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Ognuno dal proprio cuor l’altrui misura: buon duemilaventuno!

Arte, Cultura & Società

Perché  l’altrui misura
ciascun dal proprio core,
confonde il nostro errore
la colpa e la virtù
( Pietro Metastasio)

Quest’anno verrà ricordato per eventi sociali e personali che ne condizionano il giudizio a seconda di quanto abbia inciso sulla felicità di ciascuno di noi e inevitabilmente ognuno rivolge l’attenzione a se stesso richiudendosi in un rito che dimostra ancora una volta come il giudizio personale viene assolutizzato.

“Il duemilaventuno andrà sicuramente meglio perché peggio di così…”, “un anno da dimenticare” e giù per il pendio del realismo incapace di guardare oltre il proprio naso.

Ma a poche ore dal nuovo anno voglio pensare non ai morti  del 2020, non solo per COVID ma anche per lavoro e incidenti stradali, ma ai vivi, a me e a voi amati lettori che mi seguite con affetto, oltre ogni merito grazie a queste testate on line che ospitano i miei contributi. Nel 2020 molti malati sono guariti da malattie o sono sulla buona strada e possono guardare con fiducia  al futuro, grazie al lavoro di medici infermieri e operatori sanitari, incoraggiati a proseguire nel proprio lavoro, i nuovi nati hanno reso felici intere famiglie di genitori, zii, nonni e bisnonni a dimostrazione che nascere non è scontato ma grazie ad una volontà misteriosa che coinvolge e avvolge un uomo e una donna inizia una nuova vita.

Non ci sono ancora le statistiche sul 2020 ma sicuramente il trend sul tasso di denatalità è inesorabile e per invertirlo i genitori devono avere segni tangibili che la situazione migliorerà, non solo con contributi a fondo perduto ma anche con la defiscalizzazione per le start up.

Un buon anno anche ai politici regionali, territoriali e nazionali , con l’augurio di nascondersi ai riflettori e offrire strumenti e mezzi a tutti per bene operare, in assenza di passerelle mediatiche, ma riducendo la comunicazione all’essenziale e tutti saremo loro grati se vedendo le buone opere potremo pensare a rivoltarli.

Le risposte vanno date da chi può e deve all’uomo contemporaneo che lotta ogni giorno per portare il pane a casa e  vede che l’impresa in cui ha investito non ha più mezzi per sopravvivere.

Fare presto e bene diventa l’imperativo categorico di una speranza suffragata da un fatto, “Siamo stati capaci di riconoscere che le nostre vite sono intrecciate da persone ordinarie che hanno segnato gli avvenimenti decisivi della nostra storia condivisa” perchè “nessuno si salva da solo” (FRANCESCO,Fratelli tutti,n.54).

Inoltre il banco di prova più difficile che non ha nulla a che fare con l’essere credenti è quando Papa  Francesco auspica che non ci siano più “gli altri”, ma solo un “noi”, difficile ma non più rinviabile in mondo globalizzato solo per il Dio danaro e a parole, in cui i comportamenti silenziosi cambino in meglio la vita delle persone, donando momenti di autentica felicità. Buon duemilaventuno!

Dario Felice Antonio Patruno


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