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Il matrimonio di un tempo

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Cultura e tradizione  attraverso la lingua dialettale

Giovanni Mercadante

Venerdì 18 agosto 2017, alle ore 21.30 l’antico borgo di Irsina rivivrà il matrimonio di un tempo. Le eccellenze lucane e pugliesi saranno protagoniste in un continuum spazio temporale  per amore del territorio e del loro dialetto, cioè con la lingua dei padri, il cui linguaggio è un patrimonio inesplorato per le nuove generazioni. La lingua ufficiale, l’italiano, si è definitivamente affermato sul territorio nazionale e le sacche dell’analfabetismo sono ormai un lontano ricordo. Tuttavia, il substrato linguistico, cioè il dialetto,  va conservato e tutelato come dignità in cui il popolo trova le proprie radici.

La cittadina lucana, fino al 1895 chiamata Montepeloso, posta al confine  con la Puglia, è un piccolo borgo di circa 5.000 anime. Ha attraversato la lunga temperie giungendo fino ai nostri giorni con la sua microstoria che si innesta in quella nazionale.

Nell’anno 1000 è  stata terra dei normanni della casa degli Altavilla che la infeudarono nella contea di Puglia.  Anticamente sede vescovile,  nei secoli successivi passò sotto la diocesi di Gravina di Puglia e poi ancora sotto quella di Matera. Il centro storico mantiene ancora oggi intatto la sua attrazione con i palazzi dei signorotti locali e con  la sua splendida cattedrale che si eleva come un castello, intitolata a Santa Maria Assunta, al cui interno è conservata la statua di Santa Eufemia attribuita, secondo la critica d’arte Clara Gelao e col sostegno del noto Vittorio Sgarbi, ad Andrea Mantegna.

Il territorio ricco di acque sorgive, la rendono fascinosa per il dedalo di acque  che scorrono nelle  sue viscere come pure per la presenza di vecchie  cantine scavate sotto le abitazioni.

                                                                        Veduta panoramica di Irsina

Il centro storico da molti anni è meta preferita di piccoli borghesi  inglesi, svedesi, belgi, olandesi e addirittura neozelandesi che  investono i loro risparmi nell’acquisto di antiche dimore. Nelle viuzze e nella piazza principale è facile incontrare gruppi di famiglie straniere che trascorrono le  loro vacanze da aprile ad ottobre.

La Cattedrale,  risalente  al XIII secolo e  dedicata all’Assunta, è inglobata nelle antiche mura cittadine; in un primo momento dà l’impressione di una fortezza ed è proprio qui che si svolgerà sabato 18 Agosto un evento che vede la tradizione, la cultura territoriale e l’innovazione uniti dall’arte della moda e della ristorazione.  Sarà un viaggio nel tempo, in cui il presentatore Dino Trezza insieme alla collaboratrice Maria Giovanna Labruna, faranno rivivere  il tradizionale matrimonio irsinese in chiave dialettale  dagli anni ’40 ad oggi, la cui manifestazione è giunta alla terza edizione col titolo “U’ zet e a  zet”  col patrocinio del Comune di Irsina e fortemente voluta dal Sindaco Nicola Massimo Morea e dall’Assessore alla Cultura Anna Maria Amenta.

Dialettando di “U Zèt e a Zèt” sarà una serata piena di poesie e canti tradizionali; come ci si arrivava a conoscersi e fidanzarsi per poi sposarsi.

L’excursus storico sarà rievocato raccontando vari aneddoti; un viaggio quindi nella moda, dagli abiti tradizionali all’alta moda secondo la stilista Carmen Clemente Couture di Ginosa e la ristorazione della Sala Ricevimenti Il Gattopardo di Altamura (Bari), location principesca per un matrimonio in Puglia.

Introdurrà la serata la scuola di ballo Academy of Movement Libellula Dance di Giusy Molinari; è previsto un intervento della danzatrice classica Marie Nicole Trezza su musica “Il Mattino” di Grieg.

La manifestazione sarà  impreziosita dai prestigiosi scatti d’autore del fotografo di moda Vito Donadei.

 

                                                                         Veduta della cattedrale di Irsina

 

 

 


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