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Perché Jans Weidman vuole una Bce “incollata all’inflazione”. Potrebbe pure essere fortunato

Economia e Finanza

Recentemente il Governatore della Bundesbank, Jans Weidmann è intervenuto affermando quello che a molti potrebbe apparire come qualcosa di ovvio: nel perseguire le proprie politiche la BCE deve attenersi strettamente all’obiettivo dell’inflazione. Del resto questo è contenuto nello statuto della Banca Centrale, che deve conseguire la stabilizzazione nell’andamento dei prezzi e non ha nessun obbligo, proprio nessuno, diverso da questo. Soprattutto non  c’è , fra gli obblighi della BCE, quello di garantire un certo livello di crescita economica o di occupazione. Al contrario della FED e di qualsiasi altra Banca Centrale al mondo, la BCE potrebbe vedere i cittadini europei morire di fame per le strade, ma, avendo contenuto l’inflazione attorno al 2%, dire che tutto va bene.

Perchè allora Weidmann si preoccupa di ribadire questo concetto? Perchè è messo in dubbio da più punti, e per diversi motivi:

  • prima di tutto il concetto, fondamentale nella storia dell’economia, per cui inflazione e la disoccupazione sono legati inversamente, viene messo sempre più in discussione da pèiù parti. Se disoccupazione ed inflazione non sono legate, perchè non stimolare la crescita comprando più debito?
  • quindi la nuova spinta demagogica del Green New Deal, la piccola follia politica che permette la sopravvivenza della commissione, basandosi sulla pretesa che il PPE creda alle varie gretinate di sinistra, può avere una qualsiasi ricaduta solo se si trovano le risorse finanziarie per finanziarla. La Von Der Leyen ha affermato che questo avverrà con 100 miliardi di investimento all’anno per 10 anni, i famosi 1000 miliardi di investimento sotto forma di Titoli della BEI. Però questi titoli bisogna poi metterli sul mercato e molti pensano che la giusta collocazione dovrebbe essere farli acquistare , a tasso nullo se non negativo, dalla BCE.

Queste spinte sono molto forti, anche nei paesi usualmente “Austeri, ed allor il caro Jens mete le mani avanti. Inoltre, con la furbizia nordica che lo contraddistingue, spera di poter modificare la misurazione dell’inflazione, in modo da farla apparire superiore. Semplicemente, come dice Milano Finanza, Weidmann spera di includere una parte dell’aumento dei valori derivante dalla bolla immobiliare tedesca per poter far innalzare l’inflazione e quindi far vedere che il target della BCE, pari al 2%, è stato raggiunto e spingere la Banca Centrale ad interrompere i tassi negativi e la politica monetaria di carattere espansivo.

Un trucchetto che però da un lato viola proprio il concetto di inflazione, legato ai costi dei beni di consumo. Introdurre i valori degli investimenti immobiliari non è una cosa corretta, anzi è proprio, come detto prima, un trucco che, al limite, potrà aumentare di uno 0,2% l’inflazione per la Germania,  da 1,6% a 1,8%, ma niente 2%.

Eppure Weidmann potrebbe essere fortunato, lui, ma il resto del mondo molto meno. In questo momento le catene logistiche di mezzo mondo sono interrotte a causa del Coronavirus che , se proseguirà la propria opera, obbligherà a ridefinire molte produzioni industriali fuori dalla cina, verso, Europa, USA, o altri paesi avanzati. Se l’effetto avverrà abbastanza a lungo potrebbe perfino riaccendere l’ormai morta Curva di Phillips, cioè la relazione fra inflazione e disoccupazione. Weidmann sarà contento, l’umanità molto meno.


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