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L’amore “litigarello” raccontato da Felicia Kingsley

Libri

Lexi Sloan è un’ereditiera dell’Upper Side West di New York. Improvvisamente il suo “impero” crolla a causa di una mega truffa che suo zio ha attuato a danno dell’azienda di famiglia. La vita di Lexi cambia inevitabilmente. Si ritroverà senza soldi, senza casa e lavoro e imparerà a cavarsela da sola. Lungo il percorso della sua nuova vita conosce Eric Chambers, il detective dell’ Fbi assegnato alle indagini di questo caso di mega truffa memorabile di cui Lexi è vittima con suo padre. Eric sarà l’unico a dare una mano a Lexi ospitandola nel suo appartamento di Red Hook, nella periferia di Brooklyn.

La convivenza tra i due non sarà assolutamente facile. Dal carattere opposto e dallo stile di vita completamente diverso tra i due ci saranno tanti battibecchi e litigi divertenti. Può l’amore nascere tra due opposti? Ma soprattutto cosa si nasconde dietro le apparenze, la facciata con la quale interagiamo col mondo esterno? È quello che insegna la nuova commedia rosa di Felicia Kingsley dal titolo “La verità è che non ti odio abbastanza”, Newton Compton Editori. Questo è un romanzo che vi farà sorridere ed emozionare al tempo stesso. Già dai primi capitoli ve ne innamorerete.

 La Kinsgsley, mediante il personaggio di Lexi, ci insegna che nella vita le apparenze e l’immagine non contano quanto l’affetto vero delle persone che davvero ti vogliono bene e che non ti voltano mai le spalle quando si è nei casini. Mediante questo romanzo si ha l’ennesima conferma che l’amore è imprevedibile e litigarello. Ci sorprende quando meno ce l’aspettiamo e ci cambia. Si ciba di momenti condivisi e di valore. È la lezione che imparerà Lexi, la protagonista di “La verità è che non ti odio abbastanza” che nonostante le difficoltà della sua nuova vita si ritroverà più forte e ricca di esperienze e di affetti veri.

Del personaggio di Lexi che rimane impresso nella memoria del lettore, del concetto di resilienza che la sua storia ispira, dell’amore tra opposti parliamo con Felicia Kingsley, una delle più amate scrittrici italiane di romanzi rosa, in questa esclusiva intervista.

Com’è nata l’idea di creare il personaggio di Lexi Sloan, miliardaria dell’Upper East Side?

Racconto storie di donne, per intrattenere ma anche per fare riflettere e, nel caso di Lexi, volevo prendere un personaggio cresciuto tra agi e privilegi e metterlo a contatto con il mondo reale, obbligandola a destreggiarsi con la vita di noi comuni mortali.

Ho conosciuto diverse “Lexi Sloan” nella mia vita, una di queste, una bravissima ragazza di enorme cuore ma totalmente avulsa dal contesto. Come Lexi, anche questa ragazza non aveva la patente perché c’era sempre il suo autista a disposizione, e si è decisa a prenderla solo a venticinque anni, e solo perché le era venuta voglia di comprare un Porsche Carrera rosa. Essendo il Carrera un due posti, non poteva farla guidare allo chaffeur.

Ho provato quindi a immaginare questa ragazza a doversi arrangiare con mezzi pubblici e negozi di seconda mano anziché limousine e alta moda.

Questo non per punirla, io non vedo la ricchezza come una colpa (anzi, ben venga la ricchezza e che faccia girare l’economia), ma per spingerla a tirare fuori le sue risorse e la sua tempra.

Lexi ed Eric, protagonisti del tuo romanzo sono completamente diversi caratterialmente. È vero secondo lei che gli opposti si attraggono?

Le relazioni odio-amore si fondano su differenze superficiali che inizialmente sembrano invalicabili, ma il conoscersi e l’interagire portano a scoprirsi più simili di quanto s’immagini. Se due persone sono diametralmente opposte senza avere neanche un punto in comune non credo possano stare insieme. Bisogna avere diversità per arricchirsi a vicenda ma anche similitudini per comprendersi.

Lexi ed Eric si ritrovano a lavorare insieme sul caso di truffa di cui la stessa Lexi è vittima. Su che cosa dovrebbe basarsi un rapporto di collaborazione tra uomo e donna secondo lei?

Fiducia, stima reciproca, rispetto e una buona comunicazione. Facendo l’architetto, nel mio lavoro mi trovo a collaborare quotidianamente con colleghi uomini e il lavoro in team funziona proprio perché nessuno prevarica l’altro o pensa di avere le idee migliori. Si condivide ciò che si sa e si ascolta ciò che non si sa.

L’imprevisto è un fattore dominante nel suo romanzo. Che rapporto ha lei con esso nella vita quotidiana?

Gli imprevisti mi piacciono solo nei romanzi che scrivo. Come dice Lexi alla domanda di Lady Di “Ti piacciono le sorprese?”, rispondo: “Non quelle brutte”.

Lexi nell’affrontare le sue difficoltà si riconosce resiliente. Come definirebbe la resilienza?

Lexi nasce come un puzzle di personaggi ciascuno dei quali ho scelto per pregi e difetti. Emma dell’omonimo romanzo della Austen, come Lexi, è una ragazza orfana di madre, privilegiata e un po’ viziata che è convinta di sapere cosa è meglio per gli altri; ogni sua azione, anche se spesso con risultati goffi, è frutto del suo buon cuore e del voler il meglio per le persone che ama. Poi, Rossella O’Hara, di Via col vento è stata un altro contributo fondamentale alla creazione del personaggio poiché, pur essendo ostinata e a tratti egoista, non si piega e non si arrende davanti a nessuna difficoltà, che sia guerra, che sia fame, che sia miseria o morte. Rossella ha la stoffa della leader e non ha paura di prendere decisioni. Infine ho spolverato il tutto con il glitter di Paris Hilton perché, aldilà del personaggio che può piacere o meno, ha la grande dote di essere un’ottima comunicatrice.

Lexi è resiliente per questo insieme di caratteristiche e, come dice a Eric, a un certo punto, per fermarla bisogna spararle.

È proprio nei momenti bui che si capisce quali sono gli amici veri e questo lo scopre anche Lexi. Qual è il ruolo dell’amicizia nelle difficoltà?

Gli amici che sostengono Lexi sono come dei cerotti che la tengono insieme quando sta per andare in pezzi (emotivamente parlando). Come scoprirà a sue spese, meglio pochi ma buoni. E credo che valga anche per la realtà.

Quanto di Felicia Kingsley si può rintracciare in Lexi Sloan?

Non creo personaggi a mia immagine e somiglianza, quindi la risposta è: poco. Tuttavia mi nascondo nei dettagli: come Lexi sono golosa di orsetti gommosi e sono Titanica memoria, per esempio. O nel caso di Allegra, di Stronze si nasce, come lei mangio sempre prima i biscotti rotti. Se caratterizzassi le mie protagoniste a partire da me, avrei delle eroine tutte uguali.

Lexy spesso sostiene che l’immagine è tutto. È vera questa affermazione?

L’immagine non è tutto ma è di certo importante. Prendiamo un dietologo: chi andrebbe a farsi prescrivere una dieta da un dietologo con problemi di peso? Chi andrebbe da una parrucchiera con i capelli crespi? L’immagine, per molte professioni, è l’equivalente di una certa credibilità professionale.

Le racconto una storia, di per sé esemplificativa: conoscevo un commercialista molto parsimonioso che aveva lo studio di consulenza gestionale in un immobile dall’affitto basso e girava in Panda perché consumava poco. Un suo cliente gli ha consigliato di trasferirsi in un grattacielo nuovo di zecca e comprarsi un Mercedes decapottabile. Quando lo ha fatto, nel giro di poco, hanno bussato alla sua porta tutti gli alti papaveri della città per farsi gestire azienda e patrimonio. Come mai? Perché se vedo un commercialista che gira in Mercedes ho l’impressione che sappia gestire bene i soldi bene al punto da permettersi una supercar (e di conseguenza, spero che gestirà anche i miei soldi bene così che anche io potrò permettermi una supercar).

Il punto non è se l’immagine è tutto, il punto è che oltre all’immagine ci deve essere anche la sostanza. L’immagine senza sostanza è niente, e Lexi lo dimostra. Lei, a differenza di altri personaggi del romanzo, oltre all’immagine ha anche la sostanza.

Lei è una delle scrittrici di romanzi rosa più acclamate. Un romanzo rosa di successo quali caratteristiche deve avere?

Le dirò cosa piace a me, da lettrice, nei romanzi rosa che amo (molti dei quali, di largo successo): uso intelligente dell’ironia; dialoghi serrati al limite del cinematografico; ritmo incalzante e personaggi tridimensionali al punto da sentirseli seduti accanto mentre si legge. Cosa non ci deve essere: mille pagine di descrizioni al limite della pedanteria; dialoghi rarefatti e finti; frasi da cioccolatino grondanti sdolcinatezza; lunghi monologhi interiori che cristallizzano l’azione.

Perché il lettore de IlCorriereNazionale.net dovrebbe leggere “La verità è che non ti odio abbastanza”?

Perché? Non è già obbligatorio per legge, leggere “La verità è che non ti odio abbastanza”?

Scherzi a parte, lo consiglio a quelle persone che vogliono dedicare un po’ di tempo a sé stesse, al proprio relax e al proprio divertimento. E che, eventualmente, vogliono qualche informazione sui paradisi fiscali.

Ok, faccio la persona seria. Un motivo per leggere il mio romanzo è lo stesso per cui io, nella mia libreria ho davvero di tutto, dal thriller, allo storico, ai grandi classici e il rosa: perché nella vita bisogna fare posto anche alla leggerezza che, attenzione, non è sinonimo di superficialità.

Mariangela Cutrone

 


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