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Solidarietà a Giovanna Botteri

Cronaca

di Adriana Domeniconi

Carissima Giovanna, “Non ti curar di loro, ma guarda e passa” Sei bella, le Donne vere sono quelle come te che emanano un fascino particolare che è profuso e viene dall’anima. I nostri avi latini esordivano affermando che il volto è lo specchio dell’anima e tu incarni proprio questo assunto. Il tuo stile semplice e sobrio trasmette una bellezza straordinaria che si palesa dall’alto spessore culturale che è insito in te, Cultura purtroppo, che, oggi, è diventata una perla rara, in via di estinzione. Non hai bisogno di fronzoli né di mostrare una personalità artefatta e patinata Nella vita è rilevante, significativo ed essenziale “ESSERE e non APPARIRE.

Il mito dell’apparire e ……. dell’essere

ECCOLA!!! La reginetta, la star dell’anno 1959, che ha allietato con la sua presenza grandi e piccini. Una eleganza. una grazia nel portamento, sessantuno anni, ma non li dimostra!!  

E’ l’icona della femminilità occidentale, ben lontana dalla Donna angelicata di Dante e degli Stilnovisti o dalla “femmina,, lasciva di boccaccesca rimembranza.  Sul suo viso di plastica, così levigato da sembrare di porcellana o ambrato, non compare nemmeno una ruga, il tempo non ha intaccato la sua bellezza, anzi, nei decenni è diventata pure più giovane, cambiando anche il suo stile d’ abbigliamento: gli abiti da sera new look – il taglio a vita stretta creato da Cristian Dior – sono stati sostituiti da minigonne, jeans, e giubbotti indossati per apparire più sbarazzina, plagiando ed imitando le liceali. Certamente la rammentiamo tutti: i capelli biondi platino sciolti lungo le spalle o raccolti in una elaborata acconciatura, gli occhi azzurri e birichini che le donano quell’aria impertinente, che tanto affascina il mondo maschile, le labbra dipinte e tratteggiate con un rossetto carminio che le rende carnose e sensuali, la  figura alta e slanciata, le gambe lunghe, il corpo tonico, che non ha subito mutamenti, anzi è rimasto indenne durante gli anni senza che una smagliatura arrivasse a sfigurarle il personale da novella Dorian Gray.

A questo punto vi domanderete di quale velina o starletta io stia parlando: strano a dirsi di nessuna di queste belle statuine, ma della famosa Barbie, la bambola che, con la vita a clessidra, è diventata un fenomeno internazionale (aveva, infatti, una taglia 38, poi la Mattel, casa produttrice del gioco, subissata dalle giuste lamentele dei genitori, preoccupati che le loro figlie diventassero anoressiche nella smisurata voglia di somigliare al loro idolo di plastica, cambiò la taglia da 38 a 40. Che grande salto di qualità…!!). Con il suo fisico da urlo ha incarnato per anni il simbolo della “donna perfetta”, ha purtroppo accompagnato le bambine nell’età adulta, proponendo questo modello da imitare, ha infine rappresentato la traduzione del credo sociale della bellezza contemporanea. Infatti la “Mimesis”, di aristoteliana memoria, è propria di ogni essere umano come istinto puerile, infantile e immaturo, dove la realtà e la finzione, non solo si confondono ma, anzi, si alleano per rendere concreto il sogno di una bellezza straordinaria in una dimensione elegiaca dell’apparenza, che incarna così la rappresentazione della “femme fatale”. Questa bambola ha impersonato la visione dell’apparire effimero, che sposa il dogma dell’edonismo, che certo non costituisce l’essenza dell’individuo, perché è l’“ESSERE” la chiave di lettura di noi stessi, come siamo veramente interiormente e nel profondo dell’anima: cosa e come pensiamo.  Ma questa parte di noi non viene alla luce nella sua completezza: spesso l’“ESSERE” può collidere severamente con l’”APPARIRE”; a volte “ESSERE” E “APPARIRE” non sono due sfere distinte e separate, ma influiscono a vicenda l’una sull’altra. Molto spesso noi non viviamo nella verità dell’”ESSERE”, ma nella corazza dell’“APPARIRE”.  La chiave per comprendere questa dicotomia è che nell’interiorità ed esteriorità dell’uomo “MORALE e BELLEZZA” non possono vivere in uno iato, ma si compenetrano e creano una diade più o meno omogenea. Dobbiamo indagare sul rapporto tra il bene e il male, tra la perfezione dell’arte e la caducità della vita. Il dottor. Jekyll e Mister Hyde. Elementi o parti che devono coabitare e non vivere in mondi separati o contrapposti, se non si vuole arrivare ad una progressiva autodistruzione morale e ad uno sfasamento psicologico! L’apparenza non è nulla senza la sostanza!

di

Adriana Domeniconi

 

 


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