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Lettera aperta al Capo della Polizia di Stato

Cronaca

Carissimo Capo della Polizia,

mi chiamo Claudio Benasio e sono un ex agente della Sezione Polizia Stradale di Torino (TO).

Le scrivo queste umili parole da onesto cittadino e, purtroppo, da ex servitore dello Stato, nella speranza che questo mio appello possa essere ascoltato.

Dopo aver frequentato il 204° corso per allievi agenti presso la scuola di Alessandria, vengo destinato alla Sezione Polizia Stradale di Torino, dove ho prestato servizio esattamente dall’ 8 luglio 2019 al 24 dicembre 2019.

Ho svolto il mio lavoro dando sempre il massimo, mettendo anima e corpo in quello che facevo perché, fondamentalmente, era ciò che amavo fare.

Tanti sono stati i servizi che ho svolto in questi mesi, (pattuglie, scorte, ordine pubblico, corpo di guardia e molti altri inerenti l’attivitá di Polizia) tanti gli interventi, tante le ore di straordinario accumulate, tanti i giorni di riposo in cui, a causa della mancanza di personale, ho dovuto lavorare.

Ma tutto questo non è mai stato un peso per me, al contrario, ero felice di fare quello che facevo, ero orgoglioso di essere un poliziotto ed ero molto fiero di me per quella divisa che mi sono sudato e che amo ancora oggi pregando tutti i giorni affinché mi venga restituita.

Fin da subito, per me, la Polizia di Stato è stata una grande famiglia, e come lei può immaginare caro Capo della Polizia, è difficile per chiunque accettare di essere respinto ed allontanato da quel porto sicuro, dai tuoi fratelli e dalle tue sorelle di giubba con i quali hai condiviso notte e giorno, sempre lì, prontissimi ad aiutare gli altri, i cittadini in difficoltá, e sempre pronti a darci una mano a vicenda, essendo l’uno la spalla dell’altro.

Carissimo Capo della Polizia, non può immaginare lo strazio che ho provato quando, quel 24 dicembre, invece di festeggiare la Vigilia di Natale, ho dovuto riconsegnare, con le lacrime agli occhi, tutto il mio materiale, le mie divise, il mio tesserino, tutto quello che ormai era diventata la mia vita, dovendo tornare a casa in attesa di quella sentenza.

Passai ogni singolo giorno nella speranza che l’esito di quest’ultima mi fosse favorevole, ma non fu cosí. Nella data del 16 marzo 2020 ricevo la conferma della mia sospensione, perdendo il mio lavoro, la mia seconda famiglia e tutto ciò che mi ero sudato e meritato lottando contro innumerevoli difficoltà.

Non è stato facile per me sopportare questa decisione, perché durante il periodo del lock-down vedevo con quanti e quali problemi tutte le FFOO erano costretti ad approcciarsi, mentre io ero costretto a rimanere in casa non potendo contribuire con il mio umile aiuto e facendo la mia parte, sprecando la mia formazione e la mia, seppur breve, esperienza sul campo.

Mi sentivo in colpa perché non potevo dare fede al mio Giuramento!

Ancora oggi non riesco a dare una risposta ai miei “PERCHÉ?”; perché mi è successo tutto questo? perché formare un agente, professionalizzarlo in una delle più belle specialitá della Polizia di Stato come la Stradale per poi rimandarlo a casa?

Carissimo Capo della Polizia, nonostante tutto, io non perdo la speranza; la speranza che lei possa leggere questa lettera che sto scrivendo col cuore in mano; la speranza che lei possa dare una risposta ai miei perché, ma soprattutto la speranza di poter, un giorno, stringerle la mano con indosso la mia vecchia e amata divisa della Polizia di Stato.

La ringrazio infinitamente per il tempo da lei dedicatomi e le porgo i miei piú sinceri saluti.

Claudio Benasio… un agente ingiustamente sospeso.


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