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Bari – Un 2019 vissuto, tutto sommato, alla grande

Sport & Motori

Un anno tra gli inferi della serie D (metà del 2018) ed un altro, l’anno che sta per terminare, nel purgatorio della serie C. Questo, in sintesi, l’anno 2019 del Bari che dopo il subentro di De Laurentiis ha ricominciato da zero per cercare di risalire in fretta la china con l’obiettivo dichiarato di arrivare in serie A al più presto. Terminato il 2018 con il pareggio casalingo contro il Roccella, squadra che poi si sarebbe confermata una mezza bestia nera, il Bari di Cornacchini ha iniziato il nuovo anno con la vittoria casalinga contro il Messina. Un Bari, ad onor del vero, noioso che ha sviluppato quasi sempre un gioco approssimativo che non ha mai entusiasmato i tifosi che, pure, nonostante la categoria, son sempre stati numerosi in relazione alla stessa. E i loro mugugni erano, del resto, più che legittimi e sacrosanti. Però il Bari ha continuato a vincere e a comandare il suo girone con la Turris sempre dietro, lì, sebbene lontana una decina di lunghezze, a fargli sentire il fiato. Ma alla fine l’ha spuntata il “noioso” Bari di Cornacchini. Terminato il campionato, Scala ha provveduto ad allestire una rosa rivoluzionata arruolando giocatori di categoria, molti di serie B, qualcuno di serie A (Costa ed Antenucci, ma anche Di Cesare sebbene si sia trattato di un ritorno), affidandola a Cornacchini il quale ha sempre prediletto il 4-3-3 con i due esterni ed il centravanti unico. Ma le vicende, nel frattempo, incorse, han fatto sì che il modulo di gioco cambiasse. Si è cominciato il torneo in questa maniera ma dopo le confortanti vittorie di Lentini e di Rieti dove il Bari, pur vincendo, non ha mai brillato anzi, non meritando affatto le vittorie, c’è stato il primo stop in casa contro la Viterbese, stop col quale il Bari ha perso l’imbattibilità che durava dal 27 gennaio del 2018 allorquando la squadra barese perse in casa contro l’Empoli, sconfitta che ha fatto storcere il muso ai tifosi che, come detto prima, non hanno mai visto bene l’allenatore a causa del suo “non gioco” e a loro – si sa – basta poco per accendersi nel bene o nel male. Poi, dopo il sofferto pareggio casalingo contro la Reggina, è arrivata la sconfitta umiliante di Francavilla Fontana, sconfitta che ha decretato l’esonero di Cornacchini. Al suo posto è arrivato Vivarini che, nonostante qualche pareggio di troppo, alcuni dei quali fortunosi, altri ottenuti sprecando il vantaggio, non ne ha persa una. Fino alla vittoria di Caserta che, purtroppo, non ha avvicinato ulteriormente il Bari alla Reggina, ormai capolista solitaria. In questo frangente, l’allenatore ha preferito il modulo 4-3-1-2 costringendo i numerosi esterni messi a disposizione da Scala, a rimanere in panchina, provando Terrani come trequartista con scarsi risultati nonostante i due gol effettuati. Sicché i vari Floriano, Neglia e D’Ursi (ed in parte lo stesso Terrani) han pagato con l’estromissione l’evoluzione tattica dell’allenatore. Il problema è che nella rosa del Bari c’erano (e ci sono) tanti giocatori bravi, alcuni sprecati per la C, ed è inevitabile che non tutti possono essere funzionali al progetto tattico dell’allenatore, inoltre quando gli avversari cambiano uomini o assetto, il Bari finisce per subire, mentre a sua volta, non riesce a trovare le risorse per cambiare lo stato delle cose in corsa risultando vani i ricambi. Nel corso dell’epoca Vivarini, tuttavia, il Bari ha continuato a non perdere pur lasciando giocare fin troppo gli avversari fino a soffrire moltissimo. Il suo obiettivo dovrebbe essere quello di raggiungere la capolista per darle scacco ma, per amor di verità, appare difficile tenuto conto dei quasi tre incontri alla settimana da qui alla fine del torneo per i quali occorrerà una rosa fresca e mai arrendevole. Si spera nel mercato invernale. Certo, c’è un intero girone di ritorno da giocare ed è vero che la distanza dalla Reggina è quasi siderale e forse incolmabile, pur confermando le aspettative (quasi 40 punti nel girone di andata in seconda posizione, non possono che confermarle). La sfortuna del Bari è stata proprio quella di trovarsi a dover gareggiare contro una squadra che non perde un colpo che sicuramente sta andando oltre le aspettative, sebbene fosse da ascriversi tra le pretendenti alla promozione, ma mai si sarebbe pensato che potesse andare a questa velocità. Ma è altresì palese che, con ogni probabilità, la squadra calabrese dovrà prima o poi perdere qualche colpo altrimenti produrrà 100 punti, diciamo che la cosa è improbabile, ed il Bari dovrà essere bravo a farsi trovare pronto per rosicchiare qualche punto. Le rivoluzione di gennaio non servono, anzi, potrebbero arrecare danni perché occorrerebbe tempo per far integrare i nuovi giocatori, piuttosto dovrà trovare gente già pronta a scendere in campo, motivata e affamata di gare e Vivarini riteniamo che abbia già in mente le fisionomie dei giocatori funzionali alla causa che sarà pur sempre quella di raggiungere la Reggina. Mission impossibile? Solo il campo potrà dirlo.

 

Massimo Longo


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