Rauti: “Sull’aborto la sinistra segue solo suggestioni da influencer”

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La responsabile del dipartimento Famiglia di Fratelli d’Italia evita la polemica diretta con Chiara Ferragni, che su Instagram ha difeso il diritto all’aborto e criticato le politiche della Regione Marche: “Chi fa politica dovrebbe studiare”.

di Alberto Di Majo

Isabella Rauti

 

AGI – “Prima di seguire le suggestioni da influencer, chi fa politica dovrebbe studiare”. Isabella Rauti, responsabile del dipartimento Famiglia di Fratelli d’Italia, evita la polemica diretta con Chiara Ferragni, che su Instagram ha difeso il diritto all’aborto e criticato le politiche della Regione Marche, dove ieri Giorgia Meloni ha aperto la campagna elettorale.

Le parole dell’imprenditrice hanno suscitato il plauso del centrosinistra e spinto la Rauti a riprendere l’ultima relazione del ministero della Salute ‘sulla attuazione della legge contenente norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza (legge 194/78)’.

“I dati rivelano che le Marche offrono un servizio migliore della media italiana e di tante altre Regioni – precisa Rauti parlando con l’AGI – Peraltro mettendo a confronto gli ultimi due anni di amministrazione di centrodestra con quelli precedenti di centrosinistra si scopre che le strutture e i servizi sono rimasti invariati”.

La Rauti aggiunge: “Sempre nell’ultima relazione al Parlamento si dice che la percentuale di aborti nelle Marche è di 0,8 a settimana. Dunque la presenza dei medici obiettori, che esercitano un diritto previsto dalla stessa legge, non può rappresentare un ostacolo, come sostiene la sinistra“.

I numeri: “Le interruzioni volontarie di gravidanza nelle Marche possono essere effettuate nel 92,9% delle strutture sanitarie mentre la media italiana e’ del 62%” insiste Rauti. “Per quanto riguarda il cosiddetto ‘aborto chimico’, cioe’ la pillola RU486, invece, va ricordato che le ultime linee guida del ministero guidato da Speranza non rispettano la 194 quando prevedono che l’aborto possa essere effettuato nei consultori, ciè fuori dalle strutture ospedaliere. In questo modo il sistema sanitario nazionale risparmia perché non ha spese di degenza ma lascia la donna da sola ed espone la sua salute ai rischi causati da questo aborto fai da te”.

Infine, la senatrice di FdI non risparmia una stoccata agli esponenti del Pd che “dovrebbero interrogarsi sulle suggestioni ideologiche che subiscono essendo rimasti a corto di idee”.

 

 

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