60 che hanno sostituito gli edifici di quattro e sette piani edificati nei primi anni del XX secolo; infatti, nel piano non si prevede di demolire tutto ciò che è edificato e che può essere ricostruito; ma si contempla la eliminazione dei blocchi di cinque piani del 1950 e 1960 che entrano in questa categoria. Questo è un problema linguistico.

Il poeta russo Sergej Aleksandrovič Esenin ha spiegato che alla fine del periodo sovietico, lui era letteralmente impazzito per l’ampia gamma di prodotti che nei negozi di ferramenta potevano evocare un termine. Per esempio, lui amava la parola “taglienti”. Beh, ci sono le cesoie da giardino. Le forbici da giardino – è un grande termine: ha una forma, un peso, uno scopo. Non è un martello, non lo getti e non è un aratro. Non è nemmeno una forbice. In un mondo in cui le parole sono costantemente utilizzate con doppi sensi o all’opposto, la capacità di definire solo le cesoie e nient’altro, rappresenta una vera libertà.

D’altra parte, la libertà, come sappiamo, è una schiavitù. Così ci ha raccontato Orwell nel suo “1984”. Lo stesso è stato ripetuto anche in Unione Sovietica, dove c’erano “leggi”, “Costituzioni” e persino “elezioni”, note come “l’espressione di una libera volontà dei cittadini”. In URSS, quando venivano indette le elezioni, ci si doveva recare presso il seggio elettorale, si riceveva il modello di voto pre-compilato (un nome), si barrava la casella del voto e poi si poneva la scheda nell’urna elettorale posta nel corridoio. Questa doveva rappresentare la “libera volontà dei cittadini”. Invece non era libera, e non era la volontà dei cittadini, perché non la esprimevano. Questo rito, che è stato chiamato “elezioni” o “libera volontà dei cittadini”, ha avuto un doppio effetto: le parole “elezioni”, “libera” e “cittadini” hanno perso il loro significato e il processo è rimasto privo di contenuti. E, quando un qualcosa è impossibile da descrivere, questo non può diventare un fatto reale collettivo. Centinaia di milioni di cittadini sovietici hanno fatto un qualcosa che non si può descrivere; ma direi che loro non hanno percepito le loro azioni perché non avevano le parole appropriate per descrivere la loro esperienza. Allo stesso tempo, l’esperienza può essere descritta in modo preciso con parole come “elezione”, “libera” e “pre-screditate”, perché queste parole significano qualcosa di completamente diverso.

Come giovane avvocato, nei primi anni novanta, subito dopo la caduta dell’URSS, quando i giornalisti russi stavano riscoprendo il giornalismo, perché prima erano usati principalmente per scopi direttamente opposti alla trasmissione di informazioni veritiere e affidabili, sono nati i problemi linguistici, la lingua politica, i valori linguistici ed anche la modalità di esprimere i sentimenti. La gente per decenni ha rappresentato la passione rivoluzionaria, però ha perso l’idea di passione. Pertanto, i nuovi giornalisti hanno fatto la scelta a favore di una lingua che fosse più descrittiva, in un senso molto letterale. Hanno cercato di usare verbi e sostantivi solo per le cose che potevano osservare direttamente. Era un equivalente giornalistico di un negozio di ferramenta: se una parola non definiva un concetto in modo preciso, o non era possibile misurarne il peso, non si usava, veniva bandita. Un tale linguaggio però, va bene se si deve fare una descrizione di un qualcosa che si ha davanti agli occhi, ma diventa inutilizzabile se bisogna trasmettere uno stato della mente o del cuore. Chiaro, che mette delle limitazioni.

Scrivere in russo è impegnativo e pericoloso, è come camminare in un campo minato: un passo sbagliato può rovinare l’intera impresa. Rispetto a questo, la scrittura in inglese ad esempio, è una vera libertà; ma più tardi in Russia la situazione ha cominciato a deteriorarsi: è arrivato il nuovo governo ed ha causato nuovi danni alla lingua. Vladimir Putin ha proclamato la “dittatura della legge”. La sua ideologia principale è quella di promuovere l’idea della “democrazia gestita”. Il presidente interinale Dmitry Medvedev, ha dichiarato: “La libertà è migliore della libertà”. In questo caso la parola non ha avuto un significato direttamente opposto; ma semplicemente non ha significato niente. La frase “dittatura della legge” è così stupida che le parole “dittatura” e “legge” sono diventate inutili.
Donald Trump ha l’innata capacità di forzare la lingua in due modi. Egli è particolarmente abile a prendere le parole e le frasi correlate al potere ed esprimerle dopo aver creato delle alternative nella sua mente. Questo è ciò che è successo quando ha usato la frase “spazio sicuro”, per andare a visitare il vicepresidente eletto Mike Pence, al musical “Hamilton”. Come si sa, Pence si lamentò, ma poi gli artisti gli hanno parlato con passione e rispetto. Trump su Twitter ha sostenuto che questo non dovrebbe succedere. Così ha modellato la frase “spazio sicuro” per definire un luogo sicuro dove le persone di solito non si sentono sicuri e si sentono impotenti; ma nello stesso tempo ha affermato, che il secondo in grado di influenza del maggiore paese del mondo (il vice presidente), quando è in pubblico dovrebbe avere “uno spazio sicuro”: Trump ha elaborato e trasformato questa nozione nella sua testa.

La stessa situazione si è vista con la frase “caccia alle streghe”, che Trump ha usato riferendosi ai democratici che cercano di vendicare la sconfitta nelle elezioni. Ma i perdenti, grandi e piccoli, di solito non possono indire una caccia alle streghe, perché è il cacciatore che deve avere la forza e il potere. E, naturalmente, Trump, ha solo usurpato e pervertito il termine “notizie false”.
Ma Trump ha tutto un suo carattere speciale per usare parole che non significano nulla. Su di lui tutto è stupendo, e tutto va bene, ogni parola può essere inserita o rimossa. Prima “eredità obsoleta” della NATO e poi “non più distanti”. Queste manifestazioni violano non solo la nostra comprensione della parola “obsoleta”, ma anche la nostra comune idea di spazio lineare.
E Trump, sa come prenderle, metterle assieme e non dar loro nessun significato. Riporto uno dei tanti estratti presi dalla sua intervista all’Associated Press sui primi 100 giorni di presidenza:
“In primo luogo, c’è la massima responsabilità. Ad esempio, quando è arrivato il momento di usare i 59 missili Tomahawk in Siria. Ho detto a me stesso: sai, sono più di settecento (sic) missili. Contengono la morte, perché potrebbero uccidere le persone. È un rischio, perché se il razzo vola e poi esplode in città, vicino alle popolazioni civili … sai le nostre navi erano a centinaia di chilometri dal bersaglio … se il razzo cade nel centro della città o di un villaggio … prendere tali decisioni è un compito più difficile di quelli normali. [Incomprensibile] … Questa è vita e morte, e più …. Pertanto, c’è molta responsabilità … i costi finanziari di tutti, sono molto grandi, in ogni dipartimento. Gli Stati Uniti sono migliaia di volte più grandi della più grande azienda del mondo”.
Di seguito elenco una lista parziale delle parole che in questo passaggio hanno perso di significato: “responsabilità”, “59” “700”, “morte”, “persone”, “rischio”, “città”, “decisione”, “difficile”, “normali”, “vita”, “morte”, “Stati Uniti”. Anche la parola “incomprensibile”, che il giornalista ha scritto, in questo caso non significa nulla, perché come ci può essere qualcosa di “incomprensibile” durante un’intervista faccia a faccia? Anche il ruolo del giornalista ha perso il suo significato fondamentale: l’intervistatore è costretto a partecipare, a sospendere le domande aggiuntive o ad usare parole come “giuste”, ma ha creato la falsa impressione che nelle parole di Trump ci fosse effettivamente qualcosa di corretto o vero, anche se in realtà invece, ha detto di tutto e non ha affermato niente.

Le espressioni verbali di Trump sono cariche di confusione e piene di spazi pubblici statici. È come se invece di aria cominciassimo a respirare monossido di carbonio. È mortale. Si prende il veleno dall’ambiente della nostra realtà collettiva. Dopo tutto, perché abbiamo bisogno della lingua: per poter definire chiaramente ciò che ci serve. Così il chirurgo esclama “bisturi” nella convinzione che l’infermiera le passi lo strumento. Una persona si può difendere davanti al giudice se è in grado di esporre i suoi argomenti di difesa; ma tutto questo non è possibile quando le parole non valgono nulla.
Io dalla fine del XX secolo spesso trascorro giorni con i dubbi se le parole riflettono l’esistenza di fatti oggettivi. Ci sono persone che con gioia o vergogna vedono qualche connessione tra questo esercizio post-modernista e la vera e propria abitudine post-linguistica. Mi sembra però, che sia un malinteso fondamentale, o forse un’unione volontaria delle sue intenzioni. Quando gli scrittori e gli scienziati dubitano le limitazioni del linguaggio, questi dubbi invariabilmente sono motivati dal desiderio di far luce sulla sfera pubblica per realizzare oggi una realtà collettiva, e sfumare di più quella di ieri: è il desiderio di concentrarsi maggiormente sulla forma, sul peso e sulla destinazione della cosa, che ha già un nome o cercare i nomi di quelle cose che in passato non sono mai state osservate.

In questo caso, siamo molto dipendenti da un linguaggio comune. Hannah Arendt ha scritto:
“Noi, dall’esperienza sappiamo che nessuno può indipendentemente e da solo cogliere adeguatamente il mondo oggettivo in tutta la sua piena realtà, perché il mondo si presenta all’uomo solo da un lato, che corrisponde alla sua posizione nel mondo e che è da lui determinato. Se qualcuno vuole vedere e sperimentare il mondo come è “in realtà”, allora può farlo, ma può capirlo come un qualcosa che molte persone sono d’accordo fra di loro. E diventa chiaro solo nella misura in cui la gente può parlare, condividere con ogni altra opinione e punti di vista, confrontandoli tra di loro. Solo nella libertà della nostra comunione con l’altro mondo con cui parliamo emerge tutta la sua oggettività e visibilità”.

“Solo nella libertà della nostra comunione con gli altri”. Per mantenere questa libertà dobbiamo essere custodi della nostra lingua. Dobbiamo farlo in modo da vivere e lavorare. Ciò significa che le parole devono essere usate con cautela. Cioè, la bugia deve essere chiamata bugia. Lo sto dicendo con un mezzo pubblico dove, tra l’altro, è ben nota l’espressione “dichiarazione falsa”. La definizione della parola “bugia” implica l’intento – una menzogna è una dichiarazione fatta per ingannare) – e non fornisce nessuna informazione sulle intenzioni. Ma il problema è che l’eufemismo di “dichiarazione falsa”, ha un chiaro valore aggiunto: l’assenza di intenti. Ma le parole esistono nel tempo: l’espressione “dichiarazione errata” suggerisce che si tratta di un caso isolato e, quindi, libera dalla trappola della responsabilità delle numerose menzogne. Per quanto riguarda Trump, l’espressione “dichiarazione falsa” significa una menzogna – poiché l’esistenza di parole neutre è una menzogna.

Quando le parole sono usate per mentire, distruggono il linguaggio. Quando le parole vengono usate per nascondere le menzogne, anche discrete e sconnesse, distruggono il linguaggio. Quando alle chiacchiere incomprensibili rispondiamo con parole gentili, approviamo e distruggiamo il linguaggio. Non si tratta solo di prestigio dell’autore o dell’obiettività del giornalismo, stiamo parlando della sopravvivenza della sfera pubblica.
In Russia, in primo luogo con gli edifici, hanno preso le parole dalla politica, dai valori e passione, poi hanno preso i significati d’azione, parole che descrivono edifici, numeri che rappresentano date.
Ecco quello che ha detto di Confucio: “Se la lingua non è corretta, ciò che viene detto non è quello che avete in mente. Se ciò che dici non è quello che hai in mente, allora ciò che devi fare è di annullarti. Se non lo fai, sconvolgi la morale e distruggi l’arte. Se scompare la giustizia, la gente si ferma impotente e in confusione. Detto così non è arbitrarietà. Questo è molto importante”.
Verrà il tempo (e temo che non verrà presto), che dovremo pensare a come risolvere i danni causati dall’attuale era politica. La mia preoccupazione è che dopo qualche tempo che noi ce ne saremo andati, individualmente o collettivamente, abbandoneremo alcune parole, perché hanno perso completamente del loro significato. Ad esempio, posso abbandonare la parola “magnifico”.
Ma, dopo Trump e Putin, dobbiamo fare in modo di non perdere il significato di : “legge”, “libertà”, “verità”, “potere”, “responsabilità”, “vita”,” Cinquanta nove”,” presidente “,” presidenziale “,” senza precedenti “,” falso”,”fatto”,”guerra”.

Bedris  :

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