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La Giornata internazionale per i diritti all’infanzia e dell’adolescenza ai tempi del covid 19

Ora Legale

Avv. Giovanna Barca – ASSOCIAZIONE LE AVVOCATE ITALIANE

Il 20 novembre 2020 si è celebrata, come ogni anno dal 1954, la giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, data in cui l’Assemblea generale ONU adottò la Dichiarazione dei diritti del fanciullo, nel 1959, e la Convenzione sui diritti del fanciullo, nel 1989.

Quest’ultimo il più importante documento alla base di ogni normativa che riguarda il soggetto minore di età.

Come non mai, in questo difficilissimo periodo di emergenza sanitaria covid 19, tale documento internazionale assume una rilevanza fondamentale per la tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ancor più indeboliti da questa pandemia.

La crisi economica e sociale causata dalla pandemia sta avendo conseguenze gravi sui bambini e sui ragazzi, sul rispetto dei loro diritti fondamentali: soprattutto, si è visto come l’interruzione della scolarizzazione dei bambini ha avuto effetti negativi sullo stato psicofisico degli stessi, che più di tutti, possono soffrire dell’assenza di socializzazione e di isolamento domiciliare, soprattutto se non possiedono risorse tecniche per la didattica a distanza. Tutti i bambini e le bambine si sono visti stravolgere la loro quotidianità, hanno dovuto rimodulare il loro relazionarsi con i loro pari ed hanno dovuto affrontare situazioni familiari complesse.

La crisi ha portato, alla luce, la annosa problematica, già rilevatain passato, di come il sistema penitenziario avesse dovuto rispondere ai bisogni dei bambini che, a maggior ragione oggi, durante questa pandemia, si sono trovati ad interrompere bruscamente i legami e gli incontri con il genitore detenuto.

Dopo un lungo percorso normativo, in Italia è stata firmata la Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti nel 2014 dal Ministro della Giustizia, dalla Garante nazionale dell’Infanzia e dell’Adolescenza e da Bambini senza sbarre, diventata, poi, il testo guida per la Raccomandazione europea CM/Rec (2018)5, 04.04.2018, firmata dai 47 stati del Consiglio d’Europa, confermandosi come la linea guida per il sistema penitenziario che riconosce la necessità di accogliere adeguatamente i minori di età, prevedendo spazi e modalità  a misura di bambino che consentano libertà di movimento e di contatto fisico tra genitore e figlio. Gli operatori del carcere, secondo tale documento, devono considerare la presenza dei bambini nel modo in cui si rivolgano al genitore, rispettandone il ruolo pur nell’osservanza delle regole di sicurezza ed il carcere deve prevedere orari di visita flessibili per colloqui e telefonate, considerando anche la vita dei figli, garantendo la frequenza a scuola, la concessione di permessi per consentire al genitore detenuto di essere presente a eventi rilevanti nella vita dei figli.

Nel periodo segnato dall’emergenza covid, negli istituti penitenziari è avvenuta la sospensione dei colloqui familiari (DPCM 8 marzo 2020) ripresi gradualmente in maggio, per poi essere sospesi nuovamente.

Si è cercato di ovviare a questo disagio con l’utilizzo di strumenti di comunicazione on line, offrendo nuove possibilità di comunicazione ai detenuti con le loro famiglie, auspicando che tale metodologia in futuro sia vista come una integrazione e non come sostituzione dei colloqui in presenza.

Nella giornata del 20 novembre 2020, l’associazione Bambini senza sbarre ha voluto focalizzare l’attenzione sul tema del diritto dei bambini di mantenere il rapporto con il genitore detenuto, organizzando un evento on line, durante il quale è stato  promosso e divulgato il progetto del Telefono Giallo.

Nel pieno rispetto di quanto previsto dal decreto ministeriale, Bambinisenzasbarre ha attivato il servizio di supporto telefonico Telefono Giallo per le famiglie di persone detenute e per il particolare target dei bambini figli di genitori detenuti, avvalendosi di operatori specializzati.

Il servizio è attivo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18 per ascolto, supporto psicologico e risposte specialistiche a chi si trova ad affrontare questa difficile fase.

Telefono Giallo vuole essere una possibilità per i familiari di non sentirsi soli e di ragionare insieme a specialisti sulle risposte da dare alle difficili domande che ogni giorno i figli pongono (– Come dico a mio figlio che non può vedere il genitore detenuto per un tempo indefinito?
– Come aiuto mio figlio a trascorrere questo lungo periodo di separazione dal genitore detenuto?
– È da tanto che non vedo il mio papà!
– Come affronteranno questo momento gli altri bambini che hanno un genitore in carcere?) e per i bambini di costruire una comunità virtuale con scambio di bisogni e consigli, che potrà diventare appena possibile un vero e proprio gruppo attivo e in presenza.

In questo periodo di emergenza di blocco e post-blocco causato dal Covid 19, Bambinisenzasbarre, oltre a rafforzare la linea di assistenza Telefono Giallo, un servizio di consulenza a distanza e l’avvio di riunioni protette online tra bambini e genitori detenuti, ha attivato un laboratorio d’arte online, con l’obiettivo di alleggerire il confinamento forzato dei bambini. L’obiettivo è, infatti, quello di creare momenti di relax e convivialità pensati appositamente per i bambini come se fossero piccole feste. Pertanto, non “distanza sociale” ma “socializzazione della distanza”, come hanno sostenuto gli operatori del servizio.

I bambini attualmente seguiti da Bambini senzasbarre sono stati invitati in uno spazio virtuale, quindi online, alla presenza di due terapisti d’arte e uno psicologo.

Sono stati in grado di incontrarsi di nuovo, anche se online in una chat video, e attraverso il disegno, hanno potuto condividere i loro pensieri e sentimenti e dire come stanno vivendo questo “strano” momento (come lo chiamano), senza scuola e senza amici. Questi incontri creativi di chat video si sono trasformati in veri e propri party dall’atmosfera rilassata.

Questo workshop “d’arte” sono stati ideati anche far sentire i bambini liberi di parlare dell’assenza del loro genitore detenuto che non sono in grado di incontrare di persona da mesi. Per le madri, è stata un’esperienza positiva e una possibilità di condivisione per i bambini, nonostante le difficoltà del periodo.

I figli di genitori detenuti sono stati oggetto di attenzione anche del Rapporto 11 del Gruppo CRC sul monitoraggio della Convenzione dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia, presentato nella stessa giornata, che ha raccomandato alle istituzioni preposte di monitorare in maniera adeguata la situazione familiare delle persone detenute e di mettere in luce i servizi attivati, al fine di coordinare gli interventi e programmare politiche di sostegno efficaci, anche con il supporto del privato sociale.

Concludendo, riflettiamo sulla famosa frase del pedagogo e medico polacco, Janusz Korczack,“Dite: E’ faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli”. 


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