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Ma che vogliono gli elettori?

Politica

L’esercizio più diffuso dopo ogni tornata elettorale è ovviamente la interpretazione dei suoi risultati. Gli “esperti” si affannano a individuare dietro i numeri usciti dalle urne le intenzioni, le passioni, gli interessi, i sogni che hanno determinato quella scelta. Come se a votare fosse stato una sola persona, si liquida la questione con un ragionamento che vorrebbe includere in se tutte le motivazioni di tutti coloro che hanno votato per un certo simbolo. È una evidente imbecillità ma che ha fortuna per la scarsa competenza degli esperti e la ancora maggiore semplicità di coloro cui queste riflessioni sono destinate.

Comunque una qualche interpretazione è necessaria per capire cosa vogliono gli elettori. Nel nostro caso è evidente che pur a voler sintetizzare molto si deve dire che lo stato di disaffezione è di così grande diffusione e su temi così vari che si è scaricato in ogni parte d’Italia nelle maniere che vediamo. Non è vero che il M5S è una espressione del Sud e che non è presente anche nel Nord ma è vero che essendo improbabile votare la Lega per un terrone (quanto meno perchè fino ad ieri i leghisti disprezzavano apertamente i meridionali), era gioco forza al Sud votare per il M5S. Peraltro non esisteva altro simbolo che credibilmente rappresentasse le istanze del Sud. Questo ultimo elemento è da guardare con attenzione: pur priva dei necessari contenuti la forza trascinatrice del leader e fondatore del M5S annichilisce gli altri simboli che rappresentano la protesta anche perché portatori di messaggi troppo fumosi, velleitari e vecchi rispetto. Questo è il punto forse più grande e comune alle tante motivazioni che hanno trascinato così tante persone a cambiare: la possibilità attribuita ad un pifferaio di successo di invertire la rotta, e presto. Peraltro i messaggi preelettorali non avevano in se una chiarezza e completezza che ci possa far dire: “gli elettori vogliono questo perché questo è stato proposto”; in vero spesso gli attuali vincitori hanno cambiato idea su alcuni temi e hanno insistito sulla espansione della spesa pubblica che, si sa, non ha mai dimostrato di essere una strada vincente e quindi non è più credibile. Certo alcuni ci hanno creduto ma certamente dopo il flop di Renzi e dei suoi 80 euro è evidente che non si tratta di un voto determinato dalle promesse reddituali o di pensioni negate con eccessiva leggerezza. Si tratta cioè di ragioni più grandi perché grande è stato il consenso e quindi molte le categorie sociali ed economiche coinvolte.

Ma si impone un’altra riflessione. È evidente che le tematiche da affrontare e risolvere al Sud sono non solo urgenti ma anche complesse come la coralità del voto indica quanto meno per la mancanza di una strategia chiara e sufficientemente ambiziosa che risponda a tanto disagio. Ogni malattia fa meno paura se sai quale medicina serve ma se non conosci il rimedio anche un dolor di testa può terrorizzare. Nel Sud si sommano le due cose: la gravità del malessere e la ignoranza del rimedio. Peraltro i mali del Sud sono in maniera ampliata ed in varia maniera i mali di tutta l’Italia e di tutti i Sud d’Europa. Quindi servirebbe a tutti (e non solo per dare risposte alle preferenze elettorali) una chiara strategia per liberare il Sud dalle sue angustie non certo appesantendo ancora un bilancio pubblico insostenibile (che andrebbe invece alleggerito drasticamente dai pesi che la soddisfazione delle infinite clientele ha imposto) ma consentendo alle specificità meridionali di esprimersi senza pagare dazi inaccettabili sia in quantità che in qualità alla burocrazia che altro non è che il braccio armato della politica che si vuole defenestrare. Burocrazia che è incarnata dai famigerati “percettori di tasse” comodamente seduti su intoccabili poltrone che succhiano il sangue dei pagatori di tasse per perpetuare il proprio potere e quello della classe politica che li ha messi lì. Potere “negativo” in quanto che può produrti un male (una multa, un procedimento amministrativo, la negazione di un permesso,…) se non pieghi la testa e paghi. Sembra che questa possa essere la sintesi di questo voto perché dietro alle milioni di motivazioni individuali non può non esserci questo anelito comune che è la vera rivoluzione culturale prima e politica dopo; si chiedono Istituzioni che siano a fianco dei cittadini e non contrapposte ad essi! e portatrici del Potere positivo in contrapposizione a quello negativo che stiamo defenestrando.

Canio Trione

 

 


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