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1 ottobre 2009 Sul messinese l’inferno

Sicilia

Faceva ancora caldo quel primo di ottobre di undici anni fa. E’ così, comunemente, lungo le coste della Sicilia anche ad autunno inoltrato. A Giampilieri (frazione di Messina, distante 14 Km dalla città) qualcuno faceva ancora il bagno nelle acque dello Ionio, più tiepide di questa stagione che non all’inizio al primo sole estivo.

Nulla faceva presagire quanto sarebbe accaduto qualche ora dopo, alle 18, per essere più esatti. Poco alla volta nel cielo andò a formarsi una cellula temporalesca di grandi dimensioni, quella che i meteorologi definiscono “mesociclone”. Il che vuol dire un vortice d’aria avente un diametro tra i 3 e i 16 Km, insito in un temporale la cui aria calda è  risalita dal suolo preriscaldato dal sole.  L’aria si alza e ruota attorno ad un asse verticale.

Poco alla volta il sole si spense, il vento sempre più forte e poi dopo le prime gocce di pioggia ecco che si scatenò un’alluvione d’acqua tra tuoni e fulmini. “Ed è come se i bombardieri del cielo avessero scelto un bersaglio preciso: tutta l’area compresa tra Giampilieri e Scaletta, lasciando fuori, indenne, il resto del territorio “ (così ricorda quei momenti la Gazzetta del Sud).

Fu la Sarno dello Stretto, scrisse qualcuno. L’autore dell’Apocalisse a quel lembo di Trinacria si dovette, a suo tempo, ispirare (a futura memoria).

  Infatti, come nella cittadina campana anche qui una montagna alle spalle del centro urbano gli vomitò addosso acqua e fango distruggendo case, uomini e animali. E non solo a Giampilieri,  ma anche a Briga, Molino e Altolia furono sepolti dal fango unitamente a Scaletta Zanclea che pagherà un tributo altissimo all’evento. Il tutto in quattro ore d’inferno. Ai primi soccorritori lo stesso spettacolo ovunque: corpi senza vita, case sventrate e piene di fango, gente inebetita che vagolava inutilmente, cercando qualcosa senza sapere cosa, senza sapere chi. Lo shock è collettivo. Si scava nel fango con badili o a mani nude, ma si scava. Ogni manciata di mota è una lacrima di speranza.

Accorsero i telegiornali, le autorità, arrivarono Bertolaso e la protezione Civile. Si sentenziò che i fiumi alla fine si riprendono il “letto” che gli uomini sottraggono loro per speculazioni edilizie. Se si costruisce lungo gli argini, alla fine c’è da aspettarselo. Queste critiche non aiutarono i sopravissuti. A bocce ferme si saprà di appena otto casi di violazione di leggi urbanistiche riscontrati nei luoghi alluvionati, pressoché irrilevanti, da chiusure di balconi non a norma a coperture di verande non autorizzate.  Arriva Berlusconi in elicottero. Si contano i morti, 30?  50?

A distanza di 11 anni dall’alluvione, i paesi colpiti hanno quasi ultimato di suturare le loro piaghe, a parte il dolore per coloro che non ci sono più. Ma un rivolo di sangue esce ancora da una ferita: è quella giudiziaria. Contrariamente al comune sentire, in opposizione alla percezione dei cittadini, la tragedia non ha avuto colpevoli. Dopo una fila di assoluzioni già in primo grado, a rimanere più a lungo tra le maglie della giustizia furono i due sindaci del tempo di Messina e Scaletta Zanclea, vale a dire rispettivamente Giuseppe Buzzanca e Mario Briguglio. Condannati in primo grado a sei anni per omicidio colposo plurimo, l’appello ribaltò la sentenza: assoluzione, poi confermata dalla Cassazione. Ecco uno stralcio di ciò che scrissero i giudici: “Non pare possa addebitarsi ai sindaci di non aver dato attuazione per l’emergenza ai piani di Protezione civile in vigore nei due Comuni, che, in realtà, nulla prevedevano per simili fenomeni e che, comunque, si palesavano come del tutto generici rispetto alla pianificazione delle attività operative conseguenti ad ognuna delle fasi di allerta previste”. E ancora: “Gli accertamenti sugli orari in cui i sindaci venivano avvertiti circa quanto stava accadendo nelle zone del territorio colpite dal disastro escludono che essi potessero intervenire, ordinando l’allertamento e l’evacuazione della popolazione. Essi, a quanto pare, apprendevano dei fatti che stavano accadendo quando erano già in corso le colate detritiche o, addirittura, quando la tragedia si era già consumata”. In un’edizione speciale della Gazzetta del Sud di Messina, in occasione del decennale dei tragici eventi, Nuccio Anselmo ben ha tratteggiato gli episodi giudiziari seguiti all’alluvione. Nessun colpevole uguale a nessun risarcimento alla popolazione, uguale, viepiù, a guai legali a danno di alcuni cittadini che avrebbero percepito contributi senza averne diritto. Secondo l’accusa sarebbero rientrati nelle loro case pur riscuotendo del denaro destinato a coprire i costi di una sistemazione alternativa. Allo stato una condanna e 50 assoluzioni.

I guai non vengono mai soli.

Giuseppe Rinaldi

 

 


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