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Sindacati Usa;sciopero generale se trump perde e non lascia

Estero

Aggiornamento al 5.11.2020, 11.10: Il vantaggio di Joe Biden sul presidente Donald Trump si è consolidato nella serata americana e il candidato democratico è ora più vicino alla Casa Bianca. Dei 270 grandi elettori necessari per ottenere la vittoria, Biden ne ha già conquistati 264 – 253 secondo valutazioni più prudenti, per esempio la Cnn -, mentre Trump è fermo a 214. Lo staff di Trump ha annunciato una prima battaglia giudiziaria per rivedere i risultati del Wisconsin, in cui Joe Biden ha vinto con un vantaggio inferiore all’1%, ma ha anche presentato un ricorso per ottenere la sospensione dello spoglio nella Pennsylvania). Il procuratore generale della Pennsylvania, Josh Shapiro, in merito alla campagna lanciata dal presidente Trump nel tentativo di fermare il conteggio dei voti, ha dichiarato: “Non permetterò a nessuno di fermare lo scrutinio. Questi sono voti legali e saranno contati. Basta con la retorica, la campagna è finita”. 

di Davide Orecchio 

4.11.2020 – Uno sciopero generale, nazionale, contro Donald Trump, se da sconfitto non accetterà di cedere il potere. Ne stanno discutendo da giorni, anzi da settimane, i sindacati nordamericani. Sarebbe un evento storico. Negli Stati Uniti non si indice uno sciopero generale dal 1946 (Oakland, California). Uno stop nazionale non c’è mai stato. Succederà? Difficile dirlo. Ma prima devono succedere molte altre cose. Innanzitutto Trump deve perdere contro il democratico Joe Biden. E per ora non sta succedendo. O meglio tra i due candidati è un testa a testa verso la soglia dei 270 grandi elettori, o rappresentanti nell’Electoral college, necessari ad attribuire la vittoria. Lo spoglio per la Casa bianca potrebbe durare giorni. La Camera, rieletta integralmente come ogni due anni, ha riconfermato la maggioranza democratica. Mentre il Senato è conteso ma si avvia a una probabile conferma repubblicana.

    Ma intanto Trump ha già provato a manomettere le elezioni. Nel cuore della notte italiana il presidente in carica ha dichiarato: “Noi abbiamo già vinto, ringrazio tutti i miei sostenitori e chi ha lavorato con noi”. Poi ha aggiunto: “Chiederò alla Corte Suprema di bloccare il conteggio dei voti da domani (5 novembre, ndr)”. Biden ha risposto che “decide il popolo” chi vince, e non Trump, e di “mantenere la fiducia”. E la pazienza.

    Ce ne vorrà molta. Trump e Biden hanno conquistato i rispettivi Stati “sicuri”. Restano tre gli Stati in bilico (gli stessi del 2016), quelli decisivi. Sono Pennsylvania, Wisconsin e Michigan. E in tutti e tre deve essere scrutinato il voto postale. Milioni di suffragi verosimilmente a maggioranza democratica, che Trump vorrebbe invalidare. Per questo il mantra dei democratici è “contare ogni voto”.

    Lo è anche per i sindacati, che però non escludono una mobilitazione. Alcune unions stanno effettivamente pensando a uno sciopero generale. Ne ha parlato per primo il Guardian. Fermare il lavoro e scendere in piazza contro un eventuale “colpo di Stato” di Trump: l’idea è partita dalla federazione sindacale di Rochester, New York, che l’8 ottobre ha approvato una risoluzione a favore di “uno sciopero generale di tutti i lavoratori, se necessario, per garantire una transizione pacifica e costituzionale del potere a seguito delle elezioni presidenziali del 2020”. Il sindacato ha messo nero su bianco una “ferma opposizione a qualsiasi tentativo di sovvertire, distorcere, travisare o ignorare il risultato finale” delle elezioni. Le federazioni di Seattle e del Massachusetts occidentale hanno seguito l’esempio, approvando risoluzioni analoghe.

    Il 22 ottobre, riferisce il Guardian, Richard Trumka, il presidente dell’Afl-Cio (12,5 milioni di iscritti, principale sindacato americano), nel corso di una telefonata con vari dirigenti sindacali ha invitato a concentrarsi sulla massimizzazione dell’affluenza alle urne. Se Trump perde e resiste a una transizione pacifica, avrebbe aggiunto Trumka, l’Afl-Cio dovrebbe poi “considerare le opzioni” e valutare “come i sindacati possono costringerlo a lasciare la carica”.

    Oggi (4 novembre) Trumka ha dichiarato che “la crescente leadership nazionale di Joe Biden rispecchia un Paese pronto a voltare pagina” rispetto all’era Trump: “Siamo fiduciosi che quando tutti i voti saranno contati, il Collegio elettorale emetterà lo stesso verdetto. Nei giorni a venire – ha aggiunto Trumka – il movimento operaio americano difenderà la nostra repubblica democratica e farà in modo che il nostro prossimo presidente sia la persona scelta dai cittadini degli Stati Uniti. In parole povere, gli elettori devono decidere, non i tribunali, non i legislatori e certamente non uno dei candidati”.

    Per l’Afl-Cio “alcuni minacciano di sovvertire ed eludere le nostre istituzioni democratiche. Vogliono mettere a tacere e intimidire gli elettori idonei e impedire che i nostri voti vengano contati”. Il sindacato assicura: “Siamo determinati a far sì che il prossimo presidente degli Stati Uniti sia la persona che sarà la scelta del popolo di questi Stati Uniti attraverso il processo che la nostra Costituzione e le nostre leggi prevedono”.

    Sara Nelson, presidente dell’Association of Flight Attendants (assistenti di volo), ha detto che uno sciopero generale potrebbe essere sicuramente utile se Trump rifiutasse di rispettare i risultati delle elezioni: “Dovremo fare l’unica cosa che sottrae tutto il potere e il controllo al governo o a chiunque abbia interessi corporativi per mantenere questa persona in carica, e cioè fermare il nostro lavoro”.

    Anche i sindacati di Chicago, riporta il Chicago Tribune, si preparano alla mobilitazione. “Donald Trump vuole rubare queste elezioni. Non glielo permetteremo, e siamo pronti ad impegnarci in una protesta non violenta di massa – fino ad includere uno sciopero generale di tutti i lavoratori, se necessario – per proteggere e difendere i nostri diritti democratici”, si legge in una dichiarazione congiunta di otto sindacati dell’area di Chicago, diffusa il 2 novembre.

    L’attivista sindacale Steve Early, in un’intervista a Salon, ricorda che nella storia del movimento operaio nordamericano sono stati indetti “scioperi generali limitati – o almeno interruzioni del lavoro paragonabili a scioperi generali – a Seattle nel 1919, a San Francisco e Minneapolis nel 1934 e a Oakland nel 1946”. Non c’è mai stato uno sciopero generale nazionale. Del resto non c’era stato neanche un Donald Trump. Un presidente che, paradossalmente, sta prendendo milioni di voti anche in questo 2020 e che, prima di rifiutare la sconfitta, deve essere ancora sconfitto.


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