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Coronavirus, Prof. Ignazio Marino: Non si può imporre uno Stato di polizia

Benessere & Medicina

Il virus potrebbe mutare, aumentando i contagi ma diminuendo la virulenza. Circo mediatico in Italia? In qualunque circostanza, chi si trova nel panico si difende peggio di chi ascolta e ragiona” 

Il Professor Ignazio Marino è intervenuto ai microfoni di Matteo Torrioli su Radio Cusano Campus  per parlare dell’emergenza coronavirus

Misure drastiche: “Certamente non si può, rispetto ad una situazione sanitaria così importante ed ancora imprevedibile, imporre uno stato di polizia. È necessario che le persone si rendano conto che così come è stata presa la decisione di chiudere gli ambienti scolastici per l’impossibilità di mantenere una distanza di almeno un metro tra le persone, così dovrebbe essere anche evitata la presenza massiccia di persone in luoghi come i centri commerciali o i parchi. L’Italia è fortunata nell’avere il professor Walter Ricciardi. Sia lui che altri esperti hanno ripetutamente indicato quali siano le misure necessarie per prevenire l’aumento dei contagi”

Il comportamento del coronavirus. “Sono negli Stati Uniti. Ho esperienza in malattie infettive e virali è limitata a soggetti particolari ovvero i soggetti trapiantati. Come altri specialisti del settore conosco i virus. È un virus RNA che ha la capacità di mutare abbastanza velocemente. Normalmente questi virus della famiglia del coronavirus sono tali che mutando aumentano l’infettività ma diminuiscono la loro virulenza e quindi dovrebbero un numero maggiore di contagi ma di minore gravità. Questo però è tutto ipotetico. Nessuno può fare affermazioni che confermino questo comportamento di una famiglia di virus che conosciamo dagli anni ’60”.

Lei ha puntato il dito contro il circo mediatico dell’Italia: “A me, come a molti, ha infastidito il fatto che in seguito ad una aggressività mediatica italiana gli Stati Uniti, in questi giorni, abbiano mostrato mappe del mondo in cui l’Italia sembra essere un Paese untore del pianeta. Credo che l’Italia abbia un servizio sanitario nazionale che altri Paesi, come gli stati Uniti, non hanno ed ha la capacità di rispondere bene alle emergenze. Allo stesso tempo creare una situazione sociale di panico non aiuta. In qualunque circostanza, chi si trova nel panico si difende peggio di chi ascolta e ragiona”.


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