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I tesori del Museo delle Civiltà di Roma al Mao di Torino

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 TORINO – La collaborazione avviata negli anni tra le due più importanti realtà museali italiane che hanno come oggetto d’interesse l’Asia, il MuCiv Museo delle Culture – Museo d’Arte Orientale di Roma e il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino, ha trovato un naturale punto d’incontro attraverso un accordo che prevede la presentazione a Torino di una importante selezione di opere d’arte conservate a Roma.
Così dal 20 aprile al 26 agosto prossimi, il MAO ospiterà la mostra “Orienti. 7.000 anni di arte asiatica dal Museo delle Civiltà di Roma“, che presenterà al pubblico circa 180 opere della ricchissima collezione romana, opere tra le più significative dell’ex Museo Nazionale d’Arte Orientale che troveranno una nuova e temporanea casa prima di approdare alla nuova sede dell’EUR.
La grande esposizione, come uno scrigno che si apre ai visitatori, metterà in luce l’arte di epoche e regioni poco rappresentate nel museo torinese, eccellenze della produzione artistica asiatica lungo sette millenni di storia, a partire dalla fine del VI millennio a.C.
Il progetto di mostra si svilupperà attraverso due filoni narrativi che nell’allestimento correranno paralleli.
Il primo filone riguarda la storia del Museo Nazionale d’Arte Orientale di Roma e delle collezioni che nel corso della lunga storia del museo sono entrate a farne parte. In ogni sezione il pubblico potrà apprezzare la storia delle collezioni, entrate a far parte del museo attraverso campagne di scavo italiane in Asia, accordi internazionali o donazioni di importanti collezioni private.
Il secondo filone riguarda le diverse aree colturali presentate in mostra, quali il Vicino e Medio Oriente antico, l’arte sudarabica, l’arte regale degli Achemenidi, dei Parti e dei Sasanidi, l’arte islamica ghaznavide e la produzione artistica dell’area persiana, per finire con le due grandi aree dell’Asia meridionale e dell’Asia orientale.
Il visitatore potrà apprezzare esempi straordinari che illustrano la Protostoria, l’Età del Ferro, l’arte sudarabica, delle culture imperiali iraniche, l’arte buddhista del Gandhara, la tradizione religiosa dell’Induismo e del Jainismo. Miniature indiane e bronzi tibetani, statuine cinesi e dipinti giapponesi si susseguiranno nelle sale della mostra.
Tra le opere esposte una Testa funebre in alabastro del I secolo a.C.- I secolo d.C. proveniente dallo Yemen. Si tratta di una categoria di manufatti che fino alla metà del secolo scorso erano già musealizzate, ma avulse dal loro contesto, la cui giusta collocazione è stata scoperta a partire della missione del 1947 di Ahmed Fakhry, ma solo gli scavi della Missione Archeologica Tedesca a Marib, alla fine degli anni Novanta, hanno però scoperto per la prima volta che queste teste erano posizionate su delle stele e non collocate all’interno di templi, come erroneamente ritenuto fino a quel momento.
E ancora in mostra si potrà godere della raffinatezza di un piccolo Calice con serbatoio conico scanalato con terminazione a testa taurina in argento sbalzato proveniente da Qasr-e Shirin, Iran occidentale, del periodo achemenide, IV secolo a.C. la cui valenza rituale è confermata sia dai testi, sia dal cerimoniale di corte assiro.
Sempre iraniana ma del periodo sasanide, VI-VII sec. d.C., sono gli Elementi di cintura: puntale, fibbia con ardiglione e placca, placche e pendenti in oro, manufatto realizzato unendo diverse tecniche, fusione, granulazione, battitura e incisione.
Dall’India, dal Rajasthan, del XVIII secolo arriva l’acquerello opaco su carta raffigurante un Diagramma cosmologico.
Dalla Cina del IV-II secolo a.C., dinastie Zhou Orientale – Han Occidentale, il Pendente in forma di drago realizzato in giada.
Il Museo Nazionale d’Arte Orientale in Roma venne istituito nel 1957 con Decreto del Presidente della Repubblica e aperto al pubblico nel 1958. Nel 2010 il museo è stato intitolato a Giuseppe Tucci (1894-1984), uno fra i massimi orientalisti del Novecento, che ne promosse la fondazione. Il Museo era un Istituto con finalità particolari del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Le sue specificità si sostanziavano innanzitutto nella tutela delle collezioni statali d’arte orientale e al contempo nella promozione di sempre maggiori conoscenza e consapevolezza in Italia riguardo alle culture e civiltà d’Asia, attività di valorizzazione resa tanto più necessaria dall’incalzare dei più recenti sviluppi globali. Dal settembre 2016 il Museo è formalmente confluito nel nuovo Museo delle Civiltà, chiudendo definitivamente nell’ottobre del 2017 per il trasferimento nella nuova sede dell’EUR di Roma.
L’attività della Missione Archeologica Italiana in Pakistan, guidata all’epoca da Giuseppe Tucci, fu promossa dall’IsMEO-Istituto Italiano per il Medio e l’Estremo Oriente. Giuseppe Tucci, noto anche al pubblico non specialista per le ricerche compiute nell’area tibetana in occasione di spedizioni delle quali ha lasciato memorabili resoconti di viaggio, è stato Presidente dell’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente (IsMEO) dal 1947 al 1978, e proprio Tucci fu uno dei principali promotori nel 1957 dell’allora Museo Nazionale d’Arte Orientale successivamente a lui intitolato.
I due istituti hanno organizzato, per oltre cinquanta anni, missioni archeologiche ed etnografiche in diversi paesi asiatici: Afghanistan, Armenia, Cina, Giordania, Iran, Iraq, Kazakistan, Nepal, Oman, Pakistan, Tagikistan, Thailandia, Turkmenistan, Uzbekistan, Yemen. Oltre al rilievo posto sull’attività archeologica italiana in Oriente, il percorso espositivo mette in evidenza la funzione centrale del museo d’Arte Orientale in Roma quale naturale collettore di importanti donazioni e depositi d’opere d’arte asiatica presenti in Italia, nonché della fondamentale attività di sorveglianza, svolta in collaborazione con le Soprintendenze territoriali, per controllare il transito doganale dei beni culturali, evitando la dispersione delle collezioni private.
Il MAO – Museo d’Arte Orientale di Torino è un vero e proprio viaggio in Oriente. Oltre 2200 opere provenienti da diversi Paesi dell’Asia, dal IV millennio a.C. fino al XX d.C., raccontano cinque diversi percorsi per cinque diverse aree culturali: Asia meridionale, Cina, Giappone, Regione Himalayana, Paesi Islamici dell’Asia. Culture millenarie distanti e poco conosciute si avvicinano al pubblico. Il MAO, invita ad un viaggio affascinante di scambio, scoperta e conoscenza.
In una realtà fatta di molte culture, il Museo contribuisce a costruire una comunità di cittadini che conoscono e amano le differenze. Al MAO tutti sono inevitabilmente stranieri, tutti hanno qualche cosa da imparare sugli altri e strumenti per riflettere su sé stessi.
A partire dalla sua apertura il Museo organizza mostre, conferenze, concerti, dimostrazioni ed esibizioni, visite guidate e percorsi tematici, attività per le scuole e le famiglie, proponendo al pubblico un consistente calendario di appuntamenti che consentono di conoscere gli aspetti più vari delle culture rappresentate dalle collezioni. Numerose anche le occasioni di partecipazione a grandi eventi culturali e di collaborazione con istituzioni Internazionali.  

 


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