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Russia, arrestati due collaboratori di Navalny. La polizia minaccia repressioni

Estero

Ieri sera sono stati arrestati a Mosca due stretti collaboratori di Alexiei Navalny, leader dell’opposizione. Gheorghi Alburov, che lavora per il dipartimento investigativo della Fondazione anticorruzione di Navalny, è stato condotto in Commissariato dalle forze dell’ordine mentre si trovava nella stazione ferroviaria di Leningradsky mentre Kira Yarmish, portavoce del dissidente, è stata prelevata dalla sua abitazione (la polizia ha già fermato Liubov Sobol, legale del fondo anticorruzione mentre al suo collaboratore Vladlen Los, cittadino bielorusso, è stato intimato di lasciare la Russia entro il 25 gennaio).

Sia Alburov che  Yarmish  sono accusati per “incitamento a manifestazioni non autorizzate”. Domani, infatti, è prevista una protesta popolare contro l’arresto di Navalny, condotto in carcere al suo rientro in Russia dopo essere sopravvissuto a un tentativo di avvelenamento per il quale sono sospettati i servizi segreti russi.

La Polizia di Mosca minaccia repressioni dichiarando che “I tentativi di organizzare un evento pubblico non autorizzato nonché eventuali azioni provocatorie da parte di chi vi partecipa verranno considerati come una minaccia all’ordine pubblico e saranno immediatamente repressi”.

Intanto l’Europa, tramite il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, chiede a Putin l’immediata scarcerazione di Navalny ribadendo che “La Russia deve fare immediatamente un’indagine completa e trasparente sul tentativo di uccidere l’oppositore”.

Dal 18 gennaio il dissidente russo si trova rinchiuso nel carcere Matrosskaya Tishina ed è tenuto in “un vuoto informativo”, come spiega il suo avvocato Olga Mikhailova, aggiungendo che non gli è consentito ricevere nessuna lettera né visite dai familiari. Ufficialmente “a causa della pandemia”.

redazione@corrierenazionale.net


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