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I disegni dei bambini di Cene contro il “Cattivirus”

Lombardia

 Nicola Andreoletti

Nel disegno di un bambino c’è più verità che in tante parole. Per capire cos’è la crisi del Coronavirus in Val Seriana basterebbe soffermarsi con attenzione sulle linee e i colori dei bambini di Cene. Lavori realizzati per un progetto partito online nelle scorse settimane sui Blog della casa editrice Funtasy, del magazine Okay! e sulla pagina del Gruppo Facebook  “Noi Siamo Okay!”.

Un progetto con la regia del giornalista e scrittore bergamasco Roberto Alborghetti, già autore di diverse pubblicazioni per bambini e ragazzi. «L’idea è nata rispondendo alle esigenze pervenute dalle scuole. Le insegnanti ci chiedevano un aiuto per continuare ad avere un rapporto con i bambini delle primarie e i ragazzi delle secondarie», spiega Roberto Alborghetti nell’intervista realizzata per il tg di Antenna2 che trovate nel video sotto.

Ecco allora l’idea di una storia, da sempre il modo migliore per comunicare con i più piccoli. «Abbiamo deciso di far parlare un virus che abbiamo battezzato “Cattivirus”, grazie all’aiuto di una bambina – prosegue Alborghetti -. Abbiamo costruito sette puntate, tuttora online. Da lì c’è stata una risposta inaspettata: abbiamo ricevuto quasi ottomila lavori tra testi, poesie e messaggi. La bellezza di questa iniziativa è che il web è diventato un veicolo per aiutare i bambini a capire in che momenti siamo precipitati, cercando anche di accompagnarli nelle loro paure».

Un disegno degli alunni di Cene

Tra i tanti disegni arrivati, hanno un significato speciale quelli della scuola primaria di Cene. Lavori che hanno emozionato tante persone perché provenienti dall’epicentro dell’emergenza, la Val Seriana. «L’insegnante Vera Bonaita ha coinvolto due classi quinte e sono arrivati disegni molto toccanti – sottolinea Roberto Alborghetti -. Hanno fatto pensare anche noi al mondo che si crea nella mente di questi nostri ragazzi. Però questi disegni ci comunicano anche speranza e voglia di reagire».

Il video con l’intervista a Roberto Alborghetti:


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