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Può accedere oggi in un qualsiasi ospedale di questo Paese.

Non parlo di malasanità, anzi, ma scrivo di un episodio di totale perdita di buonsenso dell’utenza, frutto del mondo in cui stiamo vivendo, senza prenderne piena coscienza.

Benessere & Medicina

Intorno a metà del mese scorso, non essendo in piena forma, tutt’altro, anche per accelerare accertamenti improcrastinabili ho deciso di ricorrere al 118 e, chiamata l’autoambulanza, di farmi portare al Policlinico di Bari.

Non ho fatto in tempo ad arrivare, tranquillamente. al Pronto soccorso, che ho subito un arresto cardiaco. Portato alla cardiologia d’urgenza, al primo tentativo di rianimarmi, nulla di fatto. Sentivo alcuni medici, giovani e meno giovani “presto, non perdiamo tempo, chiamiamo il rianimatore”.

Sono stati attimi confusi nella mia mente: poco dopo mi sono ritrovato in autoambulanza, fuori pioveva “a dirotto”, trasportato alla terapia intensiva  nella clinica cardiologica intestata al prof. Colonna.

Per due giorni non solo non avevo coscienza di chi fossi, sia pure a tratti, ma non riconoscevo l’ambiente circostante, eppure abito a poche centinaia di metri dal Nosocomio barese, e a passeggio ci passo non dico tutti i giorni, ma quasi. Ho financo tentato di spingere la mia adorata compagna a cercare di fuggire insieme, visto che ritenevo di essere caduto preda di sequestratori libici, che peraltro non vedevo ma dei quali avvertivo di essere circondato.

Infermieri, medici, specializzandi, parlo al maschile, ma la maggioranza erano donne, sono stati meravigliosamente affettuosi e comprensivi. Mi hanno fatto coronografia, Tac, Risonanza, analisi a ripetizione, finchè, dopo aver impiantato nel mio petto un defibrillatore, che si è aggiunto ai vecchi bypass aortocoronarici, le mie condizioni sono vistosamente migliorate, i valori quasi, normalizzati i globuli bianchi debellati.

In questo paradiso di efficienza e di comprensione, una notte una nota stonata. Ero già stato trasferito dalla terapia intensiva al reparto. Lì hanno ricoverato anche un 49enne originario del Bangladesh, che pare faccia il sorvegliante notturno ad un negozio di attrezzature tecnologiche e telematiche. Da poco costui era andato in bagno, quando sono stato colto dal bisogno di liberare la vescica. Mi avevano tolto il catetere da poche ore e credo fosse correlato.

Per non disturbare il compagno di stanza “e di sventura”, perché stare in ospedale non è comunque mai allegro, sono uscito in corridoio ed ho chiesto agi infermieri dove potessi trovare un altro bagno. Mi hanno mandato nella stanza accanto dal momento che era tutta di maschi.

Entrato, ho chiesto scusa ed ho tentato di spiegare la situazione. Niente da fare : sono stato aggredito, fortunatamente solo verbalmente, da uno dei tre ammalati, diventando presto oggetto di invettive  alternate. “Non lo puoi fare” etc. urlava. “Non ne hai il diritto….”Gli altri due ammalati (stanza a tre letti: “Se son siamo tutti d’accordo che ci vuoi fare”).

Mi è venuto naturale da un lato scusarmi e rassicurarli che non avrei usato il loro bagno, ma altrettanto naturale mi è venuto chiedere: “Scusate, ma cosa vi toglievo, cosa vi rubavo o sottraevo? Possibile che siamo diventati cosi? Se vi avessi chiesto il vostro piatto di minestra, di appoggiarmi sul vostro letto, avrebbe potuto esserci forse una giustificazione. Ma così proprio non capisco e, vi confesso, provo un misto tra dolore e disgusto”.

Uscendo da quella camera ho accennato l’episodio agli infermieri, che subito mi hanno mandato in un’altra stanza al momento vuota.

Il resto della notte, ma era quasi l’alba ormai, l’ho passato a riflettere ed a chiedermi se quel comportamento del “leader” gratuitamente cattivo e dei gregari pavidi e sottomessi fosse il frutto di questo mondo in cui si semina e si lucra consenso sul terrore o se fosse, almeno parzialmente, frutto del dolore, della salute carente che non contribuisce certo alle volte a renderci migliori.

Resta il fatto che sono stato aiutato a guarire e malasanità lì non ne ho vista. Magari qualche carenza nei supporti (lenzuola pulite mancanti, cibo “da ospedale”, ma il personale è veramente eccezionale dal punto di vista professionale ed umano. Grazie Amici.

 

Gianvito Pugliese, Capo redattore centrale.

 

P.S. Oggi sono passato a ringraziare il “rianimatore”. Si è quasi meravigliato, mi ha detto che non gli capita spesso…….

 

 


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