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Pandemia da Pandemonio: chiudono cultura, turismo ed arte in Italia

Arte, Cultura & Società

Nonostante che il coronavirus dia segni di rallentamento dovuto al fatto che l’ impegno eroico e la grande  professionalità di medici, infermieri e volontari della sanità stanno impedendo che l’epidemia corra più veloce delle misure sanitarie  predisposte per ridurre i contagi e i decessi, il Premier Conte ieri sera nel suo ormai consueto messaggio agli italiani sulla situazione pandemica nel nostro Paese  ha comunicato che tutto resta bloccato e che si riparlerà di allentamento delle misure di prevenzione, di restrizione e di lotta al coronavirus solo dopo il 14 aprile e sempre che  le condizioni lo permetteranno.

Una dichiarazione la sua per un verso accolta positivamente da tanti ma che peraltro in molti sta destando sbigottimento, e che comunque lascia interdetti. Nel suo discorso non vi è stato alcun riferimento anche se minimo ai temi della cultura e del turismo, settori fondamentali e trainanti per l’economia del nostro Paese, settori ormai boccheggianti che rischiano il default con danni incalcolabili e che coinvolgono in questo dramma senza precedenti le numerose organizzazioni culturali presenti tutto il territorio. Tra le misure urgenti applicate per limitare la diffusione del Coronavirus il decreto adottato dal Consiglio dei Ministri, reiterato dai successivi DPCM, ha previsto la chiusura forzata dei Musei e la sospensione della domenica gratuita nei circa 455 tra musei, parchi archeologici statali e siti comunali sparsi per l’Italia; l’iniziativa era stata reintrodotta dal ministro Franceschini in maniera stabile poco più di un mese fa e che dalla sua introduzione nel 2014 ha portato nei musei statali oltre 17 milioni di visitatori.

Una chiusura senza precedenti, che si prefigge di limitare occasioni di aggregazioni ma che peserà inevitabilmente sul settore. E che il turismo culturale prima del coronavirus avesse preso la giusta strada lo dimostrano anche i dati forniti dal Ciset: nel 2018 la spesa internazionale del turismo culturale ha sfiorato i 16 miliardi di euro e pesa per il 58% del totale delle entrate registrate in Italia, con un incremento del 2%, più contenuto rispetto al +8,3% del 2017. Alla cifra totale vanno comunque aggiunti 1,8 miliardi di spesa dei turisti del ‘paesaggio culturale’ ovvero gli interessati all’enogastronomia, alla ruralità e alla natura. Nel 2018 le province di Roma, Venezia, Milano, Firenze e Napoli hanno attratto oltre il 46% delle entrate totali per turismo internazionale: il Colosseo, Pompei, Uffizi e Accademia a Firenze e Castel Sant’Angelo a Roma pesano quasi il 60% degli introiti.

Ora però che nella top dei 30 siti statali più visitati sono chiusi il Cenacolo Brera a Milano, Venaria Reale, Museo delle Antichità Egizie Musei Reali a Torino, il Museo Archeologico e le Gallerie dell’Accademia di Venezia, il Museo di Palazzo Ducale a Mantova e il Castello Scaligero, le Grotte di Catullo e il Museo Archeologico a Sirmione, il Museo storico del Castello di Miramare a Trieste, cosa accadrà?. Il bilancio che si preannuncia sin d’ora negativo e per molti  nefasto per i settori interessati lo si potrà fare solo a emergenza rientrata quando la cultura tornerà ad aprire le sue porte.
Non solo le istituzioni statali hanno chiuso: a Milano gli spazi di Pirelli Hangar Bicocca sono temporaneamente chiusi, stessa cosa per la Fondazione Prada . A Torino è stata rinviata al Castello di Rivoli la mostra internazionale sulla «The Sigg Collection of Contemporary».

Un grido di allarme arriva dalle imprese culturali attraverso Federculture che in un accorato comunicato stampa fanno sapere che «Gli effetti provocati dal diffondersi del contagio del Coronavirus nel nostro Paese si stanno abbattendo con particolare gravità sull’intero settore della cultura. Le filiere della cultura e dello spettacolo subiscono in questi giorni danni provenienti contemporaneamente da diverse direzioni. Dalle chiusure precauzionali, ai timori diffusi di trovarsi in luoghi pubblici, alla sostanziale paralisi del turismo interno oltre che quello internazionale, deriva il rischio di piegare un comparto essenziale non solo per la nostra economia ma per la nostra stessa qualità della vita». Insomma la chiusura per le imprese culturali si sta rivelando una vera e propria calamità che potrebbe produrre danni strutturali in un ambito che registrava già livelli precari di sostenibilità.

Per questo Federculture chiede al ministro Franceschini: «di affrontare anche questa parte della crisi che il sistema Italia sta attraversando, con interventi urgenti di contenimento dei suoi effetti a breve e medio termine, e chiede di convocare le parti coinvolte per esaminare le possibili misure da adottare, anche in termini di adeguata comunicazione, e unire alla doverosa attività di prevenzione le azioni necessarie per ridurre l’impatto che la situazione sta avendo sulle aziende e le istituzioni della cultura». Lo storico  Piccolo Teatro ha annullato tutte le sue iniziative in programma, comprese le repliche  e le recite pomeridiane fino a nuova comunicazione da parte degli Organismi preposti.

La  Scala di Milano e La Fenice di Venezia hanno sospeso le loro programmazioni: «pensiamo di ricalendarizzare le manifestazioni nei prossimi mesi, per rendere agli spettatori quel che hanno perso provvisoriamente”.  I dati certi e allarmanti arrivano da Federturismo secondo cui solo per il mese di febbraio le perdite si aggirerebbero intorno ai 5 miliardi di euro. Tra gite scolastiche annullate con rimborsi per causa di forza maggiore, settimane bianche saltate e stranieri spaventati dall’Italia in quarantena, alberghi e agenzie di viaggio calcolano danni enormi. Mentre purtroppo si assiste impotenti al crollo totale delle prenotazioni per i ponti pasquali e primaverili. Intanto già cinque Paesi, dall’Irlanda a Israele passando per Montenegro, Macedonia e Serbia, hanno sconsigliato ai propri cittadini di venire in Italia. A Milano si iniziano a mettere in dubbio i prossimi principali eventi culturali della città: il Salone del Mobile e Miart, la Fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea che con 181 gallerie provenienti da tutto il mondo avrebbe dovuto aprire le sue porte il 17 aprile per consentire lo svolgimento della sua 25esima edizione, ovunque il mondo dell’arte corre ai ripari per arginare l’emergenza. Così anche il Mercante in fiera di Parma, l’appuntamento italiano dedicato all’antiquariato, modernariato e collezionismo vintage.

Zero incassi nei 1830 schermi presenti nelle sale cinematografiche italiane, uscite rinviate a data da destinarsi: l’effetto coronavirus sta pesando anche sul cinema, che vede bruscamente interrotta la tendenza positiva registrata dal mercato lo scorso anno e nelle prime settimane del 2020. Se il presidente dell’Anica, Francesco Rutelli, ha sottolineato il senso di responsabilità con cui l’industria si è adeguata alle misure per fronteggiare l’emergenza, pur evidenziando le “conseguenze economiche significative”, l’Agis (Associazione generale italiana dello spettacolo) e la Federvivo hanno chiesto al ministro della Cultura Franceschini di aprire uno “stato di crisi” per il settore. “Il blocco di ogni attività in tutte le regioni italiane sta generando infatti un impatto economico estremamente negativo, tanto per il crollo dei ricavi da bigliettazione quanto per la drastica riduzione delle paghe degli addetti del settore”, hanno scritto in una lettera aperta, invocando “adeguate risorse” e “provvedimenti normativi che evitino qualsiasi penalizzazione”. Avremmo gradito da parte del Premier Conte una maggiore attenzione per questi comparti vitali per il nostro Paese con l’assegnazione di contributi finalizzati ad alleviare sia pure in parte gli effetti negativi dell’epidemia.

I soldi ci sono (almeno così sembra), si è parlato di un primo stanziamento di 25 miliardi a cui si sarebbero aggiunti altri 25, certo non sono i 550 miliardi stanziati dalla Germania per affrontare l’emergenza economica e sociale creata dal coronavirus ma ci sembrano sufficienti per dare corso ai primi interventi di sostegno.

Marcario Giacomo

Comitato di Redazione de “Il Corriere Nazionale”


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