Oggi tra le pagine del ‘Il Corriere Nazionale’ incontriamo Luca Giribone autore del romanzo “Selene

Libri & letture consigliate

Di

Stefania P. Nosnan

Storia di follia, d’amore e di spettri”

Ci parli del suo nuovo libro:

“Selene. Storia di follia, d’amore e di spettri” ha rappresentato per me un’avventura emozionante e scioccante insieme. La ricerca storica che è scaturita dall’incontro con un luogo straordinario come l’ex manicomio di Quarto dei Mille a Genova mi ha messo di fronte allo stesso tempo a un capolavoro di architettura, a un epicentro di sofferenza umana e all’enorme occasione di riscatto che la battaglia condotta in primis da Bruno Orsini e Lamberto Cavallin, unitamente poi al loro comune amico Franco Basaglia, ha rappresentato. Rendere narrativo un simile patrimonio con l’aiuto di una storia d’amore struggente e di una caccia ai fantasmi dal respiro gotico, è stato quasi naturale.

Quali sono le influenze che la società odierna può riversare nella scrittura?

La tecnologia, gli eventi storici, le istanze sociali modificano il tessuto stesso della scrittura. È difficile immaginare un romanzo che possa non tenere conto della concreta quotidianità e di ciò che la influenza, con tutte le ricadute sul sentire comune. Pensiamo a questi anni che ci stanno mettendo di fronte a una pandemia globale, a un’allarmante crisi climatica, a una situazione economica confusa e instabile e a una guerra. Nemmeno chi scrive Fantasy può ignorare che i pensieri e l’emotività di lettrici e lettori è condizionata, alla base, da temi così forti. Lo stesso vale per le speranze e le utopie che si possano profilare all’orizzonte, e che in questo momento purtroppo sembrano latitare.

Quali sono le difficoltà che ha incontrato durante il suo percorso di scrittura?

Il mercato editoriale italiano soffre di parecchi mali. Non ho l’arroganza di pensare di poterli riassumere in maniera esaustiva e incontestabile, ma posso portare l’esperienza personale rappresentata da quelli che mi hanno toccato da vicino. In Italia si scrive sempre di più, e non ho nulla in contrario, anzi, ma come sappiamo si legge poco, e questo impoverisce la macchina intera. Si privilegiano, per moda o per marketing, titoli e autori stranieri, mentre lo scouting di nuovi talenti italiani (e ce ne sono molti) è piuttosto fiacco, per motivazioni varie e complesse che naturalmente non consentono di puntare il dito contro un soggetto specifico del panorama letterario, gesto che sarebbe in ogni caso sterile. Oltre al legame con la propria casa editrice e al gioco di squadra (e in tal senso mi ritengo molto fortunato), la promozione di un romanzo ricade in misura considerevole sull’autore/autrice. Social, firmacopie in libreria, fiere ed eventi, sono un impegno non indifferente da portare avanti, ma anche gli strumenti più efficaci.

Quali sono, nella letteratura, i suoi punti di riferimento?

Moltissimi, diversi e spesso lontani dai generi specifici che ho scelto per le mie storie. Da Borges a Pirandello, dalla Atwood ad Asimov, a Dick, Bradbury, King, Barker, da Dino Buzzati a Nabokov, dalla Di Pietrantonio a Philip Roth, passando per Suskind, per Valérie Perrin, Palahniuk, Easton Ellis, la Audrain, senza confini di genere e di epoca, e potrei continuare all’infinito.

Ha dei riti prima di iniziare a scrivere un nuovo libro?

Più che di riti parlerei di metodo. Riempio quaderni interi di schemi, tracce, dal canovaccio generico allo schema specifico dei capitoli. Sono innamorato della carta ed essendo disordinato, ho un bisogno viscerale di mettere ordine fisico alla narrazione, prima di iniziare a intraprenderla.

Prossimi progetti?

Le idee sono tante, ma l’impegno concreto al momento si sta concentrando su un ambizioso Fantasy-Gotico a sfondo storico, pensato per un pubblico molto vasto, che include fasce d’età e di gusti letterari a me non così familiari (in primis il target preadolescenziale), ma che mi stanno dedicando sempre più attenzione e fiducia. Per questo sono loro molto grato e spero di non deludere.

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