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Con la terra sotto i piedi: intervista ad Andrea Bianchi

Oltre Tevere

Domenica 8 settembre 2019, Andrea Bianchi torna con la seconda edizione del “Barefoot World Record per il clima”. Questo evento tanto atteso avrà luogo a Villa Welsperg nel Trentino. L’obiettivo è realizzare una fila indiana a piedi nudi in un momento in cui, dopo la tempesta “Vaia” dell’ottobre2018 che ha abbattuto milioni di ettari di foresta in Dolomiti, è ancora più urgente ritrovare una connessione con la Madre Terra.

Sul barefoot hiking, disciplina che prevede la camminata a piedi nudi in mezzo alla Natura, è incentrato il terzo libro scritto da Andrea Bianchi dal titolo “Con la terra sotto i piedi” edito da Mondadori. Attraverso questa interessante pubblicazione (la terza dedicata a questa tematica), Andrea Bianchi racconta un viaggio in mezzo alla natura, finalizzato alla ricerca delle radici profonde dell’Anima. “Camminare a piedi nudi in mezzo alla Natura” è un’esperienza inedita, fonte di insegnamenti esistenziali, riflessioni e imput creativi. Tramite essa è possibile giungere al “punto di ascolto perfetto” in cui ogni Uomo può sentire le vibrazioni più sottili di quell’armonia universale in cui sentirsi vivi lontano dalla frenesia e dal caos quotidiano.

Questo libro fa venire la voglia di mettersi in gioco per entrare in connessione con la propria Anima, attraverso il contatto indimenticabile con la Natura. Ci permette di imparare tanto su noi stessi e l’ambiente circostante. Ci fa vedere la vita sotto un’altra prospettiva arricchendola di valori spirituali autentici ed essenziali.

Nel 2017 Andrea ha fondato la prima scuola di barefoot hiking, “Il silenzio dei passi” nella quale conduce workshop esperienziali in cui la camminata a piedi nudi diventa l’occasione per entrare in connessione con la parte più autentica e vera di se stessi che al giorno d’oggi ci manca. Sulla passione per  barefoot hiking e sul suo terzo libro Andrea Bianchi si racconta in questa esclusiva intervista realizzata per noi.

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Com’è nata questa passione per il barefoot hiking?

Questa passione è nata circa una quindicina di anni fa per gioco per imitare mia figlia che durante una gita in collina improvvisamente si era tolta i scarponcini che aveva ai piedi per rimanere scalza, a contatto col terreno. Giocammo così per un quarto d’ora e quella esperienza mi ha segnato tanto. Mi sorprese a tal punto da regalarmi sensazioni nuove. Quel giorno tornai a casa con una domanda che mi risuonava in mente: “Si può camminare a piedi nudi in montagna e se sì quanto esercizio ci vuole?”. Mi si aprì un mondo nuovo dinanzi ame e così che intrapresi una serie di ricerche su questa pratica.

Uno degli obiettivi del barefoot hiking è entrare in connessione con la propria anima. Per te cos’è il dialogo interiore?

Significa entrare in connessione con la parte più profonda di sé stessi che passa attraverso il collegamento e la relazione con l’ambiente in cui ci si trova. Sono convinto che i problemi ambientali che stiamo vivendo hanno a monte la stessa causa o patologia, ossia la perdita di connessione progressiva con la terra e l’ambiente che ci circonda. Stiamo dimenticando la consapevolezza del fatto che “noi siamo Natura” e non possiamo continuare a stare sempre chiusi nel nostro ufficio e nella nostra auto. Il contatto con la natura è di vitale importanza e non va assolutamente sottovalutato. Siamo fatti di elementi naturali e camminare a piedi nudi su un sentiero o in riva al mare è il mezzo più efficace per recuperare questa connessione a livello emozionale oltre alla ragione. Risveglia sensazioni antiche e ricordi legati all’infanzia.

Camminare a piedi nudi è una dote innata e serve a risvegliare il proprio fanciullino.  Quanto questa disciplina ti è stata d’aiuto a recuperare questa dimensione?

Sono una persona tendenzialmente mentale che tende molto all’attività intellettuale. Questa disciplina mi aiuta a stare coi pedi per terra, a trovare una base, un radicamento. Le persone grazie al barefoot hiking ritornano a divertirsi, ad emozionarsi, ritrovano una sorta di equilibrio gioia e spontaneità che da adulti spesso si perde in nome della razionalità.

Per intraprendere un percorso di barefoot hiking cosa non dovrebbe mancare nel proprio “bagaglio esistenziale”?

La voglia di scoprire, il senso di adattamento, la capacità di uscire da quella che i psicologi definiscono “comfort zone”. Il barefoot hiking serve ad acquisire il coraggio di superare i propri limiti, paure e disagi e lasciarsi andare di fronte all’ignoto. Uno dei benefici di questa pratica è proprio un recupero della propria sicurezza, equilibrio interiore e capacità di stare in mezzo all’ambiente naturale- È utile per acquisire una consapevolezza nuova al fine di abbattere qualsiasi tipo di guscio e maschera che ci si autoimpone.

Il barefoot hiking può essere utile per un creativo per superare il famigerato “blocco dello scrittore”?

Sicuramente aiuta tanto perché consente di essere inondati da sensazioni inedite. Le persone che seguono i miei workshop sostengono che in seguito a questa esperienza hanno ottenuto un risveglio onirico. Oppure molti riacquisiscono la vitalità, l’entusiasmo e la voglia di fare e per una persona creativa questo è importantissimo. Il contatto con la natura risveglia le nostre energie più creative. È provato scientificamente da molte ricerche a livello neurologico. Grazie ad esperienze di questo tipo, il cervello cambia il suo funzionamento, sviluppa un pensiero olistico che è di vitale importanza per chi lavora col pensiero, con la fantasia e l’immaginazione.

Nel tuto libro ci sono ben tre capitoli dedicati al concetto di “punto di ascolto perfetto”. Come lo potremmo definire?

Il “punto di ascolto perfetto” è un luogo interiore. Lo si può anche rintracciare in un luogo fisico ma è innanzitutto uno stato dell’essere. Lo si può ritrovare in tanti luoghi. La natura aiuta a risvegliarlo. Nella natura lo stato di presenza è molto forte perché si ha un grado di percezione sensoriale molto alto. Nel libro questa idea del “punto di ascolto perfetto” è portato all’estremo perché viene presentato attraverso il protagonista del racconto nel racconto. Il protagonista appartiene ad un racconto inedito che ho scritto e che presento spesso nei miei workshop. È un uomo alla ricerca di questo “punto di ascolto”  al fine di acquisire una visione profonda della sua vita e dell’universo. La sua ricerca ha un risvolto spirituale. Questo obiettivo fa parte del percorso di vita di ognuno di noi che per sapere dove astiamo andando dobbiamo sapere dove si troviamo. Dobbiamo saper apprezzare il luogo in cui ci troviamo, essere nel momento. Purtroppo al giorno d’oggi l’uomo si muove nei “non luoghi” come aeroporti, stazioni, centri commerciali in cui non si è connessi in quello che si fa e si è.

 

Che tipo di persone frequenta i suoi workshop?

Persone che hanno bisogno di recuperare la connessione con sé stesse, lontane dalla frenesia del quotidiano. Solitamente sono frequentati dalle donne che sono motivate nell’intraprendere questo tipo di esperienza avventurosa.

Lei è il fondatore della prima scuola italiana di Barefoot hiking, “Il silenzio dei passi” fondata nel 2017. Per lei cosa significa insegnare questa disciplina?

Non sono una guida escursionistica ma insegno a camminare a piedi nudi in mezzo al Natura. È un’attività che mai e poi mai mi sarei ritrovato a fare. Sin da quando ho scritto il mio primo libro, alle presentazioni, il pubblico mi chiedeva incuriosito di accompagnarlo ad intraprendere questo tipo di esperienza. Le richieste sono aumentate a tal punto che mi sono ritrovato ad accompagnare veri e propri gruppi numerosi di persone. Ho sviluppato così un metodo didattico e stimolato da questo tipo di esperienza ho avuto l’dea di fondare una scuola per sviluppare workshop didattici esperienziali.

 Mariangela Cutrone


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