Interviste & Opinioni

Una domanda per Matteo Salvini

Deve essere rimasto un po’ deluso il ministro dell’Interno, apprendendo che ad uccidere il giovane carabiniere nel centro di Roma non sono stati immigrati africani. Aveva detto subito, troppo presto: “Caccia all’uomo a Roma, per fermare il bastardo che stanotte ha ucciso un Carabiniere a coltellate. Sono sicuro che lo prenderanno, e che pagherà fino in fondo la sua violenza: lavori forzati in carcere finché campa”.

E forse già pensava ad una nuova legge per introdurre la pena dei lavori forzati nel nostro ordinamento. E forse già vedeva il bastardo con le catene ai piedi a spaccare pietre sotto il sole cocente. Poi i toni si sono smorzati, giacché si è saputo che gli assassini sono due giovani americani. Però qualcosa il ministro doveva pur dire e allora si è rivolto ai buonisti, che in questa faccenda c’entrano come i cavoli a merenda. Ha scritto su Facebook: «Sperando che l’assassino del nostro povero Carabiniere non esca più di galera, ricordo ai buonisti che negli Stati Uniti chi uccide rischia la pena di morte. Non dico di arrivare a tanto, ma al carcere a vita (lavorando ovviamente) questo sì!».

E va bene, in fondo per i detenuti un lavoretto in carcere è un sollievo. Una domanda per il ministro dell’Interno: perché non lo abbiamo mai sentito augurare lavori forzati a vita agli uomini italiani che maltrattano e uccidono le donne?

Renato Pierri


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