A Davos il piano green dell’Europa contro Usa e Cina

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Ursula von der Leyen al forum economico lancia il programma “per rendere l’Europa la patria della tecnologia pulita e dell’innovazione industriale sulla rotta dell’azzeramento delle emissioni”

di Brahim Maarad

© Fabrice COFFRINI / AFP
– Ursula von der Leyen

 

AGI – L’Unione europea ha il suo piano contro la legge americana anti-inflazione, “che pone serie preoccupazioni”, e contro la prepotenza industriale cinese e “le sue pratiche sleali”. È il Piano industriale del Green deal e lo ha annunciato la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, al Forum economico di Davos.

“È il nostro piano per rendere l’Europa la patria della tecnologia pulita e dell’innovazione industriale sulla rotta dell’azzeramento delle emissioni. Coprirà quattro pilastri chiave: il contesto normativo, il finanziamento, le competenze e il commercio“, ha spiegato. In sintesi: con il contesto normativo l’esecutivo europeo vorrebbe favorire condizioni migliori per le industrie del settore, dal solare alle pompe di calore all’idrogeno; i finanziamenti riguarderanno sostanzialmente due filoni, l’allentamento delle regole per gli aiuti di Stati e l’apertura – entro fine anno- di un fondo europeo per la sovranità; le competenze serviranno per evitare la delocalizzazione e il commercio avrà come politica quella di avvicinare di più i partner con nuovi accordi, da un lato, e dall’altro “usare tutti i mezzi a disposizione per limitare le pratiche sleali della Cina”.

“Per mantenere l’attrattività dell’industria europea è necessario essere competitivi con le offerte e gli incentivi attualmente disponibili al di fuori dell’Ue. Per questo proporremo di adeguare temporaneamente le nostre norme sugli aiuti di Stato per velocizzarle e semplificarle. Calcoli più facili. Procedure più semplici. Approvazioni accelerate. Ad esempio, con semplici modelli di agevolazioni fiscali”, ha evidenziato von der Leyen.

Ma intervenire solo sugli aiuti di Stato non sarà sufficiente e, soprattutto, scontenta i Paesi che hanno poco margine fiscale (gli aiuti sono pur sempre debito statale). La stessa von der Leyen li ha definiti “mezzi limitati che solo pochi Stati possono utilizzare”. “Per evitare un effetto di frammentazione sul mercato unico e per sostenere la transizione alle tecnologie pulite in tutta l’Unione, dobbiamo anche intensificare i finanziamenti dell’Ue. Per il medio termine, prepareremo un Fondo di sovranità europeo nell’ambito della revisione intermedia del nostro bilancio entro la fine dell’anno”, ha annunciato confermando le anticipazioni.

“Ciò fornirà una soluzione strutturale per aumentare le risorse disponibili per la ricerca a monte, l’innovazione e i progetti industriali strategici fondamentali per raggiungere lo zero netto. Ma poiché ciò richiederà del tempo, esamineremo una soluzione ponte per fornire un supporto rapido e mirato dove è più necessario. E per riuscirci stiamo attualmente lavorando duramente a una valutazione delle esigenze”, è il secondo annuncio. Lasciando l’Ue, “laddove il commercio non è equo, dobbiamo rispondere in modo più deciso.

La Cina ha fatto del potenziamento dell’innovazione e della produzione di tecnologie pulite una priorità chiave nel suo piano quinquennale. Domina la produzione globale in settori come i veicoli elettrici oi pannelli solari, essenziali per la transizione. Ma la concorrenza sul net-zero deve basarsi su condizioni di parità”, ha intimato la leader dell’esecutivo comunitario.

“La Cina ha incoraggiato apertamente le aziende ad alta intensità energetica in Europa e altrove a delocalizzare tutta o parte della loro produzione. Lo fanno con la promessa di energia a buon mercato, basso costo del lavoro e un ambiente normativo più indulgente. Allo stesso tempo, la Cina sovvenziona pesantemente la sua industria e limita l’accesso al suo mercato per le aziende dell’Ue.

Avremo ancora bisogno di lavorare e commerciare con la Cina, soprattutto quando si tratta di questa transizione. Quindi dobbiamo concentrarci sulla riduzione del rischio piuttosto che sul disaccoppiamento. Ciò significa utilizzare tutti i nostri strumenti per far fronte alle pratiche sleali, compreso il nuovo regolamento sulle sovvenzioni estere. Non esiteremo ad aprire indagini se riteniamo che i nostri approvvigionamenti o altri mercati siano distorti da tali sovvenzioni”, ha minacciato.

Sugli aiuti di Stato è intervenuto da Bruxelles anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti: “Come Italia vorremmo sottolineare che il semplice allentamento delle regole degli aiuti di Stato non è una soluzione perché sarebbe sproporzionato avvantaggiare gli Stati membri che godono di un margine di bilancio più ampio, aggravando così le divergenze economiche all’interno dell’Unione e la conseguente frammentazione del mercato interno”, ha detto alla riunione dell’Ecofin.

“Va bene rispondere all’Ira ma attenzione a fare autogol in Europa, servono regole comuni. Dovremmo stare attenti a non replicare all’interno della Ue le stesse dinamiche di agguerrita competizione che l’Ira ha determinato tra Usa ed Europa. Vorrei anche ricordare che abbiamo progetti comuni, come gli Ipcei che sono la dimostrazione dell’importanza di percorsi di sviluppo europeo per l’industria dell’innovazione tecnologica. Grazie anche agli effetti di ricaduta, tutti gli Stati membri beneficerebbero direttamente o indirettamente di questi fondi. Potremmo sfruttare l’efficacia di strumenti comuni come Next Generation Eu e Sure, che possono essere replicati con successo nel contesto dell’attuale crisi”, ha evidenziato.

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