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Secondo Maroni, Zaia potrebbe guidare il Paese dopo l’emergenza

Politica

Intervista dell’ex ministro dell’Interno a Repubblica: “Il nostro è un vero partito leninista e lo dico con piacere”

 
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© Flavio Lo Scalzo / AGF  –  Roberto Maroni e Luca Zaia (Agf)

Potrebbe essere il governatore veneto Luca Zaia il futuro prossimo della Lega? “Il leader è Salvini” assicura in un’intervista a la Repubblica Roberto Maroni, ex ministro e ex governatore lombardo. Poi aggiunge: “Il nostro è un vero partito leninista e lo dico con piacere” e “Zaia non ha alcuna intenzione di fare il capo della Lega”. 

Secondo Maroni, Zaia “sa governare e adattarsi alla linea del partito, leale e fedele”, quindi a suo avviso “sarà rieletto in Veneto ed è l’unica cosa che gli interessi”. Tuttavia Maroni non nega che “poi, certo, lo vedrei bene alla guida del Paese fuori dalla pandemia”. “Luca – assicura l’ex ministro di centrodestra del governo Berlusconi – sarebbe certamente in grado di guidare una coalizione e un governo senza conflitti”.

Nel corso dell’intervista Maroni dichiara anche che ora serve un governo di “umiltà nazionale” che veda “tutti i partiti dentro, Lega inclusa”. Insomma, “un governo super politico, guidato da Mario Draghi, l’unico che può portarci fuori dall’emergenza” e Salvini “dovrebbe non solo sostenerlo, ma farne parte, accettando le deleghe alle imprese: il nostro mondo produttivo di riferimento”.

Quanto poi a Draghi premier di una prossima coalizione di unità nazionale, Maroni dice che “lascerei la scelta al presidente della Repubblica. Draghi lo conosco bene. Ha salvato l’Europa col Quantitative Easing e con una serie di interventi mirati in un momento drammatico. Sarebbe in grado di condurre l’Italia fuori dall’emergenza. Serve un segnale forte per il cambiamento”.

Infine un giudizio sulla Lega di Salvini: per Maroni sono “sempre esistite due leghe. Di lotta e di governo. Anche con Bossi” e “l’abilità del leader sta nel non farle entrare in conflitto. Salvini lo sa bene. Ma qualcuno che lo circonda e lo consiglia antepone, temo, le proprie ambizioni al bene del partito” dice l’ex ministro ed ex governatore lombardo.


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