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Willy coyote e beep beep

Arte, Cultura & Società

Buon compleanno

Settantuno anni ma non li dimostrano. I loro nomi sono: “Wile E. Coyote” e “Road Runner” ma da noi sono noti come Willy il Coyote e Beep Beep. Luogo di nascita:  Burbank, in California, presso studi della Warner Bros. Genitori: Chuck Jones e Michael Maltese. Data di nascita: 16 settembre 1949.

La loro intera esistenza, sin qui durata 71 anni, l’hanno trascorsa in un prolungato e maniacale correre, saltare, piombare, volare, precipitare, rotolare, e per Willy, soggiacere all’inevitabile forza di gravità con conseguente “spiaccicata” in fondo al canyon o contro una parete di roccia, quando non, addirittura, sul muso di una locomotiva in corsa.

Tranne che per il noto suono “Beep, Beep” e i rumori di fondo, non ci sono dialoghi nelle scene. Il coyote si fa capire per mezzo di cartelli che innalza per mostrare il suo dire e l’uccello corridore pigola le poche sillabe del suo verso arcifamoso. Ma che animali sono i protagonisti delle nostre storie? Il coyote, detto anche cane della prateria, è un canide, antico parente del lupo, che abita soprattutto, nella realtà, nel Nord America, pare che il disegno sia stato ispirato all’autore dai da un libro di Mark Twain. Beep Beep è, invece, un uccello corridore. Vive nei deserti americani. Piccolo e rapido può raggiungere la velocità di 24 chilometri ora. Se avverte un pericolo spicca il volo per brevi tratti. L’abitat ove si svolgono le avventure è quello delle aspre gole della Monument Valley.

Le storie degli inseparabili avversari sono inserite nella serie di cartoni animati conosciuta come Looney Tunes e Merrie Melodies. La loro creazione ha avuto per ispirazione la contrapposizione tra chi insegue e chi fugge, tra cacciatore e preda. Tra questi i non meno famosi Tommy e Jerry, nati nel 1940 dalle matite di William Hanna e Joseph Barbera, furono ottimi riferimenti.

A parte Michael Maltese (6 febbraio 1908 – 22 febbraio 1981), l’italo americano che si occupò di sceneggiare le avventure dei due, fu Chuck Jones (21 settembre 1912 – 22 febbraio 2002) a tratteggiare i caratteri dei protagonisti delle storie. Nella sua biografia, pubblicata nel 1989, ricorda che la passione per il disegno fu per lui quasi una scelta obbligatoria, provocata dallo scarso successo degli affari condotti da suo padre. Infatti, questi, ogni volta che iniziava una nuova attività, acquistava un sacco di materiale di cancelleria che finiva regalato ai suoi ragazzi quando il progetto sfumava. A forza di usare matite, quasi tutti i figli dello sfortunato imprenditore svolsero professioni artistiche. C’è un altro punto interessante nelle sue memorie, quello in cui specifica “le regole” da seguire per mettere insieme i “corto” di Willy e Beep Beep.

Queste erano: 1) Beep Beep non può danneggiare il Coyote tranne gridando “beep beep!”; 2) Nessuna forza esterna può danneggiare il Coyote, ma solo la sua inettitudine o il malfunzionamento dei prodotti Acme; 3) Il Coyote potrebbe fermarsi quando vuole, se solo non fosse un fanatico; 4) Mai usare dialoghi, tranne “beep beep!”; 5) Beep Beep deve rimanere sulla strada; 6) Tutti gli avvenimenti devono rimanere confinati nell’habitat naturale dei due personaggi: il deserto del Sud-ovest degli Stati Uniti d’America; 7) Tutti i materiali, congegni e apparecchi meccanici devono provenire dall’Acme Corporation; 8) Quando possibile, la gravità deve essere il più grande nemico del Coyote; 9) Il Coyote è sempre più umiliato che danneggiato dai suoi fallimenti.

Tra le regole elencate, si affaccia un altro protagonista delle storie che ci interessano. Vale a dire la ditta “Acme”. E’ queste un’azienda inventata da Chuck Jones, volta a fornire al coyote ogni genere di attrezzo utile alla cattura dell’uccello. Da macchine demolitrici, a cannoni, passando per razzi e pattini a rotelle potenziati, costumi per volare, grandi e potenti molloni, cosa non acquisterebbe Wylli pur di raggiungere il suo intento che è sempre stato quello di acchiappare il volatile? Cosa che, però, non accadrà mai, giacché gli autori, entrambi deceduti, non risulta abbiano scritto una storia con un finale diverso da quello che prevede la sconfitta dello sfortunato predatore.

In tutti questi anni, pensiamo che la maggior parte della gente abbia sempre parteggiato per il coyote e forse anche gli stessi autori stavano dalla sua parte, giacché all’inizio in Fast and Furry-ous, lo sfortunato era indicato come “Don Coyote” con riferimento a Don Quixote, in omaggio al simpaticissimo Don Chisciotte di Cervantes.

In ogni caso: Buon compleanno ragazzi, cento di questi giorni.

Giuseppe Rinaldi


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