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Bari: Si volta pagina ma assumendosi le responsabilità

Sport & Motori

Nessuno, prima d’ora, si sarebbe aspettato che il sipario del primo atto della commedia “Bari” si sarebbe potuto chiudere in questo modo. Eppure la squadra barese, sia pur tra limiti, lacune e balbettii, non aveva reso in modo malvagio. Aveva vinto in tante trasferte sia pur in affanno (e noi sin da allora, contrariamente a tanti, intravedemmo, scrivendolo, qualche problema), qualche gara in casa, talvolta con convinzione, altre volte meno, ed era inciampato in malo modo in altre gare soprattutto in trasferta e con la Ternana in casa, un Bari, tutto sommato, che ha prodotto punti e si è stazionato al secondo posto rincorrendo, inutilmente, gli umbri che ormai hanno preso il largo e sicuramente perderanno qualche colpo, ma non crediamo per problemi fisici, ma perché si sentiranno in una botte di ferro così da mollare un po’ gli ormeggi evitando di impegnarsi al massimo. Con tanti saluti al Bari a cui, pur impegnandosi, non basterà racimolare punti per tentare di prenderla.

Ma la sensazione è che ci sia trovati davanti ad una squadra fragile dal punto di vista mentale che ha sortito un crollo verticale in tutti i sensi le cui conseguenze, poi, si sono riversate sui tifosi che, giustamente, hanno contestato pretendendo risposte chiare e precise. E dietro ogni fallimento c’è sempre qualcosa di più profondo che andrebbe analizzato.

La sensazione, ad esempio, è quella che il Bari non sia mai stata una “squadra”, non abbia mai dato l’impressione di avere un’anima, ma ha dato l’impressione di essere un insieme di calciatori che hanno giochicchiato così come si fa la domenica mattina nei campi periferici sia pur, intendiamoci, mettendoci impegno. Sicuramente Auteri ci ha messo del suo ma non sappiamo in quale percentuale perché il sospetto è che possa essersi ritrovato con le spalle al muro, trovando una situazione compromessa pregressa che, man mano, si è amplificata.

Un’altra impressione è quella che all’interno dello spogliatoio sia venuta a mancare la scintilla necessaria per “esplodere”, in senso figurato naturalmente. Ma per vincere, si sa, è necessario che ci sia il gruppo che, evidentemente, non c’è mai stato. A ciò, sia inteso, si vada a sommare la sfiga che da qualche tempo fa capolino nello spogliatoio e da dove non vuol sapere di andarsene.

Tra tutti ha pagato l’allenatore, Auteri, al suo posto c’è già pronto Massimo Carrera che sin da domani allenerà la squadra. In questi casi, si sa, a pagare è solo e sempre il tecnico non potendo cacciare i giocatori, ma attenzione, però: il cambio in panchina non deve essere un modo subdolo di mettere la polvere sotto il tappeto. No. Perché occorre andare a fondo alla faccenda, non può essere considerato colpevole solo lui, le colpe vanno suddivise tra tutti. Sempre, in ogni realtà, non solo nel Bari.

Una prima domanda che ci si pone è quella per cui vorremmo sapere se Auteri è stato seguito nelle sue direttive sia tecniche che di mercato e non che, invece, sia rimasto solo inascoltato nel suo silenzio, lui che, di natura, è sempre stato un po’ orso, figura che, evidentemente, si è andata a rinforzare ancor di più.

Qualcosa deve essere accaduto. Si ricorderà un’intervista con l’allenatore sulla condizione fisica della squadra allorquando Auteri non fu in sintonia con la società. Ma non è solo questo il punto. Si ricorderà anche la “strana” esigenza da parte del tecnico di difendere a spada tratta i suoi anche nelle gare più brutte, quasi come un disco rotto inimicandosi, ovviamente, l’ambiente. E per fortuna non abbiamo mai visto l’Auteri furioso che ci si prospettava al suo subentro dal momento che le sue credenziali erano, appunto, dal burbero in su, spesso insofferente alle domande della stampa. No, per fortuna questo lato del carattere ce lo ha risparmiato ma, probabilmente, anche perché la stampa, sia pur criticandolo spesso, ha dimostrato di essere seria e onesta e soprattutto non provocatrice.

Auteri, dunque, non è il solo responsabile, è bene che si sappia sin d’ora.

Ad esempio qualcuno ci dica perché, dopo aver dichiarato alla stampa che si sarebbe rinforzata la squadra a luglio e a gennaio (vedansi le interviste dell’epoca coi virgolettati) promettendo di sborsare dei milioni con l’aggiunta della frase “e non finisce qui ne vedrete delle belle”, poi alla fine ci si è limitati a prendere tre giocatori soli, per giunta in prestito e si è mandato via tre giocatori che, non solo numericamente, avrebbero fatto comodo al Bari in questo momento, senza dimenticare l’aver voluto rimanere in soli 22 giocatori che, poi, se eliminiamo i due portieri di riserva si riducono a 20. Ecco, le colpe vanno anche estese altrimenti è inutile star qui a discutere e non saremmo obiettivi.

Certo, abbiamo sempre scritto, pur senza entrare nel merito, che probabilmente ha giocato un ruolo fondamentale il momento economico negativo che, verosimilmente, ha ridotto all’osso le uscite finanziarie e riducendo al minimo anche le entrate, ma forse era il caso di non illudere al piazza.

Adesso, comunque, è il momento di voltare pagina, guardare avanti con fiducia, servono idee ben chiare affinché i giocatori mandati in campo rendano al massimo perché alla fine son loro che azzeccano le partite realizzando gol e rigori o le sbagliano, anche questo è bene dirlo. E’ da loro soprattutto che ci si attendono risposte perché anche loro hanno delle gravi colpe. E Carrera è l’uomo giusto per curare tutto l’ambiente.

 

Massimo Longo


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