Libia: Saif Gheddafi, quella voce che rompe il silenzio

Undici anni fa venne cancellata una figura politica tanto discutibile quanto fondamentale, quella del Colonnello Gheddafi, l’uomo degli eccessi che aveva in mano le chiavi degli equilibri africani e, di conseguenza, mediterranei.
Nonostante da quel giorno non tutti abbiano dormito sonni tranquilli, lo «scatolone di sabbia» non ha mai rinunciato alla propria rinascita indipendente e oggi, attraverso la visione della generazione seguente che cresce e impara dal passato, quel progetto sembra sempre più potersi realizzare

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Nella tormentata regione libica un personaggio mai dimenticato sembra riemergere, spesso, dal passato: è lo spettro di Muʿammar Gheddafi, il “Re dei Re dell’Africa” che, nel caos del 2011 – orchestrato anche da “oscure” forze finanziate dal Qatar e dalla Turchia (con la NATO che effettuava bombardamenti devastanti) – venne assassinato.

Ancora un Gheddafi a far tremare la piramide globalista

Il fantasma del militare rivoluzionario, infatti, starebbe continuando a “tormentare” ancora oggi chi avrebbe orchestrato la sua fine, volti noti come Nicolas Sarkozy, finito ai domiciliari con braccialetto elettronico per alcune elargizioni economiche illecite ricevute (ironia della sorte) proprio dal dittatore libico, o come anche Hillary Clinton, che aveva sognato di cavalcare l’onda delle “Primavere arabe” finanziandole ma che, in seguito alla morte del politico d’oltremare, ha visto crollare ogni piano.

C’è da dire che per quest’ultima – e per tutto l’universo progressista occidentale in generale – uno dei peggiori incubi internazionali si starebbe quasi ripresentando (emergendo dal caos) nella figura dell’erede del defunto leader: si tratta di Saif al-Islam Mu’ammar Gheddafi, secondogenito, indicato dallo stesso padre come successore designato e sopravvissuto alle rivolte del 2011 che lo avevano dato per morto più volte. Nel luglio del 2021, il cinquantenne architetto con dottorato – che parla correntemente inglese e tedesco – annunciò al New York Times (nella sua prima intervista con i media occidentali in dieci anni) la propria candidatura alle elezioni presidenziali libiche, originariamente previste per il dicembre dello stesso anno ma poi posticipate1.

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Haftar e le elezioni democratiche che sembrano “complicarsi”

Dopo un anno, mentre la Libia continua a essere sconvolta da presenze militari in lotta per il controllo di Tripoli – con truppe appoggiate da Turchia, Nazioni Unite e NATO -, il figlio de “Il Colonnello” è tornato a rompere il silenzio, criticando le nuove normative decise per regolare la prossima sessione di voto: “Dopo che il processo elettorale è stato interrotto per motivi noti a tutti, definiti di forza maggiore, la cosiddetta norma costituzionale è apparsa all’improvviso: il destino del popolo libico e il futuro delle generazioni sono stati ipotecati su di essa, in quanto i punti controversi sono stati utilizzati per impedire ai militari e ai civili con doppia cittadinanza di candidarsi, allo scopo di escludere alcuni individui”.

In particolare Saif Gheddafi ha fatto espresso riferimento a Khalifa Haftar, il generale dell’esercito nazionale di liberazione libico che controlla gran parte del Paese (tranne Tripoli). Secondo il figlio dell'”Imam di tutti i musulmani”, queste regole sarebbero l’ennesima strategia sottile messa in atto per osteggiare la votazione in Libia: “I punti controversi della norma costituzionale non sono altro che una giustificazione per l’aborto del processo elettorale da parte dei leader della scena politica che hanno accettato di annullare le elezioni e di “confiscare” la volontà di cinque milioni di libici, per ridurla al volere di cinque persone”.

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Libia, gli interessi economici stranieri e la potente mano sovranazionale

L’essenza ultima del problema, secondo Gheddafi figlio, sarebbe in realtà il desiderio di conquista del suo Paese da parte delle potenze straniere, nonché l’avidità per le risorse della Libia: “Il conflitto non è tra nazionalità, razze, religioni (sette all’interno della società) ma risiede nei contendenti per la spartizione del potere e delle ricchezze, poiché sono loro la causa del peggioramento della situazione nel Paese”. Sicuramente – e almeno in parte – vero, visto che da quando Gheddafi padre fu eliminato nel 2011 – con la complicità della triade SarkozyObamaClinton e con il “voltafaccia” di parte del governo italiano -, il Paese è rimasto in totale balia di forze economiche estere e multinazionali petrolifere, il tutto mentre quasi sei milioni di libici sono stati costretti a vivere nell’incertezza e nell’instabilità.

Saif Gheddafi, ora, chiede soltanto il minimo: che l’avvenire della Libia, cioè, torni nelle mani del suo popolo, attraverso elezioni aperte che liberino definitivamente il Paese dalle “grinfie” di questi potenti interessi stranieri. E la sua voce, soprattutto, pare rappresentare senza dubbio l’unica speranza per una terra afflitta da decenni di conflitti e interferenze esterne.

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Fonti online:

ByoBlu (testata giornalistica ed emittente televisiva nazionale; articolo di Michele Crudelini del 28 dicembre 2022), Wikipedia, Le Point, La Stampa, archivio di luglio 2021 del The New York Times, La Repubblica, Agenzia NOVA, Famiglia Cristiana, Dagospia.com, archivio di ottobre 2021 di AP NEWS.

Canali YouTube: TG2000, Reuters.

Antonio Quarta

Redazione Il Corriere Nazionale

Corriere di Puglia e Lucania

Note di riferimento:

  1. Molti sospettano che il ritardo della chiamata alle urne sia stato causato – in modo velato – dalla paura dell’Occidente di una più che probabile vittoria di Gheddafi figlio, momentaneamente in vantaggio nei sondaggi.

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