fbpx

Il GIE, novello Marcopolo, va in Cina

Estero

Di Riccardo Bertolini

Nel 1972, il GIE, a seguito di una missione ufficiale di imprenditori italiani, concordata tra il governo cinese ed il governo italiano, fu invitato ad una manifestazione di interesse per la partecipazione al programma di sviluppo nel settore degli impianti di produzione di energia elettrica in Cina.

E’ opportuno ricordare che proprio in quel periodo, il governo cinese aveva cancellato circa 280 contratti di forniture strategiche in essere con la Russia, in quanto quest’ultima pretendeva una forte partecipazione e presenza nei programmi di sviluppo militari, ed in particolare nucleari, in cambio della propria assistenza tecnico-finanziaria nei vari settori. Il governo cinese non fu disponibile ad accettare tale condizionamento, e da qui la cancellazione dei contratti.

Il GIE aderì a tale manifestazione di interesse e dopo aver elaborato alcune proposte generiche nel settore della generazione di energia con impianti idroelettrici e termoelettrici, inviò una delegazione in Cina. La delegazione consisteva in due giovani ingegneri ( Bertolini e Maffei ), che vennero “catapultati” nell’allora “pianeta” Cina. Infatti, il governo cinese non aveva mai concluso contratti per forniture di impianti con industrie europee non collegate all’universo russo, da cui fino ad allora la Cina era stata totalmente dipendente.

Il GIE accettò la sfida di essere novello “Marcopolo” nel settore energetico, riconfermando così ancora una volta il proprio spirito pionieristico, non solo nell’investire risorse e sforzi in un Paese di cui pochissimi sapevano qualcosa ( tanto più negli anni ’70, quando ben pochi si sognavano di investire anche solo risorse in Cina; di fatto, il mercato cinese è venuto alla ribalta solo circa trent’anni dopo ), ma anche nell’affidare la sfida di un nuovo ipotetico mercato, tutto da scoprire, a due giovani ingegneri.

Questi due fatti, e cioè l’investire in nuovi mercati e confidare nell’iniziativa e determinazione dei giovani, erano, e lo sono sempre state, tipiche caratteristiche dello spirito imprenditoriale del GIE.

Tale spirito di sfida fu completamente soddisfatto, tanto è che non solo il primo impianto assegnato ad industrie europee – non dell’orbita russa – fu quello fornito dal GIE, ma il rapporto costruito con la committenza cinese continuò per oltre un quindicennio.

Un dettaglio interessante riguarda il primo contratto, avente per oggetto la fornitura di un turbogruppo termoelettrico da 125 Megawatt. Per esso non fu resa nota da parte cinese neppure la localizzazione dell’impianto (si seppe anni dopo che fu installato nei pressi di Nanjing, ovvero la “capitale del Sud” della Cina) e nelle negoziazioni contrattuali, al di là delle stressanti, a dir poco, trattative economiche, uno dei punti cruciali fu quello di dover accettare di fornire le garanzie tecniche di buon funzionamento dell’impianto, per il cui raggiungimento il GIE dovette assumere il conseguente rischio, con una supervisione tecnica dei lavori di montaggio effettuata “ a distanza “: nel senso che i tecnici italiani inviati per i lavori di supervisione, avrebbero dovuto lavorare in albergo, senza poter avere accesso al cantiere ove la centrale sarebbe stata realizzata. Per risolvere la questione, fu concordata con la controparte cinese una formulazione contrattuale che disciplinava il mantenimento di una sorta di diario (log book), ove venivano registrate e controfirmate domande e risposte di entrambe le parti per l’esecuzione delle operazioni di montaggio e messa in servizio dei macchinari. Fu certo una clausola contrattuale a dir poco inusuale, ma funzionò così bene che per anni fu inserita nei contratti cinesi, laddove essi volevano mantenere una certa riservatezza sulla localizzazione di impianti strategici.

 

I cinesi tanto apprezzarono lo spirito di collaborazione del GIE, che l’anno seguente, il 1973, il Direttore Generale del Ministero dell’Energia cinese ( Dr. Chia Kee ) fece una delle sue prime visite all’estero proprio in Italia, cui seguì, sempre con estenuanti trattative, la firma di un secondo contratto per la fornitura di una centrale termoelettrica equipaggiata con due gruppi da 320 Megawatt, da installarsi a Dakang, in prossimità della notissima Tianjin.

 

Curioso fu l’episodio che si svolse a Villa Miani, a Roma, ove fu offerto un pranzo da parte del Ministero degli Esteri: ad un certo punto del pranzo, il coordinatore tecnico della delegazione cinese, guardando il panorama sottostante Villa Miani, chiese: “ Ma fu qui che combatté Garibaldi? “. L’episodio suscitò qualche curiosità perché dimostrava la preparazione e cultura del cinese persino in riferimento al background storico della sua controparte contrattuale.

 

Il buon rapporto creato e la fiducia nel GIE da parte del governo cinese continuò negli anni a venire, ed il GIE realizzò in Cina impianti per oltre tremila Megawatt.

 

 


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Hai apprezzato i nostri contenuti? Aiutaci a condividerli.

RSS
Facebook
YOUTUBE