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Rinvenuti i resti di Biagio Carabellò, la Procura avvia l’inchiesta per omicidio

Cronaca

BOLOGNA – La Procura di Bologna entra in azione dopo che sono stati rinvenuti i resti di Biagio Carabellò nel Parco Nord. Tutti gli elementi portano a pensare che quei resti umani appartengano al 46enne scomparso sei anni fa dalla sua casa in Bolognina. L’esame del dna confermerà i sospetti della Procura. Presto verranno comparati i campioni di sangue di Carabellò con il dna dell’anziana madre.

Le indagini sono state affidate nuovamente ai carabinieri del Nucleo investigativo, che si erano già occupati del caso. Si stanno consultando i faldoni dell’inchiesta che a suo tempo era stata coordinata dal pm Stefano Orsi e archiviata nel 2018. Per ora si è aperto un nuovo fascicolo contro ignoti. A seguire l’inchiesta sarà il pm Elena Caruso. Nel 2018 si era proceduto all’archiviazione del caso perché non vi era alcun elemento concreto per procedere sulla base di “semplici sospetti”.

Fin da subito l’attenzione degli inquirenti si era concentrata su Simona Volpe, l’amica di Carabellò che avrebbe falsificato il testamento di Elisabetta Filippini, la compagna di Carabellò scomparsa anni prima a causa di una malattia. Simona Volpe avrebbe quindi avuto un “importante movente patrimoniale”. Falsificando il testamento olografo della Filippini, sarebbe risultata unica erede di due appartamenti, oltre a un garage, gioielli e conti correnti. I familiari di Carabellò, dopo aver trovato a casa dell’uomo un altro testamento olografo nel quale risultava lui unico erede, presentarono un esposto. Il processo contro Simona Volpe, per  “falsità materiale in testamento olografo”, si concluse con la condanna in primo grado a due anni.

Ora si riapre l’indagine, questa volta per omicidio.

redazione@corrierenazionale.net


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