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Memoria delle 4 giornate di Napoli

Cronaca

Medaglia d’oro al valor militare all’11enne Gennaro Capuozzo, alla memoria. Motivazione:

«Appena dodicenne durante le giornate insurrezionali di Napoli partecipò agli scontri sostenuti contro i tedeschi, dapprima rifornendo di munizioni i patrioti e poi impugnando egli stesso le armi. In uno scontro con carri armati tedeschi, in piedi, sprezzante della morte, tra due insorti che facevano fuoco, con indomito coraggio lanciava bombe a mano fino a che lo scoppio di una granata lo sfracellava sul posto di combattimento insieme al mitragliere che gli era al fianco. Prodigioso ragazzo che fu mirabile esempio di precoce ardimento e sublime eroismo. Napoli, 28-29 settembre 1943»

Le quattro giornate di Napoli, ovvero, l’insurrezione popolare che servì ad allontanare le truppe tedesche dalla capitale partenopea – 27, 28, 29 e 30 settembre 1943 – partono da un pò più lontano. Vale a dire da almeno l’8 settembre, quando i re e il suo corteo di alti comandi militari e civili si spostò da Roma a Brindisi.

Lo scompiglio che seguì all’evento è ben rappresentato nel film “Tutti a Casa” di Luigi Comencini con Alberto Sordi. Soldati senza ordini, linee di comando scompaginate, diserzioni.

Intanto a Napoli ogni via o vicolo recava i segni dei bombardamenti aerei degli alleati, ogni strada era percorsa da sfollati, il porto distrutto e così opifici e negozi. C’era da piangere, e la gente piangeva sulle sue disgrazie, maledicendo la guerra, i tedeschi da sempre mal visti, ma anche gli “Americani” che tardavano ad arrivare. La gente trovò nella disperazione la sua forza e con quattro giornate di lotta cacciò verso nord le truppe germaniche.

Fu sufficiente un grido, un passa parola tra la gente: “Al Vomero i tedeschi hanno ucciso un marinaio”. La gente uscì dai bar, dalle case, e i pochi diventarono folla, la folla in moltitudine e fu la rivolta. Durante i quattro giorni i napoletani imbracciarono i fucili, issarono barricate, si unirono con ufficiali dell’esercito italiano che sembravano spariti, con gli antifascisti che ripresero animo e formarono gruppi di ribelli. I tedeschi, all’alba del primo ottobre, lasciarono Napoli. Quando gli alleati entrarono in città non trovarono più alcun nemico. I napoletani avevano liberato a modo loro la loro città, però a caro prezzo: combattenti 2000, caduti in combattimento 168, feriti 162, vittime civili 140, i morti non identificati 19. I feriti 62 e gli invalidi permanenti 75.

La città di Napoli è medaglia d’oro, agli insorti furono riconosciute 4 medaglie d’oro alla memoria, 6 d’argento e 3 di bronzo. Le medaglie d’oro furono assegnate ai quattro scugnizzi morti: Gennaro Capuozzo (12 anni), Filippo Illuminati (13 anni), Pasquale Formisano (17 anni) e Mario Menechini (18 anni). Medaglie d’argento alla memoria di Giuseppe Maenza e di Giacomo Lettieri; medaglie d’argento ai comandanti partigiani Antonino Tarsia, Stefano Fadda, Ezio Murolo, Giuseppe Sances; medaglie di bronzo a Maddalena Cerasuolo, Domenico Scognamiglio e Ciro Vasaturo.

Da quel momento la città di Pulcinella sarà in balia della voglia di allegria, fin troppa allegria che si trasformerà in disinvoltura. Agli stivali si erano sostituiti gli scarponi, alle Valchirie il bughi-bughi. Prenderanno forma le storie e le canzoni che renderanno quei momenti unici e spesso tristi: da Tammuriata Nera a Sciucià a Napoli Milionaria, tra AM Lire e razionamenti. In un modo o nell’altro doveva “passà ‘a nuttata”.

Giuseppe Rinaldi


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