Giustizia

Mattarella, mai intervenuto sulle nomine dei magistrati

Azione disciplinare della Cassazione contro i 4 togati del Csm autosospesi. Palamara e Fava rischiano il trasferimento. Si dimette il consigliere del Csm Morlini, lascia la Sezione Disciplinare Criscuoli. Le decisioni dopo che il Pg della Cassazione Fuzio ha promosso l’azione disciplinare nei confronti di tutti e quattro i consiglieri togati del Csm autosospesi per la vicenda degli incontri con l’ex presidente dell’Anm Palamara e i deputati del Pd Ferri e Lotti sulla nomina del nuovo procuratore di Roma, il cui iter ora potrebbe ricominciare da zero. 

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non ha mai parlato di nomine di magistrati ne’ e’ mai intervenuto per esse. E’ quanto fanno sapere fonti del Quirinale interpellate sulla vicenda sottolineando inoltre che la presidenza della Repubblica non dispone di notizie su indagini giudiziarie e che dal Colle non sono uscite informazioni al riguardo. Gli interventi messi in atto sono stati di carattere generale, per richiamare il rispetto rigoroso dei criteri e delle regole preposte alle funzioni del Csm. Per quanto riguarda invece Luca Lotti, evidenziano dal Colle, che l’ultimo incontro risale al 6 agosto 2018 quando e’ cessato dalla carica di ministro. 

 “Ribadisco innanzitutto di essere del tutto estraneo alle diverse questioni delle quali si è parlato sui media (vicenda Siracusa, Amara e Calafiore, rapporti con Centofanti, esposto del dottor Fava, reati di rivelazione del segreto d’ufficio e favoreggiamento personale, biglietti per partite della Lazio ed incontri con Lotito, incontri a casa della sorella di un ex consigliere). So però di avere compiuto un errore dovuto a leggerezza: casualmente ed in modo non programmato, in quanto invitato solo pochi minuti prima da un collega del quale mi fidavo, ho raggiunto ad un dopo cena alcuni magistrati consiglieri ed ex consiglieri del C.S.M.; all’incontro è successivamente e per me inaspettatamente intervenuto l’onorevole Lotti (poi da me mai più visto né incontrato), senza che io lo sapessi o lo potessi prevedere; pur essendomi congedato prima che la serata terminasse, non mi sono immediatamente allontanato, nonostante tutti noi parlassimo di questioni consiliari”. Lo scrive nella lettera di dimissioni dal Csm, il consigliere Gianluigi Morlini, uno dei 4 togati che si era autosospeso dalle attività di Palazzo dei Marescialli. “Per senso di responsabilità istituzionale e per potere difendermi al meglio nelle sedi opportune, ritengo necessario presentare le mie dimissioni da Consigliere – chiarisce – . Infatti, nel clima mediatico ormai creatosi, pochi sembrano volere distinguere ed analizzare separatamente le diverse situazioni e le diverse responsabilità di tutti i soggetti che sono stati a vario titolo coinvolti in vicende tra loro del tutto diverse: le dimissioni sono quindi l’unico modo per tutelare l’Istituzione, anche se, in questo momento davvero terribile, ritengo umiliante essere accomunato a chi ha fatto anche solo alcune delle cose che si leggono. Voglio pertanto con forza ribadire che il mio unico errore è stato quello, una volta trovatomi al posto sbagliato nel momento sbagliato, di non avere immediatamente preso le dovute contromisure, andandomene ed astenendomi dal parlare di vicende consiliari. Tale errore in buona fede non può però far revocare in dubbio l’assoluta correttezza della mia storia personale e professionale, che ritengo tutti mi riconoscano, avendo sempre agito, nell’attività giurisdizionale ed in quella consiliare, in piena coscienza e autonomia, senza condizionamento alcuno”.

“Anche la recente attività della Quinta Commissione da me presieduta lo dimostra – aggiunge – atteso che non è stata fatta alcuna nomina ‘a pacchetto’; la stragrande maggioranza delle proposte è stata unanime; per la prima volta in assoluto nella storia del Csm ci siamo poi, più volte, conformati al giudicato amministrativo di annullamento di nomine effettuate dal precedente Consiglio, ciò che in passato mai era accaduto. Inoltre, la correttezza e l’indipendenza con la quale ho svolto il mandato consiliare è confermata anche dal comportamento successivo nell’ambito dei lavori di Quinta Commissione relativi alla proposta di nomina del Procuratore di Roma, posto che nelle riunioni del 21 e 23 maggio ho dapprima rigettato la richiesta di alcuni consiglieri di anticipare la votazione, e ciò al fine di potere analizzare il suggerimento del Comitato di Presidenza di disporre le audizioni dei candidati; ho successivamente votato a favore della richiesta del Vice Presidente e del Comitato di disporre tali audizioni, pur se la richiesta è stata disattesa dal voto di altri; ho infine espresso nel merito il convinto voto a favore del candidato Giuseppe Creazzo, sostenuto sin dall’inizio della discussione della pratica pur nella consapevolezza della mia posizione minoritaria”. “Ciascuna delle tre decisioni è stata presa in piena coscienza e autonomia, senza condizionamento politico o esterno – chiarisce Morlini – e tali decisioni sono tra l’altro distoniche rispetto a pretesi accordi raggiunti al di fuori dell’attività consiliare, comportando per converso un forte momento di tensione con coloro i quali avrebbero partecipato a tali accordi”. 

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