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Enigma dei sistemi economico finanziari

Economia e Finanza

Il palazzo, il puzzle, il sistema

di Antonio Vox

Cosa sono i Sistemi Economico Finanziari?

Già mi sento dire: Ma cosa vuoi! Questi sono temi da esperti, tecnici, addetti! Non annoiare.

Per l’amore di Dio! Niente esperti! Niente tecnici!

Quelli sono infarciti di regole, norme, procedure che ci portano fuori strada, lontano dal nostro discorso; e poi, con la loro conoscenza tecnica pretendono di fare i saputelli e i professori.

Noi vogliamo capire “l’essenza”, non sapere di regole, norme e procedure.

E, per capire “l’essenza”, non c’è bisogno di aver fatto studi specifici; basta la logica dell’esperienza quotidiana che è alla portata di tutti.

Unico vincolo: un po’ d’attenzione.

Cosa è “l’essenza”?

Spieghiamoci con un esempio.

Guardiamo un edificio, un palazzo. Ebbene le fondamenta sono l’essenza; i balconi, le finestre, il prospetto, gli infissi etc. sono le regole, le norme, le procedure.

Si capisce subito che, senza le fondamenta, il palazzo non esiste;

Si capisce anche che, se sovraccarico il palazzo, magari sopraelevandolo, le fondamenta potrebbero non resistere.

Gli infissi, le finestre etc. le cambio come e quando voglio: sono le cosiddette sovrastrutture, convenzionali, fatte di regole, norme, procedure.

“Cambiare” le fondamenta non si può senza buttare giù tutto.

“Cambiare gli infissi”, le finestre, si può senza problemi, anche se è complicato viste le resistenze insuperabili dei condomini.

Infatti, se cambio un infisso, dovrei cambiare tutti gli altri infissi per salvaguardare l’armonia generale: ma sappiamo bene che ciò non avviene nella vita pratica e reale.

Allora verrà fuori che il palazzo diverrà, nel tempo, un obbrobrio estetico, un casermone ingestibile, complicato caotico e confusionario, non più godibile, tanto da farne preferire l’abbattimento. 

Ecco, le sovrastrutture sono l’oggetto complicato (perché fonte di innumerevoli discussioni) degli esperti, dei tecnici, degli addetti.

A noi tutto questo coacervo non interessa; ci interessano, invece, le fondamenta, semplici e funzionali; che reggano; l’essenza.

Possiamo paragonare il palazzo alla vita quotidiana: le sovrastrutture sono la burocrazia; l’essenza, le regole del gioco, da cui non si può prescindere, perché sono “naturali”, nascono con l’uomo.

Avendo capito, con un esempio, una verità lapalissiana, chiediamoci ora cosa è un sistema?

Lo vogliamo fare con un esempio?

Bene, eccolo!

Un sistema è come un puzzle. Immaginiamolo!

Esso descrive uno scenario, una figura.

Ogni tassello è fondamentale. Se coloro un tassello, sporco tutto lo scenario e dovrei ricolorare tutto il puzzle, con effetti chiaramente spiacevoli; se cambio i contorni di un tassello, debbo cambiare i contorni di tutti i tasselli intorno.

Il puzzle cambia.

Il palazzo ha un che di analogo al puzzle; analogo al sistema.

Il sistema è la sovrastruttura fatta di convenzioni, regole, norme, procedure. Ricorda la burocrazia.

Avete letto fin qui?

Bene. Un altro piccolo sforzo.

La Conferenza di Bretton Woods (New Hampshire – USA), del 1 Luglio 1944, disegnò un sistema economico finanziario dollaro-centrico (fu creato anche il FMI – Fondo monetario internazionale con il compito primario di salvaguardare la stabilità dei cambi fra valute dei diversi Paesi e la Banca Mondiale.)

Il sistema progettato a Bretton Woods era un “gold exchange standard, cioè una convenzione internazionale che garantiva rapporti di cambio fissi tra le valute, tutte agganciate al dollaro, il quale a sua volta era agganciato all’oro.

Quanta massa d’oro, tanta massa monetaria: equilibrio stabile.

Il Sistema di Bretton Woods era il migliore possibile in quell’era storica.

Tuttavia, la dinamica politica economica finanziaria necessitava di sempre maggiore massa monetaria che, cresciuta, perdeva così la sua equipollenza con la massa d’oro e, contestualmente aumentava la discrasia fra valore reale e valore nominale. Di qui la necessità della svalutazione della moneta per raggiungere il riequilibrio.

Il 15 agosto 1971, Richard Nixon annunciò la sospensione della convertibilità del dollaro in oro.

Nuove convenzioni, nuove sovrastrutture. Il valore della moneta fu così agganciato al PIL: cambiò il sistema.

Ma questo nuovo sistema mostrò subito i suoi limiti perché del PIL non ci si poteva.

Infatti, la convenzione “valore della moneta” /Pil era un rapporto poco rassicurante, dimostrato dal fatto che produceva alti tassi inflattivi e che i governi erano alla ricerca spasmodica del PIL sommerso, per dare stabilità rassicurante al PIL ufficiale.

L’incertezza produsse la crisi mondiale del 19/21 Ottobre 1987 quando le borse mondiali accusarono perdite superiori al 20%, specialmente in UK (oltre il 25%).

Sembra che la causa fosse stata un baco dei programmi informatici usati allora dalle Borse che ordinarono una massiccia campagna di vendite dei titoli con l’effetto di un tonfo dei loro prezzi.

Un errore tecnico, forse, ma servì a mostrare tutta la pericolosa instabilità del sistema economico finanziario con la moneta agganciata al PIL.

Si cambiò ancora. Il nuovo aggancio del valore della moneta fu trovato nei tassi d’interesse.

Ma anche qui, la deriva della dinamica economico finanziaria portò ad una prevalenza della finanza sulla economia reale ed il conseguente progressivo spostamento della domanda verso i capitali finanziari, cioè verso il sistema bancario che, da allora, diventò il padre padrone della economia finanziaria potendo gestire agevolmente, a proprio beneficio, l’altalena dei tassi d’interesse.

Il risparmio privato e gli investimenti furono talmente mortificati che la loro mobilità cessò nonostante i depositi bancari, oggi, non rendano nulla, anzi costano, con l’effetto di una progressiva depauperazione del risparmio.

L’economia non girò più come prima: la circolazione monetaria, vero volano del reddito, si andava fermando.

Ma cosa è successo? Che c’entra con il palazzo, il puzzle, il sistema?

C’entra perché le sovrastrutture si sono mostrate troppo onerose per le fondamenta; hanno messo, cioè, a rischio l’essenza del mercato, la regola principe: il gioco “umano” e originale della domanda/offerta.

È intervenuto un player potente e imbattibile che tutto condiziona: il sistema bancario.

Quanto può durare un sistema economico finanziario di questo tipo?

Per agganciarci all’esempio del palazzo, fra poco ci ritroveremo con un grosso casermone il cui futuro è solo il crollo; con un puzzle così ingarbugliato da doverlo ripensare e ricostruire.

La degenerazione era in atto da tempo; la pandemia ha solo accelerato il processo.

Cosa è possibile fare, dunque?

È necessario ripristinare un sistema, nuove sovrastrutture più leggere, nuove regole norme procedure che restituiscano la funzione all’essenza cioè al gioco “umano” della economia: quello della domanda/offerta.

Come?

Come si fa in ogni attività imprenditoriale: a partire dai punti di forza e ribaltando i punti di debolezza.  

In Italia, lo sanno tutti, il punto di forza, esaltato da tutti i governi, è il grande risparmio privato depositato nei conti bancari, il cui valore è addirittura più alto del PIL spagnolo.

Subito; prima che la ghigliottina della patrimoniale cada sul collo dei cittadini.


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