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Si cerca di fare la storia nel tempo del coronavirus. Che banalità!

Arte, Cultura & Società

Pierfranco Bruni

Si vuole entrare nella Storia. Si vuole fare la storia. Si cerca di essere la Storia! Che bagaglio di ignoranza in una vita agonizzante. Una vita? O una gita nella vita? Qualcuno si illude che sia una gita nella vita. Quindi penserei che la sofferenza viene vissuta come una fantasiosa vacanza dalla vita vera.
Perché si vuole entrare nella storia facendola? Che grande baggianata. Al centro di questo scenario recita l’Europa. Quale? Il virus corona intanto è una terribile realtà. Uso metafore. Ma non tanto metaforiche.
Non siamo neppure ad una Europa del caffè e tanto meno delle culture come avrebbe voluto George Steiner (“Una certa idea di Europa”, 2005).
Siamo dentro l’ignoranza e la barbarie di cui il potere si serve per porre in atto una strategia di assolutismo relativista e negativista. L’idea di una Europa alla Steiner non esiste. Neppure una idea antropologica alla Zambrano. Ancor di meno alla De Unamuno.
Non siamo più eredi. Siamo diseredati della e dalla storia. Vulnerabili. Senza una religione di un Dio che possa illuminarci, perché Dio è morto non solo metaforicamente o niccianamente, lo sbando di Cristo è quello di restare fissato sulla Croce in una epoca senza luce anche in tempi quaresimali. Questo tempo che viviamo non è il vizio della solitudine ma il vero mistero di un anti Cristo.
Ci sentiamo tutti il sale del mondo come avrebbe ridetto Tomasi del Gattopardo. Siamo tutti convinti di entrare nella storia senza sapere, ecco la grande ignoranza menzogna altro che grande bellezza, che la storia è finita segnata dalla barbarie. Il nostro tempo non è tragico. Assolutamente non tragico. Ma perfettamente barbarico. 
La barbarie è dappertutto. In una europa senza conoscenza religiosa – antropologica domina la barbarie e noi italiani la acquistiamo a prezzo leggero, quasi quando un giorno costavano le mascherine prima del corona. Tanto la leggerezza è degli uomini poveri mediocri miseri che pensano di restare nella storia o di fare la storia.
Non è l’uomo a fare la storia. Mai!  È la storia che fa l’uomo virtude. In un tempo mediocre gli uomini sono mediocri. La loro mediocrità però rende tutto debole banale e barbaro.
Perché dover insistere su una Europa del caffè? Si chiederebbe Steiner (morto il 3 febbraio scorso). Perché siamo vittime di un oltraggio. Quello di essere governati dalla nullità. Il potere è barbaro perché è  gestito da nullità. Ovvero dal nulla del pensiero e le azioni sono il coordinamento del non pensiero.
Non siamo dentro la filosofia del nulla, in quanto non esiste alcuna filosofia a questo tipo di barbarie. Dentro il nulla antropologico certamente. Bisogna essere Storia. Non condizionare la storia. Perché non si lascia condizionare.
Chi pensa che la storia siamo noi è un completo ignorante che vede nel progressismo una idea. Attenzione. La storia diventata tale non è una idea e non ha idea.
Ritorno a Steiner che aveva intravisto un pensiero metafisico europeo in Tolstoj e Dostoevskij.
Il cristiano ortodosso che si affida alle confessione di una guerra e di una pace da una parte. L’uomo del delitto e del castigo con il passaggio terribile del grande inquisitore che intreccia Dio e l’anti Dio per giungere sempre ad una confessione terribile dall’altra parte.
Due confessioni. La prima della maschera. La seconda del sottosuolo. Io sceglierei il sottosuolo. Entrambe però in un conflitto teologico. Il primo pavido. Il secondo coraggiosamente dignitoso.
C’è di mezzo lo strumento del potere della Chiesa. Una bassa. L’altra alta. Una del nascondimento. L’altra della verità. Una della povertà di pensiero relativista.  L’altra grandiosa della Tradizione. Che altro dire su ciò?
Steiner mi risuona come un cembalo. Siamo realmente alla tristezza della ragione? Forse sì. O probabilmente siamo ad una ragione che si illude ragionevole?
Che agonia questo nostro tempo in mano a barbari e ignoranti. Se fossi Dio porterei la conclusione del Giudizio Universale!


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