La strategia anti-incidenti del Comune di Roma

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L’assessore comunale alla Mobilità, Eugenio Patanè illustra all’AGI alcune delle misure previste: “L’impulso al trasporto pubblico, alla sharing mobility, alla mobilità ciclabile e pedonale con la realizzazione di 69 isole ambientali e Zone 30 e un centinaio di strade scolastiche”
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AGI – Ci sono incroci stradali sulla viabilità secondaria della capitale che sono dei veri e propri passaggi critici per la sicurezza stradale, sono i cosiddetti ‘black point’, vale a dire aree dove l’incidentalità stradale è particolarmente elevata. Ne sono stati individuati già 175. E su questi punti si è acceso da qualche mese il faro del Campidoglio, nel tentativo di porre rimedio al pericolo che ogni giorno corrono pedoni e conducenti di mezzi a due o quattro ruote.
Le Zone 30 diventano una parte di questa strategia, insieme alle prime risorse per affrontare appunto l’emergenza black-point. Sono diverse – dichiara l’assessore comunale ala Mobilità, Eugenio Patanè – le strategie che vengono messe in campo “per trasformare una città autocentrica come Roma in città intermodale e sostenibile, a cominciare dalle misure di disincentivo al traffico veicolare privato come la nuova ‘Fascia Verde’. E poi, impulso al trasporto pubblico, alla sharing mobility, alla mobilità ciclabile e pedonale con la realizzazione di 69 isole ambientali e Zone 30 e un centinaio di strade scolastiche”.

Patanè da tempo va ripetendo che è una priorità il miglioramento della sicurezza stradale a Roma. L’assessore dichiara all’AGI che sulla sicurezza stradale “abbiamo l’obiettivo di ridurre la quantità di incidenti e soprattutto la gravità. Per farlo serviranno regole chiare che tengano conto della complessa viabilità romana: sulle strade di quella secondaria dovremmo arrivare ad avere limiti di velocità a 30 chilometri orari quasi ovunque, mentre sulle grandi arterie la manutenzione stradale, il ripensamento degli incroci e delle intersezioni più pericolose dovranno garantire la messa in sicurezza dell’infrastruttura”.

“Per questo abbiamo già stanziato le risorse per intervenire sui primi 10 black point, incroci o punti dove avvengono gli incidenti più gravi, ed entro la fine del 2023 interverremo, grazie a un accordo quadro, sui primi 75. Quanto alla viabilità secondaria, stiamo lavorando per realizzare 69 isole ambientali e di oltre cento strade scolastiche: sono in corso le operazioni di revisione finale degli studi di fattibilità relativi all’elenco dei primi 79 istituti. L’obiettivo è realizzare pezzi di città con isole pedonali, zone 30 e piste ciclabili perchè l’obiettivo è ripensare completamente la viabilità secondaria, riducendo di molto la velocità che spesso è la causa della gravità degli incidenti”.

E non è stato quindi casuale il fatto che lo scorso luglio Patanè con il sindaco Roberto Gualtieri e l’assessore ai Lavori pubblici, Ornella Segnalini, abbia incontrato Jean Todt, il delegato Onu per la sicurezza stradale, ribadendogli l’impegno di Roma nell’ottica del programma ‘Vison Zero’ finalizzato al traguardo di azzerare entro il 2050 le vittime di incidenti stradali, passando per intanto per una riduzione del 20 per cento del numero di morti e feriti già entro il 2025 per poi arrivare al 50 per cento entro un decennio.

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Come procedere verso la riduzione del numero di incidenti, e soprattutto ridurne la gravità?

Da tempo Patanè sostiene che se si vuole ottenere quell’obiettivo entro la fine di questa legislatura capitolina è necessario disporre di regole ben definite considerino una viabilità complessa come quella della Capitale. Ecco quindi l’esigenza di arrivare ad avere le ‘zone 30′ sulle strade di viabilità secondaria, mentre sulle grandi arterie grazie alle risorse finanziarie in vista dell’Anno Santo del 2025 la manutenzione stradale consentirà il rifacimento di centinaia di chilometri di strade, il ridisegno degli incroci e delle intersezioni considerati più pericolosi, garantendo cosi’ quella che l’assessore definisce ‘messa in sicurezza dell’infrastruttura’, cioè l’insieme della viabilità di Roma, città dove si registrano diverse decine di incidenti al giorno e (dato 2021) un tasso di mortalità del 4,4 per centomila abitanti.

E da qui è appunto già derivato lo stanziamento di risorse per intervenire sui primi 10 incroci o punti dove maggiormente si registrano incidenti gravi. I black-point sono per lo piu’ sulle strade a scorrimento veloce, come la Cristoforo Colombo, via Nomentana, via Casilina, ma ci sono intersezioni stradali molto pericolose sulle strade che rientrano nella viabilità secondaria.

Nel tempo, Roma Servizi per la Mobilità ha analizzato 30mila incidenti avvenuti negli ultimi dieci anni, classificandoli in base ad alcuni parametri come ad esempio il costo sociale dell’incidente, il numero di sinistri, la gravità e il flusso di traffico nella zona. Nel cosiddetto costo sociale di un incidente rientrano i danni alle persone, i costi amministrativi per l’istruzione delle pratiche, i costi riportati alle infrastrutture ed i danni provocati ai mezzi interessati.

I primi interventi

Sono state stanziate le risorse per intervenire sui primi 10 cosiddetti black point, incroci pericolosi dove si sono verificati più incidenti. Di punti molto vritivi ne sono stati individuati 175. Gli interventi relativi al primo lotto, che dovrà essere completato entro il primo trimestre del 2023 sono molteplici.

  • Intersezione tra via Cristoforo Colombo e via Canale della Lingua, nel X municipio (in quel punto ad esempio, in 10 anni, si sono verificati 170 incidenti con 196 feriti. Lì il costo sociale medio annuo, è stato stimato in 800mila euro);
  • L’incrocio tra via Cardinal Pacca e via del Casal di San Pio V, nel municipio XIII;
  • Le 5 intersezioni che si trovano tra via Nomentana e via del Casale di San Basilio; l’incrocio tra la Nomentana e via Lazzaro Spallanzani, all’altezza di Villa Torlonia.
  • È invece interamente dedicato a 4 black points presenti sulla Cristoforo Colombo e si trovano all’incrocio del viale con “piazzale 25 marzo 1957” (Eur); ed ancora all’intersezione con via Pindaro all’Infernetto, con via Federici e via Padre Semeria alla Garbatella e con piazzale dell’Agricoltura, sempre all’Eur.

Roma Capitale ha ottenuto fondi pari a 3,5 milioni di euro per la progettazione di 69 isole ambientali e zone 30, previste da PGTU e PUMS, sulle quali Roma Servizi per la Mobilità ha completato gli studi di fattibilità individuando perimetro, porte di accesso e principali poli attrattori locali interni. Oltre alle 69, sono iniziati, e in alcuni casi quasi ultimati, i lavori per altre isole ambientali e Zone 30: Casal Bertone, Quadraro, Terme Deciane e viale Ratto delle Sabine. Stanno invece per essere avviati i lavori per le zone 30 di Largo dei Ravennati e di Largo Millesimo.

“Sulla sicurezza stradale – dichiara a più riprese Patanè – abbiamo l’obiettivo di ridurre la quantità di incidenti e soprattutto la gravità. Per farlo serviranno regole chiare che tengano conto della complessa viabilità romana: sulle strade di viabilità secondaria dovremmo arrivare ad avere limiti di velocità a 30 chilometri orari quasi ovunque, mentre sulle grandi arterie la manutenzione stradale, il ripensamento degli incroci e delle intersezioni più pericolose dovranno garantire la messa in sicurezza dell’infrastruttura. Per questo abbiamo già stanziato le risorse per intervenire sui primi 10 black point, incroci o punti dove avvengono gli incidenti più gravi, ed entro la fine del 2023 interverremo grazie a un accordo quadro sui primi 75″.

Quanto alla viabilità secondaria, “stiamo lavorando per realizzare 69 isole ambientali e di oltre cento strade scolastiche: sono in corso le operazioni di revisione finale degli studi di fattibilità relativi all’elenco dei primi 79 istituti. L’obiettivo è realizzare pezzi di città con isole pedonali, zone 30 e piste ciclabili perchè l’obiettivo è ripensare completamente la viabilità secondaria, riducendo di molto la velocità che spesso è la causa della gravità degli incidenti”.

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