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The Post. Il giornale che sfidò il potere

Cinema

Tra i meritevoli film candidati agli Oscar, spicca per la complessità del tema trattato The Post diretto da Steven Spielberg. Una pellicola coraggiosa e audace che racconta come un piccolo giornale sia riuscito a sfidare il potere della Casa Bianca. Ambientato negli anni 70, un periodo buio della storia americana segnata dalla Guerra in Vietnam, intrapresa sin dalla metà dagli anni 50, che ha rappresentato una cocente sconfitta dell’esercito Usa, sicuro nella vittoria contro un paese così arretrato.

La vicenda narra del coraggio del The Washington Post di pubblicare i cosiddetti Pentagon Papers, ossia documenti secretati dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti poiché contenenti una serie di relazioni e studi di settore sulla fattibilità di tale guerra. Essi rivelavano come la potenza americana fosse sistematicamente indebolita dai continui attacchi della milizia vietnamita, arricchita da numerose dichiarazioni dei vari presidenti susseguitosi (Eisenhower, Kennedy, Johnson, Nixon) che ribadivano l’inutilità del conflitto nella consapevolezza di una sconfitta certa. L’America (e il mondo intero), estremamente contraria a questa guerra, era stata sistematicamente ingannata dal governo a causa della paura di presentarsi come paese perdente. Le dichiarazioni vennero inizialmente rese note dal New York Times che venne temporaneamente chiuso dalla presidenza Nixon a causa della verità che il governo aveva per decenni tentato di nascondere.

La questione è stata portata dinanzi alla Corte Suprema degli Stati Uniti che doveva pronunciarsi sulla legittimità del giornale in questa sua azione. Il Washington Post, venuto anch’egli in possesso dei Pentagon Papers, aveva di fronte una scelta: rischiare la chiusura, perdere dunque tutti gli investitori oppure difendere il diritto di stampa assieme al Times?. Il film dimostra l’audacia del giornalismo antologico, quello d’inchiesta che oggi è sempre più raro. Prova il coraggio di opporsi ad un potere che vuole interferire su uno dei diritti di maggiore rilievo per l’individuo. Un potere che, pur di salvaguardare il proprio operato, è stato disposto a mentire sistematicamente per anni all’opinione pubblica americana e a mandare al macello migliaia di giovani soldati statunitensi pur di non dimostrare di aver fallito. Le informazioni sono sempre più faziose e manipolate da potenze politiche e lobby economiche.

Oggi il mestiere del giornalista risente di un clima pesante, a tratti asfissiante, in cui non si è liberi di fare il proprio lavoro, nella paura di censure o ripercussioni. Una professione che sta scomparendo e che sta perdendo appeal anche a causa dell’avvento di Internet che, seppure abbia reso l’informazione maggiormente accessibile a chiunque, risente delle cosiddette ‘fake news’, ossia di notizie che chiunque può mettere in rete indipendentemente dalla veridicità di esse e che vengono acclamate come ‘vangelo’ dall’utente medio del web. Oggi sempre più individui ritengono che i social siano dei mezzi affidabili per informarsi, non sempre confrontando quelle informazioni con fonti affidabili come telegiornali, giornali o blog specifici. Questo causa una scadenza della qualità dei dati che spesso sono faziosi e modellati appositamente sull’umore del momento.

Ognuno si sente dire ciò che vuole sentirsi dire. Non a caso, specifici algoritmi impostati sui nostri motori di ricerca, filtrano le notizie per renderle più adatte all’utente; dunque quest’ultimo sarà rafforzato ancora di più nelle sue convinzioni senza la possibilità di trovare contenuti in grado di mostrargli un diverso punto di vista. La conseguenza è una sempre maggiore polarizzazione delle opinioni nell’impossibilità di essere messe in discussione, consolidate ulteriormente dal qualunquismo delle informazioni reperite sui social. Il vero giornalismo sta dunque morendo, quello mordace, audace e coraggioso, capace di mobilitare l’opinione pubblica, così come è stato rappresentato da Spielberg, che oggi appare sedata dietro a schermi apatici.

Sara Carullo

Comitato di Redazione de “ Il Corriere Nazionale – Redazione di Chieti


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