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Conte e Orban: qual è la differenza?

Politica italiana

di Raffaele Vairo

La domanda non è oziosa e non è neanche mia. La si sono posta alcuni parlamentari italiani che ideologicamente si ispirano a una destra che ormai credevamo morta. Invece era solo assopita. Per cui basta poco per risorgere più insidiosa che mai.

Come si sa, il capitan fracassa ha salutato la decisione del Parlamento ungherese come un atto altamente democratico e il trasferimento di tutti poteri dello Stato nelle mani di un uomo solo, Urban, sarebbe (bontà sua) in perfetta sintonia con i principi democratici che sarebbero ispiratori anche delle sue voglie dittatoriali. Il temerario giudizio del capitan fracassa è pienamente condiviso dalla leader dei cd fratelli d’Italia, l’on. Giorgia Meloni, che non vede alcuna differenza tra il comportamento del Governo Conte e la decisione del Parlamento ungherese. Ai loro occhi il fatto che il nostro Presidente del Consiglio abbia affrontato l’emergenza determinata dal coronavirus a forza di decreti sarebbe nient’altro che un’arbitraria assunzione di poteri non previsti dal nostro ordinamento.

E’ vero? Non è vero?

La questione posta dai parlamentari sovranisti va affrontata esaminando le statuizioni dettate dalla Costituzione Repubblicana, che i problemi dell’emergenza li ha previsti e risolti nel rispetto dei principii fondamentali che sono alla base della nostra democrazia. Non solo. Di ogni democrazia.

Ma veniamo ai fatti.

Il Presidente del Consiglio Conte ha adottato i cd DPCM (decreti del Presidente del Consiglio) sulla base di una legge di conversione approvata dal parlamento. Quindi non li ha adottati arbitrariamente, ma sulla base di principi e criteri direttivi.

Sappiamo che la potestà di emanare leggi appartiene esclusivamente al Parlamento. In virtù del principio della separazione dei poteri. Avranno i nostri eroi sentito parlare del Montesquieu e della sua opera principale L’esprit des lois? Forse no. Ma se ne hanno sentito parlare, allora sono in mala fede e, quindi, intellettualmente disonesti. Comunque, la dottrina del Montesquieu è stata condivisa dagli intellettuali del tempo, gli Illuministi, e in seguito utilizzata dai maggiori Stati europei che hanno scritto le Costituzioni ispirandosi al principio della separazione dei poteri.

La nostra Costituzione, democratica nell’enunciazione e nella realtà, ha sancito, nel pieno rispetto del principio della separazione dei poteri, che la funzione legislativa appartiene al Parlamento e non al Governo. Tuttavia, nelle ipotesi di eventi straordinari ed eccezionali, non ha escluso la potestà del Governo di emanare provvedimenti (decreti legge) che abbiano forza di legge. L’art. 77, comma II, della Costituzione stabilisce: “Quando in casi straordinari di necessità ed urgenza, il Governo adotta sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni”. Il comma successivo statuisce che i decreti perdono efficacia sin dall’inizio se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Come si vede, il controllo del Parlamento è effettivo, ed è continuo, tanto che, le Camere possono regolare con legge i rapporti eventualmente sorti sulla base dei decreti non convertiti.

La pandemia rientra nelle fattispecie previste dall’art. 77? Ai nostri sovranisti l’ardua sentenza.

In ogni caso, a me sembra che il governo si è mosso nel pieno rispetto delle norme costituzionali che, forse, non sono conosciute da alcuni politici che, quindi, parlano a vanvera senza sapere quello che dicono. 


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